I Beatles al cinema: i film e i documentari su e con i Fab Four, da soli o tutti insieme

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I Beatles al cinema: i film e i documentari su e con i Fab Four, da soli o tutti insieme

I fan dei quattro di Liverpool, come gruppo e come singoli individui, tra i quali ci annoveriamo, sono in fibrillazione per l'arrivo al cinema – in una settimana evento dal 15 al 21 settembre - del documentario di Ron Howard, The Beatles: Eight Days a Week, salivando all'idea di conoscerli ancora meglio, se possibile, negli anni delle loro incredibili tournée mondiali. Ma il quartetto dei Beatles, che divenne più famoso di Gesù Cristo, come affermò paradossalmente John Lennon all'epoca scatenando l'ira dei benpensanti americani, anche se è apparso solo in pochi film, ha alle spalle una filmografia comunque di tutto rispetto, che comprende sia opere di fantasia sia documentari dedicati ai due grandi scomparsi, John Lennon e George Harrison, sia loro singole apparizioni come attori e/o produttori in film veri e propri, per non contare (e qua non le contiamo, appunto) le opere a loro ispirate e che raccontano la loro storia con altri attori. A tutti questi si aggiungerà a quanto pare il cammeo ancora misterioso di Paul McCartney nel nuovo episodio dei Pirati dei Caraibi, ma facciamo un passo indietro.

All'epoca della cosiddetta Beatlemania, i quattro ragazzi che sembravano sprizzare gioia di vivere ed energia ed erano dotati di intelligenza, senso dell'ironia e forti personalità, furono i protagonisti ideali di due “musicarelli” di Richard Lester, che univano le follie e gli sperimentalismi del free cinema inglese alle loro esperienze e caratteristiche. Il primo, Tutti per uno (A Hard Days' Night), del 1964, è sicuramente il migliore ed è in parte una fotografia della vita quotidiana dei boys, sempre in fuga da ragazzine urlanti e assatanate (anche se all'epoca Ringo era già sposato e John lo avrebbe fatto di lì a poco). Il pretesto per la “trama” è dato da un fittizio nonno di Paul, un vecchietto terribile che a un certo punto fomenta Ringo facendogli notare quanto gli altri lo mettano sempre in mezzo e lo sottovalutino, tanto che questi si rende irreperibile proprio quando i nostri devono apparire in televisione. La ricerca di Ringo e le peripezie che ne conseguono danno vita a una storia bizzarra ed esilarante. Dello stesso anno del loro primo lungometraggio di fiction è l'ormai introvabile documentario dei fratelli Maysles What's Happening! The Beatles in the U.S.A., testimonianza di cinque giorni del primo tour americano dei ragazzi.

Nel 1965 con Aiuto! (Help!), a colori, si cerca di replicare il successo del primo film, ma la trama è più stiracchiata e i Beatles più annoiati. Anche in questo caso l'azione parte da Ringo (noto portatore di anelli, da cui il nome) che si ritrova non si sa bene come al dito l'anello sacrificale della dea Kalì ed è inseguito da un gran sacerdote (Leo McKern, indimenticabile Numero 2 della serie tv Il Prigioniero) coi suoi scagnozzi e da uno scienziato pazzo. Dal caldo mare delle Bahamas si passa alle innevate Alpi austriache in un rocambolesco road movie che è il pretesto per far ascoltare i maggiori successi dei Beatles. Dopo i primi due, sfuma l'ipotesi di un terzo film a soggetto (un western) e i ragazzi decidono di scrivere e prodursi autonomamente un... qualcosa, che diverrà Magical Mystery Tour e che verrà trasmesso alla tv inglese nel Natale 1967 (mai in Italia), tra molte critiche negative. Rivisto oggi non è affatto da buttare ma è in anticipo sui tempi come comicità, ha momenti nonsense divertenti e che prefigurano l'umorismo surreale dei Monty Python (anche qua Ringo è sugli scudi). Sempre nel 1967, John torna a lavorare con Richard Lester nella sua unica e non pessima prova di attore nel grottesco e antimilitarista Come ho vinto la guerra, nel ruolo del soldato semplice Gripweed.

