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L'addio a Ennio Fantastichini alla Casa del Cinema di Roma

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La celebrazione di una vita e una carriera straordinaria nell'ultimo saluto al grande attore scomparso e molto amato.

L'addio a Ennio Fantastichini alla Casa del Cinema di Roma

La Casa del Cinema di Roma, all'inizio di Villa Borghese dopo gli archi di Porta Pinciana, è un'oasi felice per chiunque ami la settima arte. Rassegne, incontri, festival, mostre: tutto gratis e a disposizione degli appassionati. Uno spazio bellissimo, con l'enorme ritratto di Marcello Mastroianni sulla facciata, che accoglie il visitatore a braccia aperte. Per il critico è luogo di proiezioni e conferenze stampa. Occasionalmente diventa anche il posto in cui celebrare e salutare personaggi amatissimi che ci hanno lasciato. Così è stato per Mario Monicelli, per Paolo Villaggio, e lo è stato ieri 3 dicembre per Ennio Fantastichini, la cui morte improvvisa, nel pieno della maturità umana e artistica, ha lasciato increduli tutti, i tantissimi amici che aveva e che oggi lo piangono, e gli altrettanti ammiratori ed estimatori del suo lavoro, che hanno perso una persona che sembrava di famiglia. Nel dolore, una consolazione per i suoi cari: il pubblico attento, commosso ma anche divertito che ha gremito la sala della Casa del Cinema in cui riposava il grande attore e che ha gli manifestato un affetto e una riconoscenza davvero tangibili.

Hanno parlato in tanti, a partire dal giovane e amatissimo figlio Lorenzo, che seguirà le sue orme, agli amici e colleghi di sempre, ognuno dei quali ha raccontato un pezzo di quest'uomo anarchico e dai grandi sentimenti, che poteva essere tutto e il suo contrario ma che era sempre vero, sincero e generoso. Un attore che, ribadiamo, non ha avuto dal cinema italiano tutto quello che avrebbe potuto chiedere (e ne era ben consapevole): certo, una decina di bei film, un David di Donatello e due Nastri d'Argento nella sua carriera, ma in mezzo moltissime partecipazioni a titoli non all'altezza del suo talento, che forse solo sul palcoscenico rifulgeva a pieno. Antonino Iuorio ha raccontato un bellissimo episodio, avvenuto in un teatro di Macerata dove recitavano Nella solitudine dei campi di cotone, un testo dai monologhi lunghissimi, in una scenografia soffocante e “firmata”: quando all'improvviso la luce se n'è andata per un improvviso blackout, si sono accese le luci di sicurezza e tutto il resto è sparito, Fantastichini si è impossessato del testo e della scena con una forza da lasciare senza fiato.

Claudio Bigagli, che ha diviso con lui e altri a inizio carriera l'appartamento/porto di mare/garçonniere di via dell'Anima, in una vita bohemienne piena di gioia, speranze, divertimenti ed eccessi come solo a vent'anni si può avere, ha commosso e divertito raccontando aneddoti che ne hanno rivelato la personalità larger than life e l'estrema generosità, nonché gli inizi a teatro con Dario Fo. Un compagno di scuola ha raccontato gli scherzi che faceva al Liceo degli Scolopi di Alatri e quando venne espulso per aver iniziato a declamare il Decamerone in classe. Fabrizio Gifuni lo ha definito un bambino innocente, entusiasta e vorace, a cui non potevi non perdonare tutto, ne ha ricordato l'entusiasmo con cui collezionava giocattoli, oggetti ai suoi occhi meravigliosi, e - ci sembra almeno sia stato ancora lui a dirlo - l'abitudine di sparare la musica a tutto volume sui suoi mirabolanti impianti stereo, tentando poi una impossibile conversazione.

