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Robert De Niro: Stefania Grassi, autrice italiana, lo accusa di plagio, lui nega

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La giovane filmmaker mandò una sua sceneggiatura all'attore ma il legale di De Niro smentisce.

Robert De Niro: Stefania Grassi, autrice italiana, lo accusa di plagio, lui nega

E' una storia che ha dell'incredibile quella di Stefania Grassi, sa un po' di Davide contro Golia, gira già da un po' e se torniamo a parlarne in questi giorni è perché i legali di Robert De Niro si sono fatti sentire. I fatti risalgono a più di un anno fa quando la giovane autrice, grande fan dell'attore, fece avere una sceneggiatura intitolata L'uomo in frac, a De Niro, il cui protagonista, Giosué Calliardo, aveva scritto proprio per lui. L'intermediario fu Danilo Mezzetti, in arte Mattei, caratterista amico di De Niro e suo sedicente agente italiano, che ha intascato da Grassi 6000 dollari senza a quanto pare arrivare a niente. In seguito, Grassi sostiene di aver inviato la sceneggiatura al legale dell'attore, Peter Grant (che le spiegò che Mezzetti non aveva alcuna autorità di rappresentante dell'attore) e al suo agente, Jonathan Liebesman, che le scrisse che De Niro non intendeva proseguire col progetto.

Dopo cinque anni di lavoro e di attese, però, le brutte sorprese non erano finite. Dopo aver visto il trailer del cortometraggio Ellis, filmato nell'ex ospedale degli immigrati ad Ellis Island, diretto dall'artista JR e scritto da Eric Roth, Stefania Grassi si convince di aver subito una vera e propria truffa, perché nella caratterizzazione del personaggio, nell'inizio e nella fine, nelle battute, trova una somiglianza impressionante con quello che lei aveva scritto e fatto avere a De Niro. Tanto da indurla a raccogliere prove e a diffidare gli autori dal proiettare il corto, programmato al New York Film Festival. Non solo, per dimostrare la veridicità di quanto sostiene, ha anche fatto un breve montaggio, reso pubblico su youtube, in cui mette a confronto il suo lavoro e quello di Roth nelle parti incriminate.

Robert De Niro, tramite il suo avvocato ha adesso risposto alle accuse in questo modo:

“L'idea che il due volte premio Oscar Robert De Niro abbia passato al premio Oscar Eric Roth una sceneggiatura di una sconosciuta autrice italiana perché il signor Roth la usasse per scrivere il corto di 14 minuti Ellis, su Ellis Island e l'esperienza dei primi emigrati, non è solo ridicola, è diffamatoria. L'ufficio del signor De Niro non accetta copioni, e anche se qualcuno gli dà una sceneggiatura direttamente o tramite un amico, il materiale viene in seguito mandato al suo agente. Il signor De Niro non ha mai letto alcuna sceneggiatura di questa scrittrice sconosciuta e non ha mai passato niente del genere al signor Roth. Per quanto riguarda Ellis, l'artista francese JR ha avvicinato il socio del signor De Niro, Jane Rosenthal, riguardo al progetto, lei ha organizzato la collaborazione tra lui e il signor Roth e strada facendo il signor De Niro si è offerto a titolo gratuito perché credeva fortemente nel progetto e nel lavoro di JR".

La cosa singolare in tutto questo, su cui non prendiamo posizione non avendo abbastanza elementi per giudicare, è che nel 2009 un'altra italiana, Adriana Pichini, accusò di plagio Eric Roth per Il curioso caso di Benjamin Button. Comunque sia, va detto che l'arrogante legalese dell'avvocato del "signor De Niro" e il suo continuo sottolineare il fatto che l'autrice sia sconosciuta, mentre i suoi clienti sono premi Oscar, ci ha ricordato il famigerato "lei non sa chi sono io". Come se non fossero quasi sempre i grandi e potenti a calpestare i piccoli sconosciuti.

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