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The Legend of Tarzan, 5 ragioni per vederlo dalle dichiarazioni degli attori e del regista

Margot Robbie, Alexander Skarsgaard, Samuel Jackson e David Yates spiegano le particolarità del loro approccio al mito.

The Legend of Tarzan, 5 ragioni per vederlo dalle dichiarazioni degli attori e del regista

The Legend of Tarzan (2016) di David Yates vede Alexander Skarsgaard e Margot Robbie nei panni di Tarzan e Jane, con un cast di contorno che vede impegnati Christoph Waltz (nel ruolo del villain) e Samuel L. Jackson. Perché vedere l'ennesima incarnazione di questo personaggio creato dalla fantasia di Edgar Rice Burroughs nel lontano 1912? Ce lo spiegano i suoi interpreti e il regista.

The Legend of Tarzan, un approccio nuovo

Alexander Skarsgaard ci spiega perché non ha avuto remore nel confrontarsi con Tarzan, già interpretato mille volte da altri attori.

"Mi piace come comincia, introduce questi personaggi in modo sorprendente, tu ti aspetti il gonnellino e "Io Tarzan tu Jane". Invece vedi questa coppia sofisticata nella Londra vittoriana. Non parla dell'uomo selvaggio che si fa strada nella civilizzazione. E' uno che ci si è già abituato e viene costretto a riscoprire le sue radici e il suo animale interiore, era una cosa molto interessante da interpretare."

The Legend of Tarzan, Margot Robbie e la nuova Jane

Jane sarebbe la "damigella in pericolo" per eccellenza, tra letteratura e cinema. In tempi che richiedono un adeguamento dei personaggi femminili a un'emancipazione necessaria, come si può creare una Jane diversa? Margot ci spiega.

"Abbiamo parlato tanto di renderla molto indipendente e capace. Penso che entrambi se la sappiano cavare quando sono lontani, e sono lontani per gran parte del film. Ma abbiamo anche parlato tanto del modo di renderli molto dipendenti uno dall'altra, perché alla fine questa è una storia d'amore. Se non ci credi, non credi nello svolgimento del film. Non volevo insomma sminuire l'aspetto sentimentale, ma volevo anche assicurarmi che lei fosse molto capace, coraggiosa e intelligente."

The Legend of Tarzan e le dominanti di colore

Il regista David Yates ha trovato un modo per caratterizzare l'immagine senza annoiare lo spettatore per la monotonia dell'ambientazione. Ci spiega così il processo mentale che ha portato lui e il direttore della fotografia a questa decisione.

"Rimaniamo nella giungla per un bel po', non volevamo che gli occhi del pubblico si stancassero di vedere sempre il verde. E inoltre, studiando quello che è stato fatto in passato, ci sono tanti modi diversi di farlo che sembrano molto stereotipati, volevamo usare il colore in modo che trasmettesse una certa sensazione. C'è un modificarsi della palette cromatica nel corso del film, fornisce all'occhio una sufficiente evoluzione, e spero si sposi in modo emotivo con ciò che accade sullo schermo."


The Legend of Tarzan e il personaggio vero di Samuel L. Jackson

Nell'ambito di fiction, stupisce che Samuel L. Jackson interpreti nel film un personaggio realmente esistito nella seconda metà dell'Ottocento, George Washington Williams. Un'occasione che l'attore non poteva di certo lasciarsi scappare, come ci spiega.

"A 14 anni fece la guerra civile, poi si unì alla Rivoluzione Messicana contro l'Imperatore Massimiliano. Non so nemmeno se fu un Buffalo Soldier, ma so che combattè anche nelle guerre degli Indiani, uccidendo un po' di Indiani! Fu membro del congresso, un predicatore, uno storico... fece un sacco di cose, ebbe una vita piena, per quanto breve. Sono andato a visitare la sua tomba l'anno scorso a Blackpool."

The Legend of Tarzan, il contributo di Christoph Waltz

Waltz, indimenticabile in Bastardi senza gloria e Django Unchained, veste i panni del villain della situazione, un altro personaggio realmente esistito, Léon Rom, soldato belga amministratore dello Stato Libero del Congo. Yates spiega come l'attore abbia modificato Rom.

"Il personaggio di Christoph nel copione originale è partito come soldato superfigo, macho. Era all'altezza fisica di Tarzan, sapeva usare una spada e una pistola, una sorta di generalissimo. Nella scena iniziale abbatteva venti guerrieri Mbolongo. Abbiamo mandato il copione a Christoph e lui giustamente ha detto: "David, questo non sono io, non sono sicuro di poterlo fare. E poi, non è molto interessante." Propone tante cose, non guarda solo al suo personaggio, guarda la scena, poi la scena all'interno della sequenza. Poi alla sequenza nell'ambito del film. E ti dice: "Il mio personaggio non deve per forza fare questo, non ce n'è bisogno. David, perché non lo tagli?" 


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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