Hanno parlato dentro o fuori la sala gli amici e colleghi di sempre: Alessandro Haber, praticamente un fratello, il primo a intervenire dopo Lorenzo FantastichiniLunetta Savino, con lui in Saturno contro e Mine Vaganti, Ida Di Benedetto, sua compagna in Alla fine della notte, che gli ha dedicato una poesia di Garçia Lorca, Mario Martone, con la cui compagnia Falso Movimento Fantastichini ha recitato negli anni Ottanta, Corrado Solari (con cui ha fatto in tv Il mostro di Firenze), Nicola Nocella, Pierfrancesco Favino, Giovanna Volonté, figlia del grande Gian Maria Volonté che gli è stato mentore e che consegnerà a Lorenzo il premio a lui intitolato e che Ennio non ha fatto in tempo a ritirare, Giovanni Veronesi, Claudio Amendola, amico per cui ha recitato anche in La mossa del pinguinoPaolo Virzì che l'ha diretto in Ferie d'agosto e che ha espresso il rimpianto di non essere riuscito a farlo di nuovo e moltissimi altri che ci scusiamo di non citare (anche perché coperti dalla folla non li vedevamo e a volte dovevamo riconoscerli solo dalla voce).

C'erano Roberto Herlitzka e Leo Gullotta, sopraffatto dal dolore, Sierra YilmazAngelo Barbagallo, Pietro Valsecchi, Valerio Mastandrea e una marea di amici, colleghi, collaboratori e parenti venuti per rendere omaggio a un gigante rinchiuso solo quando ha smesso di respirare, lui che per tutta la vita aveva rifiutato costrizioni e regole, con un'anarchia che ne faceva, nelle sue parole, un attore “senza collare”. Con voce rotta dal pianto, ancora increduli per la scomparsa improvvisa e un po' stronza che non ci ha dato tempo di prepararci - come ha detto in un bellissimo discorso un altro suo amico fraterno come Sergio Rubini, con cui tante volte ha lavorato nel corso degli anni - sono venuti a dirgli che gli volevano bene.

Abbiamo ascoltato una bella intervista del TG2 realizzata in occasione del suo Re Lear al Teatro Argentina, dove parlava di amore, figli, recitazione, impegno civile, vita. Una bella sorpresa è stata la proiezione in anteprima di una scena del suo ultimo e purtroppo postumo film: Cittadini del mondo di Gianni Di Gregorio che vedremo l'anno prossimo e in cui lui, assieme al regista e a Giorgio Colangeli, è un uomo di una certa età coinvolto nel progetto di due pensionati che progettano di trasferirsi all'estero perché coi pochi soldi della pensione si vive meglio che da noi. Solo che lui nemmeno ce l'ha la pensione, ha sempre vissuto libero, restaurando mobili e creando collanine e oggetti di bigiotteria, e certo è in grado, da cittadino del mondo, di vivere meglio di loro anche in un paese lontano, continuando a fare quello che ha sempre fatto.

Un personaggio che si intuisce bellissimo e molto somigliante a lui, che per il suo funerale diceva di volere una festa con musica, escort e champagne e che forse non ha avuto tutto questo, ma amore, lacrime e risate in una celebrazione mai paludata e retorica, consapevole della sua sanguigna umanità, che ne ha raccontato anche le contraddizioni: gli sfoghi, gli insulti, le liste con cui “cancellava” chi non si faceva vivo da un pezzo e il suo mettere a disposizione di tutti la casa e la tavola (“a un certo punto, finito il lavoro, cominciava ad apparecchiare”), la sua capacità di non mettersi in competizione, la voglia di provare, l'essere un faro per gli attori giovani e una specie di re dall'aspetto burbero e a volte spaventoso che celava una gentilezza, una sensibilità e una timidezza da ragazzo “fragile e romantico”.

Come ha detto il figlio Lorenzo, che ha anche letto un bellissimo testo del cugino dedicato a questo grande zio, “lui è ancora qui con noi”. Lo era davvero, ieri, con la sua voce, la sua risata e le immagini in cui lo vedevamo sorridente nelle vesti dei suoi personaggi. Ed è stato bello immaginarlo mentre ascoltava le parole d'amore che lo abbracciavano, ridacchiando sotto i baffi per la brutta burla che ci ha fatto, ma sapendo di aver reso migliore la vita di chi ha incrociato il suo cammino.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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