Taron e la pentola magica

Taron e la pentola magica

( The Black Cauldron )
Voto del pubblico
Valutazione
4.2 di 5 su 11 voti
Genere: Animazione
Anno: 1985
Paese: USA
Durata: 80 min
Distribuzione: U.I.P. (1986)
Taron e la pentola magica è un film di genere animazione del 1985, diretto da Ted Berman, Richard Rich. Durata 80 minuti. Distribuito da U.I.P. (1986).
Genere: Animazione
Anno: 1985
Paese: USA
Durata: 80 min
Distribuzione: U.I.P. (1986)
Fotografia: Richard Rich
Montaggio: Ted Berman
Produzione: Joe Hale per Walt Disney Prods. e Silver Screen Partners II

TRAMA TARON E LA PENTOLA MAGICA

Taron e la pentola magica è un film d’animazione Disney del 1985, diretto da Ted Berman e Richard Rich.
Taron, un coraggioso ragazzo, è l’aiutante del vecchio guardiano di maiali Dallben. Il giovane però ha ben altre ambizioni: il suo sogno è diventare un guerriero e sconfiggere il terribile Re Cornelius, liberando così il suo mondo dal crudele tiranno. Dallben affida a Taron la custodia di Ewy, una maialina con dei poteri speciali, in grado di avere delle visioni per ritrovare la misteriosa pentola magica, un leggendario oggetto capace di rendere potentissimo il suo possessore.
Il Re Cornelius, affiancato dal suo ambiguo consigliere Rospus, un orribile goblin, è da sempre alla ricerca del calderone magico per poter risvegliare il suo esercito, renderlo immortale e dominare il mondo. Il tiranno rapisce quindi la maialina veggente.
Inizia così un’avventura piena di insidie e misteri per il giovane Taron, che insegue Ewy in lungo e largo con l’aiuto della strana creatura Gurghi, della Principessa Ailin e di Sospirello, uno strano bardo stonato. Questo gruppetto d’improbabili eroi si ritrova ad affrontare e a sfuggire da terribili pericoli: goblin, orchi e streghe malvagie, fino a trovarsi al cospetto del Re Fingal e dei suoi coloratissimi folletti, che li aiuteranno nel ritrovare la loro amica.

CRITICA DI TARON E LA PENTOLA MAGICA

"I disegni animati, anche con il soccorso delle nuove tecnologie, ce la mettono tutta per montare fino al diapason questa macchina di paura ma, e qui mi sembra il lato più debole del film, puntano solo su quella, dimenticando la firma Disney e la ragion d'essere più autentica della vecchia fabbrica. La tenerezza non c'è più, anche l'ironia è dubbia tentata com'è solo da sapori forti, e la grazia della favola, pur cercando ancora una volta di farsi sorreggere da animaletti e spiritelli, si affloscia attorno alla maialina rosa, lontana le mille miglia dai ghiotti animaletti disneiani di una volta, e suona del tutto a vuoto sugli elfi e su un gruppetto sparuto di streghe del tutto estranei al vero mondo di Biancaneve. Lo so, c'è chi pensa che oggi Biancaneve i bambini li faccia solo ridere e che invece li conquistino solo i disegni animati giapponesi con le loro atrocità. In un certo senso può darsi, basta però che la Disney riesumi per qualche festa 'La carica dei 101' o appunto, 'Biancaneve', e subito nei cinematografi c'è gran folla. I bambini con il culto dei mostri, quindi, non sono tanto numerosi quanto dicono. Ci riflettano alla Disney. I conti, anche senza computer, li sanno fare benissimo. Li facciano anche questa volta. L'anno prossimo festeggeranno i cinquant'anni della società, cerchino, se possibile, di celebrarli con una vera favola. Non con un Dario Argento in versione cartoon." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 28 Marzo 1986)"Benché l'organizzazione di fondo della Disney poggi ancora oggi sul disegno realizzato a mano (l'esercito degli animatori qui impegnato è intorno alle cento persone) i 115mila fotogrammi del film sono stati trattati con largo uso di computer: ognuno di loro prima di raggiungere la sua forma definitiva ha subito 33 passaggi successivi dal disegno originario. E al conto bisogna aggiungere l'uso delle modernissime multiplane camera e perfino una nuova rivoluzionaria tecnica (l'Apt) per trasferire il disegno su fotogramma. Anche tralasciando il sospetto di terrificanti conseguenze che una storia a così fosche tinte può ingenerare sui sonni dei piccolissimi spettatori, si rimpiangono i vecchi, approssimativi (si fa per dire!) disegni della Disney classica; che progredisce in strategie di mercato, marketing e tecnologia (ci mancherebbe altro!), ma non certo in idee. Come confermano del resto anche alcune scelte recenti in campo cinematografico." (Gabriele Porro, 'Il Giorno', 14 Marzo 1986)"In un racconto così dominato da effetti paurosi a volte sconfinanti nel grottesco, si aprono tuttavia, qui e là, flebili spiragli d'antica matrice autenticamente disneyana ed è quando s'affacciano animaletti legati alla tradizione dei classici cartoon, come Evy la tenera maialina. Gurkhy il golosone, votato al finale sacrificio. Altrove, invece, il film e monopolizzato dai cattivi che, pur sbaragliati all'epilogo, hanno prima spazio sufficiente per procurare emozioni insolite nella clientela abituale del cinema d'animazione, stavolta più meccanico prodotto di laboratorio che opera poeticamente ispirata." ('La Stampa', 30 Marzo 1986)

CURIOSITÀ SU TARON E LA PENTOLA MAGICA

Taron e la Pentola magica è ispirato ai primi due libri della serie “Le Cronache di Prydain” di Lloyd Alexander.


Questo è il primo film d’animazione in cui è stata utilizzata la computer grafica.

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