Re per una notte

Titolo originale: The King of Comedy

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Rupert Pupkin, aspirante divo, passa la sua vita a preparare spettacoli che sogna di poter interpretare, prima o poi, alla televisione. Un giorno riesce a salire sulla macchina del suo idolo, Jerry Langford e gli chiede di poter partecipare al suo show. Langford, per liberarsene, lo invita a telefonargli in ufficio. Da quel momento, per Rupert, è tutto fatto, e comincia così il suo assedio a Langford, ovviamente senza alcun esito. Dopo aver subìto, alla presenza della ragazza che lui corteggia, l'ultima umiliante disillusione, Rupert cambia tattica. Con l'aiuto di Masha, un'altra "fan" di Jerry un po' squilibrata, rapisce il divo e chiede alla casa di produzione, in cambio di Langford, dieci minuti di esibizione. Il piano riesce, anche se, quando termina lo show, Pupkin viene subito arrestato. Ma il successo personale ottenuto, il grande clamore dell'avvenimento e l'abile sfruttamento della situazione da parte dei mass-media tengono desto l'interesse per l'ingenuo Rupert anche quando questi si trova dietro le sbarre. Così quando Rupert, dopo aver scontata la pena, uscirà di prigione troverà ad attenderlo tutti i riflettori puntati su di lui.

  • SCENEGGIATURA: Paul D. Zimmerman
  • FOTOGRAFIA: Fred Schuler
  • MONTAGGIO: Thelma Schoonmaker
  • MUSICHE: Robbie Robertson
  • PRODUZIONE: Embassy International Pictures, Twentieth Century Fox Film Corporation
  • DISTRIBUZIONE: CIDIF (1983) - VIDEOPIU' ENTERTAINMENT, MULTIVISION
  • PAESE: USA
  • DURATA: 109 Min
  • FORMATO: 35 MM, TECHNICOLOR


CRITICA DI RE PER UNA NOTTE:

"'Re per una notte' è una parabola sulle mitizzazioni che il mezzo televisivo impone, determinandola, alla nostra società, portata con i toni della satira che graffia e fa riflettere. Da una parte c'è il divo, quello vero, annoiato e quasi disgustato dal suo stesso successo, che sapendo di non potersene sbarazzare (e forse, in fondo, non volendone far a meno) cerca di recuperare una parte di vita che sia tutta sua; dall'altra c'è l'aspirante divo, mosso verso l'inseguimento di questo mito più per trovarvi una conferma alla propria personalità mortificata dalla situazione in cui si trova a vivere che dalla brama dell'applauso in sé; e c'è, infine, il 'media' che 'fiuta' e impone i suoi canoni: non importa in fondo che Pupkin sia o meno un grande artista, ma l'opinione che intorno a lui s'è mossa, ed allora vale la pena di sfruttare questa opinione. In questo circolo che si chiude, però, c'è un qualcosa che non torna: perché Rupert continua a far compassione, anche nel successo? La domanda è quella che tutto il film pone, alla fine di una vicenda amara, dove il 'lieto fine' è solo apparenza di una storia dalla quale, in fondo, ad uscire sconfitta è tutta l'immagine della società. Il film è girato con molta cura, ma quello che spicca sono le magistrali interpretazioni dei protagonisti, De Niro e Lewis, che conferiscono alla pellicola la credibilità necessaria perché possa concretamente far pensare." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 95, 1983)

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