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Seven Sisters: intervista esclusiva al maestro del makeup Giannetto De Rossi

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C'è anche un importante contributo italiano nel film, i cui trucchi e acconciature sono a cura di uno dei nostri più celebri artisti degli effetti speciali di trucco.

Seven Sisters: intervista esclusiva al maestro del makeup Giannetto De Rossi

C'è il genio tutto italiano di Giannetto De Rossi, straordinario artista del makeup o “effetti speciali di trucco” di fama mondiale, da oltre 50 anni in attività, dietro l'incredibile moltiplicazione per 8 di Noomi Rapace in Seven Sisters. Per fare il suo lavoro ai massimi livelli e così a lungo ci vogliono preparazione, studio, immaginazione, creatività “e un po' di pazzia”, come la chiama lui, ovvero la capacità di vedere oltre e indovinare il metodo o il materiale meno ovvio che consenta di creare l'effetto più realistico possibile sullo schermo. Una via di mezzo tra l'artista, l'artigiano e il mago, De Rossi ha contribuito in modo determinante con le sue creazioni e personaggi a film come Novecento di Bernardo Bertolucci, Il Casanova di Federico Fellini, C'era una volta il West di Sergio Leone, Il Gattopardo di Luchino Visconti e Dune di David Lynch. Del resto è nipote e figlio d'arte: il padre Alberto, caporeparto trucco sul set di Cleopatra, utilizza i disegni del trucco degli occhi di Elizabeth Taylor fatti dal figlio 21enne, che un giorno lo sostituisce applicandolo alla capricciosa e volubile diva.

Il suo nome è notissimo all'estero soprattutto – ma non solo - tra gli appassionati di horror: dalla sua lunga collaborazione con l'amatissimo e rimpianto Lucio Fulci con cui ha lavorato fin dai tempi de I maniaci, è nata l'idea di rifare gli zombi, ricreati con la creta in Zombi 2 (film campione di incassi in America, per cui gli arrivò anche una lettera di congratulazioni del decano del make up americano Dick Smith che voleva sapere come aveva fatto).

Suoi anche gli effetti più impressionanti (e tuttora insuperati) di film dell'orrore non solo italiani, come ad esempio Alta tensione di Alexandre Aja. Nel suo curriculum ci sono anche collaborazioni con Sylvester Stallone (Rambo III e Daylight), Arnold Schwarzenegger (Conan il distruttore), due regie e perfino una scena fondamentale di Pirana Paura affidatagli dal produttore Ovidio Assonitis quando il giovanissimo James Cameron fu licenziato dal set dopo due settimane di lavorazione. Parlare con Giannetto De Rossi, che a 75 anni ha l'ironia, la sincerità, la memoria, lo spirito giovanile e il fuoco di un “leone ascendente leone”, è davvero una gioia per l'appassionato di cinema, che scopre sempre nuovi e gustosi aneddoti. A chi vuole saperne di più su questo simpaticissimo nipote, figlio e padre d'arte romano, nato praticamente sui set, tanto da essere battezzato col nome di un personaggio de La cena delle beffe, consigliamo la lettura del libro “Giannetto De Rossi e il mestiere del truccatore” di Marco Tesei.

Il trucco più difficile che ha realizzato - lui che ha creato Il Casanova per Donald Sutherland sulla base di un piccolo schizzo di Fellini - confessa che è stato l'invecchiamento di un giovane di 26 anni con protesi, barba e capelli applicati uno ad uno per trasformarlo in un uomo di 74 anni, nel film inedito in Italia, Muhammad: The Messenger of God (nella foto sotto, il risultato finale).

