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Chi ha incastrato Roger Rabbit compie 30 anni: perché è una pietra miliare

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Il film di Robert Zemeckis e Richard Williams rivoluzionò Hollywood e rilanciò l'animazione.

Chi ha incastrato Roger Rabbit compie 30 anni: perché è una pietra miliare

Su Chi ha incastrato Roger Rabbit, uscito negli States il 22 giugno del 1988 e da noi a Natale, si potrebbe scrivere un trattato. A 30 anni di distanza il mastodontico film di Robert Zemeckis e Richard Williams non solo non è invecchiato, ma vive sempre sottotraccia nella produzione americana dei blockbuster. Per questa ragione dividiamo quest'articolo sulle sue due principali influenze: sul cinema hollywoodiano in generale e sull'animazione in particolare.

Roger Rabbit e il blockbuster contemporaneo

Sicuramente qualche cinefilo vi farà notare, con un po' di pedanteria, che miscelare riprese dal vero con l'animazione nel 1988 non aveva nulla di rivoluzionario. Probabilmente vi citerà le sequenze di questo tipo in Mary Poppins o Pomi d'ottone e manici di scopa. Ha ragione. Anzi, possiamo andare anche indietro: al 1944 con I Tre Caballeros, per rimanere in ambito Disney, o ancora più indietro al muto e al bianco e nero della serie Out of the Inkwell dei fratelli Fleischer (1918-1929).

Ciò che Robert Zemeckis però ottenne, benedetto dal successo di Ritorno al futuro e dalla produzione di Steven Spielberg, fu non farsi influenzare dall'effetto nella costruzione del film, ribaltando la gerarchia tra regia e postproduzione. Confusi? Spieghiamoci meglio. In molti degli esempi citati in precedenza, la ripresa dal vero veniva realizzata minimizzando le difficoltà degli artisti che si sarebbero poi occupati delle animazioni. Questo si traduceva in: inquadrature fisse e stabili senza movimenti di macchina sensibili (e nel caso ci fossero, rigidi); illuminazione diffusa, uniforme e "smarmellata" (per dirla alla Boris); interazione limitata tra personaggi umani e animati, e tra personaggi animati e oggetti reali, con disposizione degli elementi nella scena a "distanza di sicurezza". Non che le soluzioni a questi problemi non si conoscessero, a maggior ragione dopo i passi avanti compiuti da due precedenti pietre miliari tecniche: Guerre stellari (1977) e Tron (1982).



Affrontare tuttavia queste sfide per un intero lungometraggio comportava un aumento esponenziale di complessità e quindi budget. Muovendo la macchina da presa in modo irregolare o in profondità si constringevano gli animatori a correggere la prospettiva e la collocazione dei personaggi animati fotogramma per fotogramma; luci elaborate costringevano i tecnici e gli artisti a creare gradienti di colore sulle animazioni, per integrarle correttamente nell'illuminazione dell'ambiente; un'interazione estesa tra realtà e animazioni implicava infine sul set effetti fisici gestiti da burattinai per spostare le suppellettili, e in postproduzione un lavoro esteso di mascherini per adattare millimetricamente i disegni alle persone o alle cose con cui interagivano.

Zemeckis lo sapeva e identificò proprio in questa sfida epica la vera rivoluzione: per far credere allo spettatore che il sortilegio cinematografico fosse realtà, il film doveva rimanere un film, non irrigidirsi per semplificarsi la vita. Bisogna aggiungere che tutto questo fu ottenuto senz'alcun ausilio digitale (anche se in rete erroneamente lo si ritiene). Chi ha incastrato Roger Rabbit fu infatti il canto del cigno dell'analogico, dell'effetto ottico e chimico, della fatica manuale: parte dal vero girata in pellicola, cartoon animato e colorato a mano, fotomontaggio ottenuto sempre in pellicola tramite stampante ottica o Truka.

