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Addio a Giuseppe Ferrara, regista di cinema civile

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Morto a Roma a 83 anni l'autore di film come Il sasso in bocca e Il caso Moro. Solo due anni fa, in gravi condizioni economiche, aveva avuto i benefici della legge Baccelli.


È morto il 25 giugno, al Policlinico Umberto I di Roma dov'era ricoverato, il critico cinematografico e regista Giuseppe Ferrara. A diffondere la notizia, tramite l'Ansa, sono stati i famigliari. Campione di un cinema politico che in Italia si è sempre definito di impegno civile (o civile tout court), era stato colpevolmente dimenticato proprio negli ultimi anni della sua vita, quando si era ritrovato, malato e sotto sfratto, in gravi difficoltà. Grazie all'impegno di colleghi e attori aveva potuto contare solo dal 2014 sui benefici concessi dalla Legge Bacchelli agli artisti in stato di necessità. Un destino amaro per uno dei nostri registi conosciuti anche all'estero, che aveva forse pagato in questo modo il suo essersi sempre schierato politicamente.

Nato a Castelfiorentino (FI) il 15 luglio 1932, Giuseppe Ferrara dimostra ben presto il suo carattere ribelle e contestatore, che gli costa la noméa di “sovversivo” - un marchio quasi infamante nell'Italia dei governi monocolore democristiani di quegli anni - e gli crea problemi fin dal liceo. Nonostante questo si laurea in lettere all'Università di Firenze con una tesi sul Nuovo cinema italiano (su cui pubblicherà anche un volume) e nel 1959 si diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Animatore di cineclub a Firenze, realizza due cortometraggi e pubblica studi monografici su Luchino Visconti (1964) e Francesco Rosi (1965). Nel 1962 e 1963 realizza i documentari, sempre di breve durata, Brigata partigiana e I misteri di Roma. Per tutti i Sessanta dirige documentari, inchieste e servizi televisivi, firmando un'ottantina di titoli.

Esordisce nel lungometraggio con Il sasso in bocca, del 1969. Si tratta di quella che oggi verrebbe definita una docufiction, misto di materiali documentari e finzione (caratteristica anche di altri suoi film), dove Ferrara affronta (non per la prima né per l'ultima volta) il problema della mafia, che è all'epoca ancora un grande rimosso sociale. Dopo altri documentari, nel 1975 arriva il secondo lungometraggio, Faccia di spia, dove si parla dei molti drammatici avvenimenti del periodo, dal caso Pinelli al regime dei colonnelli in Grecia all'omicidio di Kennedy, attribuendoli a un disegno elaborato dalla CIA (un'ipotesi che la storia rivelerà per molti versi fondata). Nel film compare per la prima volta la figura di Alexander Panagulis, oppositore della dittatura greca, a cui Ferrara dedica nel 1980 la bella miniserie tv Panagulis vive. Il suo impegno civile e la sua personale ricerca della verità continuano con Cento giorni a Palermo (1984), dove Lino Ventura interpreta la figura del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, trucidato con la moglie e la scorta dalla mafia e Il caso Moro (in concorso a Berlino nel 1987), dove Gian Maria Volonté ritrae il politico democristiano rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.

Dopo un film inchiesta sul Nicaragua e le cinque puntate televisive sulla Massoneria, P2 Story, Ferrara torna al cinema nel 1992 anticipando temi e argomenti di scottante attualità col drammatico Narcos, sulla vita dei giovani trafficanti di droga colombiani. Nel 1993 è la volta del film dedicato a Giovanni Falcone, che esce un anno dopo la strage mafiosa in cui il giudice ha trovato la morte, con Michele Placido e Anna Bonaiuto. In Segreto di Stato (1995) indaga poi – stavolta col registro marcato della fiction – sulle cosiddette stragi di stato organizzate dai Servizi deviati per destabilizzare il paese. Dopo il tv movie Donne di mafia riesce a portare sul grande schermo nel 2002 un suo vecchio progetto, pensato all'epoca per Gian Maria Volontè, I banchieri di Dio, sui misteri del Banco Ambrosiano e i suoi legami col Vaticano e la Massoneria. Il banchiere “suicida” Roberto Calvi ha il volto di Omero Antonutti, mentre Giancarlo Giannini è il finanziere Flavio Carboni e Rutger Hauer il cardinale Marcinkus. Segue poi il meno visto Guido che sfidò le Brigate Rosse, sul sindacalista Guido Rossa, assassinato nel 1979 dal gruppo terroristico. Nel 2013 pubblica anche un libro sul doppiaggio, “Doppiami. L'altra voce degli attori” e realizza la sua ultima serie tv (ancora inedita), Roma nuda.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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