News Cinema

Oscar 2024: ecco tutti e dieci i Candidati al Premio come Miglior Film

11

A poco più di 24 ore dalla Cerimonia di Premiazione degli Oscar 2024, ripassiamo insieme quali sono i dieci titoli selezionali dai giurati dell'Academy e che concorrono alla vittoria del premio più importante: l'Oscar per il miglior film.

Oscar 2024: ecco tutti e dieci i Candidati al Premio come Miglior Film

Storicamente limitata a cinque candidature come per tutte le altre categorie, quella per l'Academy Award più importante, l'Oscar per il Miglior film, è stata portata dal 2009 a (un massimo di) dieci nomination. Non sempre si è arrivati a dieci titoli, ma anche per la 96esima edizione dei premi, come già avvenuto negli ultimi due anni, anche in questo 2024 si è raggiunto il massimo possibile di film candidati. E c'è da dire che, a differenza di quanto a volte avvenuto, il livello medio di questa selezione "allargata" è davvero elevato.
Da segnalare che tre dei dieci film che si contendono l'Oscar più importante sono stati presentati al Festival di Cannes, due a quello di Venezia (uno dei quali ha vinto il Leone d'Oro), uno a Berlino. Un solo titolo porta la N rossa di Netflix, e uno la Mela di Apple. Tre sono i film diretti da una donna, uno da un afroamericano, e tre - caso assai raro - sono quelli diretti da registi non americani, due dei quali non sono di produzione statunitense.
Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono i dieci film che sono in lizza per l'Oscar 2024 come miglior film.

Miglior Film: sono candidati agli Oscar 2024:

American Fiction

Da noi è il film che è arrivato per ultimo, e non al cinema. Lo potete vedere in streaming su Prime Video, e, non l'aveste ancora visto, vi consiglio caldamente di farlo. Non so se sia il più bello, tra i dieci che si contendono il Premio Oscar 2024 come Miglior Film, ma di certo è il più divertente, e quello che mi sta più simpatico. E poi, è estremamente intelligente. Interpretato da un Jeffrey Wright fenomenale (anche lui candidato come miglior attore), tutto in sottotono, l'esordio alla regia di Cord Jefferson è una satira taglientissima che si scaglia contro gli eccessi della cultura woke, dell'identitarismo e del politicamente corretto che affliggono le società anglosassoni contemporanee, ma anche un sistema editoriale (e non solo) che è prono a tutto quello che è moda culturale nel nome dell'autoassoluzione bianca, e ancora di più del profitto. Anche Hollywood e gli stessi Oscar sono presi di mira, in American Fiction, ed è curisoso - ma significativo - che l'istituzione, in una situazione alla Ferragni, nella quale qualsiasi decisione l'avrebbe messa un po' in ridicolo, abbia addirittura scelto di candidare il film al premio più importante. Che non vincerà mai, e forse va bene così.

Leggi anche La recensione di American Fiction

Anatomia di una caduta

Non accade così di frequente che nella categoria più importante degli Oscar venga nominato un film che non è statunitense. La regista francese Justin Triet, con questo suo bellissimo Anatomia di una caduta, ci è riuscita, e ci certo non solo in quanto "quota rosa". Già prima aveva ottenuto la Palma d'Oro a Cannes, e fatto piazza pulita di César, European Film Awards e molto altro. Compreso il Golden Globe come miglior film internazionale. Anche questo è un film di enorme intelligenza, e straordinariamente stratificato, capace di essere la versione raggelata e geometrica di un thriller hitchcockiano, una dissezione chirurgica e dolorosa delle relazioni sentimentali e familiari, un dramma processuale e una riflessione sull'inafferrabilità della verità ai nostri giorni. Dei dieci, forse, è il mio preferito. Di sicuro quello che mi piacerebbe vedere uscire vincitore dalla nottata della premiazione, anche se non penso possa accadere veramente. Doveste recuperarlo, è disponibile a noleggio su Infinity e per il noleggio o l'acquisto su numerose piattaforme.

Leggi anche La recensione di Anatomia di una caduta

Barbie

È stato uno dei film che ha incassato di più in tutto il mondo, e di cui si è parlato di più, e che ha suscitato ondate di entusiasmo davvero sorprendenti. Eppure, devo ammettere che, da un punto di vista soggettivo e personale, non so proprio cosa ci faccia nell'elenco di quelli che dovrebbero essere considerati i dieci film migliori dell'anno, se non - appunto - in virtù del suo status di fenomeno culturale e commerciale, e per il ruolo indubbiamente fondamentale che ha giocato nel rilancio del consumo cinematografico delle sale dopo i disastri della pandemia. E allora, tutto sommato, ben venga questo tocco di ultrapop e di rosa shocking nel mondo degli Academy Award. Anche perché, siamo sinceri, se per qualche motivo non fosse entrato in lizza per il Miglior Film, si sarebbe scatenata una polemica senza fine al grido di "morte al patriarcato". Un po' come è avvenuto per la mancata nomination di Greta Gerwig nella categoria miglior regista, che invece aveva centrato col suo precedente Piccole donne. Impossibile, direi, non abbiate visto Barbie. Ma, voleste rivederlo, è anche lui disponibile a noleggio su Infinity e per il noleggio o l'acquisto su numerose piattaforme.

