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Paolo Taviani è morto, il pluripremiato regista aveva 92 anni. Pupi Avati: "Per lui, il lavoro era la vita"

I fratelli Taviani non ci sono più. Dopo una breve malattia, nella giornata di giovedì 29 febbraio, Paolo Taviani si è spento, all'età di 92 anni. Nel corso della loro brillante carriera, Paolo e Vittorio hanno vinto 5 David di Donatello e la Palma d'oro a Cannes.

Paolo Taviani è morto, il  pluripremiato regista aveva 92 anni. Pupi Avati: "Per lui, il lavoro era la vita"

Addio ai fratelli Taviani, nomi tra i più eminenti nella storia del cinema italiano. Il regista Paolo Taviani, 92 anni, si è spento alle ore 18 di giovedì 29 febbraio, nella clinica villa Pia a Roma. Stando a quanto riportato dai principali quotidiani, Taviani è morto dopo una breve malattia. Accanto a lui, sua moglie Lina Nerli, storica costumista della coppia di autori, e i figli Ermanno e Valentina. Le esequie si terranno lunedì 4 marzo alla Promototeca del Campidoglio, dalle ore 10 alle 13.

Paolo Taviani è nato a San Miniato, in provincia di Pisa, nel 1931. Lui e il fratello Vittorio, scomparso nel 2018, all’età di 88 anni, hanno lavorato insieme per l'intero corso della propria carriera. Sono tanti i titoli indimenticabili diretti dal duo, ed è impossibile non citare La notte di San Lorenzo (1982) - che gli valse il Nastro d’argento per la miglior regia - e Padre Padrone (1977). Quest'ultimo film, autobiografia del pastore sardo Gavino Ledda, divenuto scrittore e filologo, regalò ai fratelli Taviani la Palma d’Oro e il Premio della Critica al Festival di Cannes, consacrandoli nel panorama cinematografico internazionale. Padre Padrone vinse anche il Gran Prix al Festival di Berlino, il David di Donatello speciale e il Nastro d'Argento per la miglior regia.

Alfieri di un cinema civilmente impegnato, per la prima parte della loro filmografia hanno mostrato un costante occhio di riguardo per il passato. Ricordiamo, ad esempio, San Michele aveva un gallo (1971), Allonsanfàn (1974) e Le affinità elettive (1996). A partire dagli Anni Duemila, la denuncia e il rimpianto diventano temi preponderanti nei loro film.La masseria delle allodole (2007), tratto dal bestseller di Antonia Arslan, racconta il genocidio del popolo armeno durante la prima guerra mondiale. Veniamo a Cesare deve morire (2012), vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino e dei due più prestigiosi David di Donatello: miglior film e migliore regia.



L'ultimo film diretto da entrambi i fratelli risale al 2017 ed è Una questione privata, tratto dal romanzo omonimo di Beppe Fenoglio. Dopo la morte del fratello Vittorio, Paolo è tornato dietro la macchina da presa da solo, con Leonora addio (2022), ispirato da una novella di Luigi Pirandello. Il film si è aggiudicato il premio FIPRESCI.

Prima di ammalarsi, Taviani stava lavorando ad un nuovo lungometraggio: Il canto delle meduse. Il progetto, ambientato nel recente e difficile periodo della pandemia, avrebbe visto protagonista Kasia Smutniak e intrecciato quattro storie differenti. Tra queste, quella di Valeria: una donna che, prima di morire, confida alle sue amiche di voler essere sepolta da sola, e non accando al marito che ha sempre detestato.

Paolo Taviani è morto, il ricordo di Pupi Avati

Tra coloro che hanno ricordato affettuosamente Paolo Taviani dopo la tragica notizia della sua morte, c'è il collega ed amico Pupi Avati. Il regista bolognese, 85 anni, ha svelato un commovente rituale che lo legava al fratello di Vittorio Taviani.

Io avevo una consuetudine telefonica con lui, negli ultimi tempi. Era stato dimesso da poco, doveva incominciare a fare un film, era pieno di entusiasmo, io lo caricavo perché per lui, come per me, il lavoro era la vita, non ci sono alternative. Erano telefonate nella prospettiva del futuro, malgrado l'età che lui aveva e io ho Voleva fare un film importante con le energie che gli stavano tornando.

Infine, ha lanciato un'accusa affatto velata: "Le sue telefonate erano veramente uno scambio di rassicurazione reciproca. Voglio ricordare le ingiustizie che ha patito, le emarginazioni che ha subito nel suo lavoro. Leonora Addio è un film meraviglioso che non ha preso nessun riconoscimento e la cosa mi scandalizzò. Era considerato una persona che ormai non faceva più parte del circolo attivo del cinema italiano, invece aveva una prospettiva nitida e tanti progetti. Il rammarico è enorme, non ci posso credere. Mi mancherà moltissimo".

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