Ma sicuramente anche i personaggi di Seven Sisters gli hanno dato del filo da torcere e il risultato è sbalorditivo. Per il suo contributo si potrebbe, per una volta, scomodare l'Academy, ma lui ci dice che di Oscar ne ha già vinti tanti: a premiarlo sono la riconoscenza e l'apprezzamento dei registi e degli attori che lo hanno voluto più volte al loro fianco (come Sutherland, che dopo Novecento lo volle anche per Casanova, scalzando il truccatore storico di Fellini). Una candidatura gli piacerebbe solo per portare figli e soprattutto nipoti ad una serata speciale. La sua principale preoccupazione è che il pubblico scambi le sue perfette creazioni per effetti in CGI (l'unico dei quali, in Seven Sisters, è il ringiovanimento di Glenn Close). Per prepararvi alla visione del film distopico di Tommy Wirkola vi proponiamo l'estratto della nostra lunga chiacchierata in cui Giannetto De Rossi parla della soddisfazione di lavorare al film e del rapporto sul set con la straordinaria protagonista Noomi Rapace. Nel film, com'è noto, l'attrice svedese interpreta sette sorelle gemelle in una società dove è proibito avere più di un figlio. Per questo ognuna di loro esce un solo giorno alla settimana, nei panni di un'ottava e “inesistente” donna che è però la loro unica e legale identità ufficiale.

Giannetto De Rossi ci dice a proposito della sua esperienza: "Questo è uno dei film più difficili che ho fatto in vita mia. I personaggi in realtà sono otto, le sette sorelle gemelle che escono un giorno a settimana e prendono l'identità di un'altra che è quella “ufficiale”. Quindi abbiamo dovuto fare otto persone diverse e uguali e se avessimo toppato noi il film sarebbe caduto nel ridicolo perché il pubblico se ne sarebbe accorto e invece ci siamo riusciti. La prima cosa che ho chiesto quando Raffaella (De Laurentiis, ndr) mi ha chiamato, visto che purtroppo non conoscevo Noomi Rapace, è stata di darmi il tempo di vederla e poi l'avrei richiamata. Grazie a internet ho visto il suo viso e ho capito che c'erano tutte le proporzioni che mi servivano per cambiarla in otto volti diversi. Perché se lei non avesse avuto gli spazi giusti tra ciglia superiore e sopracciglia o la fronte di un certo tipo, così come gli zigomi e le guance, non avrei potuto farlo. Siccome non c'è nessun aiuto in CGI, quello che vedrete è stato fatto solo da noi col trucco e i capelli. Il risultato è stato ottimo fin dalle prime proiezioni di prova, dove gente di cinema chiedeva: “ma chi è quell'attrice? E quell'altra?”. Devo dire che per me Noomi è la più grande attrice con la quale ho lavorato".

Un bel complimento davvero, venendo da uno che ha avuto a che fare con molte star: "Ti porto un piccolo esempio di una scena che purtroppo non ci sarà (speriamo che venga recuperata come extra nelle future versioni homecinema, ndr), ed è quando il nonno, Willem Dafoe, dice alle sorelle che ha un tumore al cervello e che morirà entro pochi mesi. Allora lei è riuscita a piangere in cinque modi diversi nello stesso giorno, senza aiuto mio, mentre cambiavamo le sorelle. A una uscivano le lacrime da tutti e due gli occhi, a un'altra solo dal sinistro, a un'altra dal destro, un'altra ancora aveva solo gli occhi rossi, non ho mai visto una cosa del genere. Senza aiuto mio, e tu sai meglio di me che alla maggior parte delle attrici, specialmente italiane, devi sparare il mentolo da tutte le parti!"

Ed ecco come Giannetto De Rossi è entrato nel progetto e le “regole” che ha imposto alla protagonista: "In quanto giovane attrice rampante, Noomi Rapace aveva diritto di scegliere trucco e capelli. Prima hanno fatto una specie di provino con delle parrucche di provenienza inglese ed era una cosa inguardabile, allora lei ha detto che avrebbe chiamato un altro nome, sempre di importanza mondiale. Ma quando questi hanno letto il copione e hanno capito la difficoltà del lavoro hanno detto di no, perché si sono resi conto che era facilissimo sbagliare. Insomma non riuscivano a trovare nessuno e lei è una professionista incredibile, non facile da accontentare. Allora Raffaella le ha detto: “Noomi, io ce le avrei delle persone che possono fare il film (Giannetto lavora con la figlia e la moglie Mirella, - con lui nella foto in alto - che si è sempre occupata dei capelli ed è purtroppo scomparsa un anno fa, ndr), però devo dirti una cosa: sono vecchi e sono amici miei. Informati e poi mi dici”. Lei ovviamente si è informata su internet e ha convenuto che eravamo vecchi, allora Raffaella le ha detto che eravamo più giovani di tanti altri e che ci pensasse, “ma se mi dici sì deve essere sì”. Lei ha accettato e ci siamo incontrati".

Il primo incontro tra protagonista e truccatore: "Al nostro primo incontro Noomi si presenta con un trucco orribile, con fard e ombretti compatti, con la polvere che evidenzia i buchi nella pelle, con un fondo tinta agghiacciante e mi dice “sai io mi trucco così, con questi”. “Ah, io invece trucco con tutte altre cose, però possiamo fare così, io ti trucco con le tue cose” - e lei già sorrideva - poi quando abbiamo finito ti saluto, vado in aeroporto e torno a Roma”. “Ma come?”. Beh, intanto quei trucchi fanno schifo (io ho sempre detto quello che pensavo da giovane, figurati da vecchio), sono orribili, e io sono come un pittore: a un pittore non puoi togliere i suoi colori, le sue sfumature, i suoi pennelli. Anche perché sul tuo viso io devo lavorare con le sfumature, a me i colori me li fanno, tutte le ombre che uso me le hanno fatte apposta, pur essendo fatti dello stesso materiale si sfumano tutti". Allora lei ha capito e per Noomi adesso sono come un padre, non hai idea, mi adora, mi manda settemila mail. Un giorno mi ha mandato una sua foto in un film che io non ho potuto fare e io le ho detto “Fai schifo, ti hanno rovinato, guarda che dopo Seven Sisters tu non puoi sbagliare più niente”. Ed è vero, perché dopo aver recitato in otto modi diversi, che deve fare adesso?"

Un'attrice instancabile: "Io la chiamavo anche Rambolina, perché ha una vitalità fisica che fa spavento. Pensa che una volta ha fatto una scena in cui doveva uscire da una specie di cassonetto dell'immondizia, di quelli grandi, ma era bagnato, è scivolata, ha battuto sotto e si è spaccata, le hanno messo 14 punti, ma lei è riuscita a fare un altro ciak prima di dire “basta, sento che sono bagnata, mi sa che sanguino” e infatti era vero. Dopo 12 ore di lavoro o quello che erano la vedevo correre dietro alla macchina e poi si svegliava alle 3 di notte per andare due ore in palestra. A un certo punto ho dovuto sgridarla come una figlia dicendole: senti ora mi hai rotto le scatole, io so che tu dormi un'ora e mezza a notte, e lei “no, due”. Sono poche, la devi piantare! Le strillavo come un padre alla figlia, e alla fine ha dormito un po' di più. Comunque è stata un'esperienza eccezionale e sono estremamente felice per Raffaella perché questo film in Europa e nel mondo ha avuto un grande successo, in Francia è stato a lungo in testa alla classifica, ha battuto La mummia e altri e queste sono cose che fanno piacere. Da parte mia io sono estremamente orgoglioso, anche se tanto la massa del pubblico non si accorgerà del trucco, penseranno che abbiamo fatto tutto col computer. Ricordo che in Novecento misi la barba a Romolo Valli e non se ne accorse nessuno, pensavano fosse vera, io ho sofferto tanto (ride). E che, le devo far finte? Così forse se ne accorgono!"

Il rapporto col regista: "Io rispetto innanzitutto il regista perché la visione è sua. Noi siamo tutti portatori di pietre, di tessere per fare un mosaico e il mosaico lo compone il regista. Io come trucco ho un certo numero di tessere che gli devo fare secondo la sua visione, cercando per quanto possibile di migliorarla".

Per vedere come Giannetto De Rossi è riuscito a trasformare col trucco Noomi Rapace in otto donne diverse, concretizzando un'idea che sulla carta sembrava impossibile, basterà aspettare il 30 novembre per vedere Seven Sisters al cinema, dove lo porterà Koch Media dopo l'anteprima al Torino Film Festival, nella sezione Festa mobile, alla presenza di Noomi Rapace, del regista Tommy Wirkola, di Raffaella De Laurentis, di Bryan Jones (VSFX Supervisor) e di Giannetto De Rossi.

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Schede di riferimento
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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