Leggi anche La recensione di Barbie

The Holdovers

Tornato in forma come non era da tempo - perlomeno dai tempi di Nebraska - Alexander Payne ci ha fatto fare un piacevolissismo viaggio nel cinema del passato. Di quel cinema americano anni Settanta, quello della New Hollywood, il cui spirito sembrava oramai quasi definitivamente scomparso, morto e defunto, seppellito dalle mille derive - apprezzabili e non - del cinema contemporaneo. E con The Holdovers Payne ha dimostrato, in maniera mai ruffiana, mai gratuita, mai sterilmente impregnata di vintage, che fare un cinema come quello di una volta, un cinema fatto di scrittura, personaggi, psicologie e relazioni, è ancora possibile, se non addirittura necessario. In questa categoria, quella come miglior film, direi che non ha una chance di vittoria che sia una, ma di sicuro arriverà a quel momento con già qualche statuetta in tasca: quelle per gli attori (anche se la scoperta Dominic Sessa non è stato candidato) e magari pure quella per la sceneggiatura, che tutto sommato meriterebbe (a meno che lì non vinca Anatomia di una caduta per compensare l'Oscar al film).

Leggi anche La recensione di The Holdovers

Killers of the Flower Moon

Presentato (fuori concorso) al Festival di Cannes 2023, Killers of the Flower Moon è stato giustamente acclamato come uno dei migliori film dell'anno appena trascorso, e altrettanto giustamente è finito tra i dieci titoli che si contendono l'Oscar 2024 per il Miglior Film. Lunghissimo, fluviale, trascinante in maniera lenta e sommessa ma inesorabile, Killers of the Flower Moon (che trovate disponibile in streaming su Prime Video, anche se è prodotto da Apple) fa i conti con la storia degli Stati Uniti e con quella degli esseri umani, ripercorre la nascita di una nazione imbrattata di sangue e contaminata dal denaro. Martin Scorsese, instancabile e inarrestabile, si abbandona come forse mai prima d'ora al piacere del racconto, utilizzando tutti i registri del cinema, dal western al gangster movie, dal poliziesco al melodramma, dal film storico al cinema civile senza mai dimenticare - grazie al cielo - la commedia. L'unico film con cui Scorsese abbia mai vinto l'Oscar come miglior film è stato - ironia della sorte - The Departed, gran film ma non uno dei suoi capolavori. Riparare in qualche modo a certe mancanze del passato, in occasione di un film così notevole, potrebbe essere per l'Academy uno dei motivi per votare per lui.

Leggi anche La recensione di Killers of the Flower Moon

Maestro

Unico film targato Netflix di questa decina, presentato in concorso al Festival di Venezia 2023, opera seconda da regista di Bradley Cooper dopo l'esordio di A Star Is Born del 2018. È di sicuro uno dei candidati meno di rilievo alla vittoria dell'Oscar come Miglior Film, e uno di quelli che sembrerebbe avere, tutto sommato, le minori possibilità di vittoria, eppure, paradossalmente, è il più tipicamente "da Oscar" tra tutti i film candidati. Lo è perché è un biopic, dedicato alla leggenda Leonard Bernstein, lo è perché intimamente hollywoodiano, lo è per l'interpretazione "mimetica" di un Cooper che si è messo anche davanti alla macchiana da presa e ottimamente truccato per essere, anche fisicamente, il compositore e direttore d'orchestra nelle varie fasi della sua vita. Lo è per l'enfasi che viene messa in ogni singola scena del film, e non solo in quelle "madri". Eppure, Maestro, tra le righe, è un film più interessante di una certa sua apparenza, soprattutto se lo si legge - come forse di dovrebbe - come un film che parla di identità, di ruoli sociali, di aspettative e della voglia di vivere tante vite in una.