Hollywood non sarebbe stata più la stessa. Con un costo record per l'epoca di 70 milioni di dollari (corrispondenti più o meno a 147 attuali), Zemeckis per la prima volta fuse sul serio un blockbuster dal vero e un blockbuster animato, entrambi realizzati al massimo della qualità e allo stesso livello. Sarebbe ingenuo pensare che gli epigoni di questo film siano solo opere come Space Jam, Looney Tunes Back in Action o Cool World. Tutto il cinema hollywoodiano dei blockbuster attuali capitalizza sulla sperimentazione tecnica e organizzativa di Roger: pensate a un Avengers Infinity War, a quanti elementi in un'inquadatura siano reali e quanti realizzati in post-produzione e/o animati. La differenza è di natura estetica e linguistica: mentre Chi ha incastrato Roger Rabbit non pretendeva di spacciare i personaggi animati come reali, nelle grandi produzioni attuali la CGI è usata per animare vere simulazioni di vita. E' un'enorme differenza concettuale, però tecnicamente e produttivamente il discorso è identico. Certo, a volte oggi mancano attori come Bob Hoskins, in grado di rendere credibile l'illusione con una performance che avrebbe meritato l'Oscar.



Roger Rabbit e l'animazione

Per chi vive nel cinema contemporaneo, è abitudine considerare l'animazione un ottimo affare, basti pensare alle cifre di un Cattivissimo Me 3 o di un'opera Pixar. Nel 1988 non era assolutamente questo il caso: la Disney si stava rialzando molto lentamente dopo il flop di Taron e la pentola magica e gli incassi tiepidi di Basil l'investigatopo. La concorrenza era praticamente azzerata, se non in ambito indipendente. Hayao Miyazaki agiva ma in Occidente pochi se ne accorgevano. Persino in tv, escludendo gli anime sempreverdi, Hanna e Barbera erano agli sgoccioli, e l'idea stessa di serie tv per adulti come I Simpson sarebbe stata difficile da accettare. L'animazione contava ormai poco e sembrava un prodotto di nicchia.

Chi ha incastrato Roger Rabbit la rilanciò con l'investimento tecnico e produttivo di cui abbiamo parlato E con uno slancio passionale e orgoglioso, che rivendicava quanto i "cartoni animati" contassero nella cultura soprattutto americana ma non solo. Non per nulla il film, nostalgico e crepuscolare allo stesso tempo, si ambienta nel 1947, fase finale della Golden Age del cartoon che era iniziata alla metà degli anni Trenta. Se volete una riprova di questo manifesto ideologico, concentratevi sui numerosi camei illustri che si susseguono nel film: nè Walt DisneyChuck Jones avrebbero mai creduto che Daffy Duck, Paperino, Bugs Bunny e Topolino potessero mai condividere le stesse inquadrature. Ma la concorrenza di un tempo diventava resistenza comune e rivendicazione: Chi ha incastrato Roger Rabbit sta all'animazione come Ready Player One sta al nerdismo videoludico.

Per garantire la massima qualità e professionalità in un contesto così variegato fu coinvolto un grande artista super partes: l'inglese Richard Williams, autore del manuale "The Animator's Survival Kit", considerato una delle bibbie per chi lavori nel campo. Williams creò Roger Rabbit fondendo subliminalmente la forma di Bugs Bunny, i guanti di Topolino, i pantaloni di Pippo, il farfallino di Porky Pig e il ciuffo di Droopy: il Cartone Animato per antonomasia, sintesi e incarnazione di un'allegria primaria, di gioia, di umorismo e di spensieratezza.



Di contro, la super-sexy Jessica faceva evolvere Betty Boop (anche lei presente in un cameo) in un assortimento di curve che ribadiva quanto l'equazione cartoni animati=bambini fosse soltanto una deriva degli ultimi decenni, dalla quale bisognava scuotersi. Williams si fece inoltre mentore di un team di grafici rastrellato in tutto il mondo, presso la Disney ma anche in Europa, contribuendo enormemente alla crescita professionale di questi collaboratori.

Quando riguarderete Chi ha incastrato Roger Rabbit pensatelo non tanto come uno spartiacque, quanto come un solidissimo ponte gettato tra il cinema del passato e il cinema del futuro. La sua scommessa pagò e continua a pagare, anche per chi preferisce prodotti "più adulti".



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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