L'insuccesso di Magical Mystery Tour e la poca attenzione rivolta a questo film sono però compensati dalla grande riuscita di quello in cui l'anno dopo appaiono e si doppiano come personaggi animati, Yellow Submarine, un capolavoro del cinema non solo d'animazione, diretto da George Dunning e “creato” dal designer tedesco Heinz Edelmann: un trionfo di musica (nella colonna sonora ci sono perle come Eleanor Rigby, Lucy in the Sky With Diamonds, With a Little Help From My Friends, Yellow Submarine, When I'm 64, All You Need is Love e Sergent Pepper's Lonely Hearts Club Band) in un mare di colori, immagini pop e psichedeliche, per raccontare una storia pacifista che loda il potere della musica e dell'amore. Un messaggio perfetto per il 1968 e per le prime sperimentazioni con gli allucinogeni a cui anche i Beatles non sono estranei. Nel 1970 Michael Lindsay-Hogg li dirige senza praticamente intervenire in Let It Be, nello spartano studio di registrazione in cui provano quello che dovrebbe essere l'ultimo loro concerto in un luogo particolare, che diventa un'happening indimenticabile e celeberrimo sul tetto della Apple Records. L'atmosfera però è triste, Paul e George litigano, Yoko Ono è entrata nella vita di John Lennon a cui sta sempre a fianco ed è ignorata dagli altri e Ringo il buono sembra l'unico davvero addolorato per la prossima e inevitabile fine del gruppo.

Con lo scioglimento del quartetto, ognuno per conto suo continua a perseguire i propri interessi artistici, sperimentando nella musica e in altre forme artistiche. Il più innamorato del cinema è da sempre Ringo, che dal 1968 in poi, quando ha il ruolo del poco intelligente giardiniere messicano che seduce la vergine in Candy e il suo bizzarro mondo, coproduzione italiana dal cast incredibile, inanella una serie di strane pellicole, alcune a modo loro pregevoli. Nel 1969 affianca Peter Sellers in The Magic Christian, nel 1971 è il narratore del lungometraggio animato La punta, con musiche di Harry Nilsson e nello stesso anno è il protagonista del western di Ferdinando Baldi Blindman e interpreta il collega Frank Zappa nel suo 200 Motels, tutti film da recuperare. Nel 1973 è il Papa in Lisztomania di Ken Russell. Con Harry Nilsson appare anche in Son of Dracula e nel 1981 sul set de Il cavernicolo conosce la sua seconda e definitiva moglie Barbara Bach. Dà addirittura la voce al trenino Thomas nella popolare – e un po' inquietante – serie animata per bambini di metà anni Ottanta.

George invece preferisce produrre: tra i film a cui dà il suo contributo in questa veste l'irresistibile Brian di Nazareth dei Monty Python (dove ha il cammeo di Mr. Papadopulos), I banditi del tempo di Terry Gilliam, il cult Shakespeare a colazione, Mona Lisa di Neil Jordan, Mille pezzi di un delirio di Nicolas Roeg e Shangai Surprise, dove fa un'altra apparizione. Paul invece appare nel 1987 nella commedia satirica Mangia il ricco e nel 2003 è ospite in uno sketch del Saturday Night Live nel ruolo di... Paul Simon. Con la tragica e scioccante morte per omicidio nel 1980 di colui che è sempre stato la mente e l'anima, il poeta e l'artista dei Beatles, il geniale John Lennon, scompare per sempre il sogno di rivederli tutti insieme. Nel 1988 Andrew Solt gli dedica uno splendido e imperdibile documentario ricco di testimonianze e molto commovente, Imagine: John Lennon, mentre nel 2011 Martin Scorsese ne realizza uno molto bello (e altrettanto lungo, quasi tre ore e mezzo) su George, morto di cancro nel 2001 e intitolato: George Harrison: Living in the Material World. E adesso tocca a Ron Howard, il cui contributo siamo davvero ansiosi di vedere. Perché la leggenda dopo più di mezzo secolo è più viva che mai e rivedere i ragazzi scatenati sul palco nel loro periodo più innocente e inconsapevole ci farà ancora una volta balzare il cuore in gola.

The Beatles: Eight Days a Week - Il trailer italiano del film - HD:


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