Quel cattivo ragazzo di Jack Nicholson: gli 80 incredibili anni di un grande ribelle

-
1071
Quel cattivo ragazzo di Jack Nicholson: gli 80 incredibili anni di un grande ribelle

Cosa cosa si può dire di nuovo del divino Jack Nicholson che non sia già stato detto? Provateci un po' voi a spiegare ai ragazzi di oggi chi è questo bolso signore neo ottantenne che porta giorno e notte gli occhiali da sole (e come indossa lui i Ray-Ban, signori, mai nessuno). Eppure, l'uomo che ha alle spalle una carriera praticamente perfetta lunga oltre cinquant'anni è sicuramente, dopo la scomparsa del suo grande amico e vicino di casa Marlon Brando, il più grande attore vivente. Rispetto a lui, anche se può sembrare un'eresia, ha anche qualcosa in più: è infatti difficile, se non impossibile, trovare un titolo sbagliato nella sua filmografia. Il grande Jack non ha mai svenduto il suo talento e ha resistito alla tentazione di rendersi ridicolo davanti alla macchina da presa accettando particine solo alimentari.

Quando poi si è reso conto che Hollywood era ridotta a una macchinetta sforna prodotti per adolescenti e che per il cinema che lui faceva non c'era più posto, nel 2010 è andato in pensione. E così, mentre Harrison Ford a 74 anni si prepara a un nuovo sequel di Indiana Jones e non si è fatto scrupolo di indossare nuovamente i panni giovanili di Rick Deckard e Han Solo, lui a 73 anni, con ineffabile nonchalance ha appeso al chiodo il sorriso affascinante e lo sguardo mefistofelico, sotto quelle sopracciglia così espressive e incredibilmente arcuate. Di recente si è parlato di un suo ritorno in scena per il remake di Vi presento Toni Erdmann, un personaggio perfetto per lui che lo renderebbe sicuramente indimenticabile, ma non c'è stata nessuna conferma ufficiale.

Non può certo scendere sotto i suoi alti standard qualitativi l'uomo che ha dominato con il suo immenso talento e la sua incredibile personalità il cinema americano di qualità dalla fine degli anni Sessanta fino almeno al 2006, con la sua splendida performance dello spietato boss irlandese in The Departed di Martin Scorsese. Noi, che abbiamo la fortuna di avere una certa età (in certi casi è davvero una fortuna), abbiamo visto i suoi film sul grande schermo, a partire dai tardi anni Settanta, nei cinema d'essai romani e nelle rassegne dei circoli cinefili toscani: in opere come Easy Rider, Il re dei Giardini di Marvin, Cinque pezzi facili, Conoscenza carnale, L'ultima corvè e Chinatown ci tolse letteralmente il fiato con la sua intensità, il fascino, l'ironia, l'aria cinica e stanca, la sua magnetica presenza. Lo stesso per i suoi western, da quelli firmato da Monte Hellman a Missouri e Verso il Sud, da lui anche diretto. Nessuno come lui ha incarnato con tanta potenza e precisione lo spirito del tempo:fu subito l'icona perfetta e duratura della controcultura, più ancora (forse anche per maggior resistenza agli stravizi) degli amici Peter Fonda e Dennis Hopper.

Come si conveniva al clown della classe, la sua carriera attoriale era partita in sordina, alla Factory di Roger Corman, con bizzarri cammei  come il cliente masochista di The Little Shop of Horrors e piccoli ruoli da giovane amoroso accanto alle grande icone dell'horror Peter Lorre, Vincent Price e Boris Karloff in film come i godibilissimi I maghi del terrore e La vergine di cera. Nel 1975 il suo esplosivo talento rende iconico il ruolo di McMurphy nel capolavoro di Milos Forman Qualcuno volò sul nido del cuculo. Doppiato in Italia (benissimo) da Giancarlo Giannini, mette a frutto le sue doti da buffone e mattatore in un'interpretazione fisica, completa, ipercinetica, in cui l'affetto per un personaggio tanto vitale, umano e ribelle finisce per spezzare, alla fine, il cuore dello spettatore. È il suo primo trionfale Oscar (in tutto ne avrà 3, gli altri per Voglia di tenerezza e Qualcosa è cambiato, su un totale di 12 candidature) ed è forse la fase più esaltante di una carriera che continua a crescere e a variare.

Nicholson resta sempre su alti livelli artistici nonostante le cattive abitudini nella vita privata e i tradimenti alla paziente compagna di tanti anni, Anjelica Huston. È in casa sua che avviene la violenza per cui l'amico Roman Polanski, a cui è molto vicino dopo il massacro della moglie e dei suoi amici compiuto dalla Manson Family, rischia ancora oggi il carcere. Nel 1980 un'altra apoteosi è l'interpretazione del suo primo vero villain (forse per quell'aria così diabolica sembra che ne abbia fatti molti di più, ma in realtà sono pochi). In Shining di Stanley Kubrick dà vita a una performance tanto vera da apparire inquietante: ogni aspirante attore dovrebbe guardarla più e più volte per studiarne i tempi perfetti e l'assoluta padronanza del personaggio in tutte le sue sfumature di paura, angoscia, violenza e possessione. Non ci sono abbastanza parole per descrivere la grandezza del suo Jack Torrance.

La sua intelligenza di attore è inoltre tale che dopo personaggi tanto forti e caratterizzati non si lascia rinchiudere in cliché e non ripete mai due volte la stessa performance, per quanto facile sarebbe. Certo, ne Le streghe di Eastwick è addirittura il diavolo e questo gli permette di gigioneggiare, così come la parte del licantropo in Wolf o quella del Joker in Batman. Ma in questi casi sono i film in questione a richiederlo e per questo i personaggi non diventano caricature ma al contrario li arricchiscono. Nella sua lunga carriera i film drammatici e seri si alternano alle commedie satiriche (in Mars Attacks! ricopre addirittura con grande godimento un doppio e diversissimo ruolo), e la sua accuratezza nel ritrarre i personaggi è spesso tale da sembrare quasi esoterica, che questi siano il colonnello Jessup di Codice d'onore o l'astronaura in pensione Garrett Headlove del tearjerker Voglia di tenerezza.

Non è possibile riassumere una carriera tanto brillante e un personaggio così esuberante in un unico articolo e per questo vi regaliamo una lunga photogallery con alcuni dei suoi mille volti, che siamo sicuri vi farà venire voglia di rivedere molti di quei film. A noi che nei decenni lo abbiamo visto magro e sexy, seducente e sfacciato, introverso e timido, minaccioso e disarmante, ingrassato e trasformato dal trucco e dall'età, che lo abbiamo amato e ancora lo amiamo, piacerebbe comunicargli, con la pura forza del pensiero collettivo di chi condivide questa ammirazione e questo amore, la nostra felicità nel saperlo arrivato a questo traguardo e la gratitudine che proviamo nei suoi confronti per le forti e tantissime emozioni che ha regalato al nostro cuore di appassionati di cinema.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento
Lascia un Commento