Leggi anche La recensione di Maestro

Oppenheimer

Eccolo qui, il vincitore annunciato, il film che tutti i bookmaker di tutto il mondo danno come grande favorito, il titolo che (con Barbie) ha dominato botteghini e dibattiti tra appassionati, e che (senza Barbie) ha fatto incetta di premi in America e nel mondo. Penso anche io che sarà Oppenheimer a portare a casa la statuetta come miglior film e, sebbene non sia il mio preferito in assoluto tra tutti i film candidati, sarebbe di certo una vittoria meritatissima. Christopher Nolan, regista di cui mi infastidisce a volte un culto un po' eccessivo, ha qui girato un film notevolissimo, antispettacolare eppure spettaolarissimo, dove tutto quello che solitamente dispiega sullo schermo in forma visivamente ardita e sorprendente è tutto da intuire nella mente e nel mistero del suo protagonista, un Cillian Murphy che il premio come miglior attore ce l'ha praticamente in tasca. È in streaming su Prime Video, ma se dovete vederlo per la prima volta, cercate un cinema che lo programmi ancora, magari proprio dopo il suo trionfo agli Oscar: ne vale la pena.

Leggi anche La recensione di Oppenheimer

Past Lives

Past Lives è la vera sorpresa di questa lista di dieci titoli. L'outsider. L'indie che esce dai ranghi per giocare la partita coi pezzi grossi dell'industria. La strada che l'ha condotto all'Oscar è iniziata al Sundance nel gennaio del 2023, è passata per Berlino, ed è stata costellata di premi, riconoscimenti e risultati più che lusinghieri al botteghino, compreso quello italiano, dove è uscito poche settimane fa, in occasione di San Valentino. D'altronde, di romanticismo, mai melenso, in questa opera prima autobiografica di Celine Song ce n'è più che abbastanza. Un piccolo film fatto di grandi cose, che racconta dei tanti bivi che la vita ci mette di fronte, e che ci fa decidere da che parte andare, chi saremo, cosa diventeremo, e al fianco di chi. Ora, in un eccesso di sincerità dovrei ammettere che, con tutto l'affetto per questo film, mi pare che il suo successo critico sia un po' eccessivo rispetto al suo valore effettivo, ma è pur vero che vederlo almeno nominalmente (le sue chance di vittoria sono pari quasi a zero, mi verrebbe da dire) in corsa per l'Oscar più importante, fa un certo piacere. E, anche in questo caso, non penso proprio che si possa trattare di una "quota rosa".

Leggi anche La recensione di Past Lives

Povere Creature!

Come probabilmente saprete, il film del greco Yorghos Lanthimos, interpretato da Emma Stone, ha vinto il Leone d'Oro al Festival di Venezia 2023. E, come probabilmente saprete, da alcuni anni a questa parte il legame tra Venezia e gli Oscar è piuttosto stretto. In più, la visionarità delle immagini messe sullo schermo da Lanthimos, e il tema chiaramente femminista (e ben più strutturato che non nel Barbie della Gerwig) sono ulteriori crocette da segnare sulla colonna dei punti a favore di Povere Creature! come possibile vincitore dell'Oscar 2024 come Miglior Film. Indubbiamente da parte dell'Academy si tratterebbe di una scelta forse fin troppo coraggiosa, quasi "avanguardistica", considerate le caratteristiche formali e tematiche di questo film. Però, fermo restando il primato di Oppenheimer per il ruolo di favorito, subito dopo nelle quote dei bookmaker c'è proprio Povere Creature!. Dato a 9, certo, ma comunque davanti a tutti gli altri. Se volete rivedere Povere Creature!, beh: al momento vi attaccate, visto che in streaming non c'è da nessuna parte. Forse proprio in attesa di un possibile ritorno in sala dopo il 10 marzo?

Leggi anche La recensione di Povere Creature!

La zona d'interesse

Da pochissimo nei cinema italiani, La zona d'interesse è stato presentato in prima mondiale al Festival di Cannes 2023, dove ha portato a casa il Grand Prix Speciale della Giuria. Dopo Oppenheimer e Povere Creature! lo vedo in terza posizione, con Anatomia di una caduta, nella lotta per una ipotetica vittoria. E anche da un punto di vista personale, e soggettivo, il film sta piuttosto in alto nella lista delle mie preferenze. D'altronde, quello di Jonathan Glazer - mai così efficace, preciso, sperimentale - non è solo un film che ha forza del tema, l'Olocausto, ma di una declinazione cinematografica davvero potente, rigorosa, emotivamente devastante nella raggelata esposizione di fatti, con dinamiche quasi da reality show dell'orrore. Se, come accadrà, non verrà premiato qui, lo sarà con tutta probabilità nell'altra categoria, quella di Miglior Film Internazionale, rovinando così la festa a Matteo Garrone e al suo Io, Capitano. È ancora in sala, ci resterà, correte a vederlo se non l'avete ancora fatto.

Leggi anche La recensione di La zona d'interesse

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming