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Kung Fu Panda: la trilogia di arti marziali cartoon nello sguardo di un panda assai simpatico

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Composta da tre capitoli di grande successo, la saga di Kung Fu Panda della DreamWorks è stata uno dei più grandi successi dell'azienda.

Kung Fu Panda: la trilogia di arti marziali cartoon nello sguardo di un panda assai simpatico

Quella di Kung Fu Panda è stata di certo una delle saghe più di successo nella storia della DreamWorks Animation. Si compone finora di tre capitoli cinematografici, Kung Fu Panda (2008), Kung Fu Panda 2 (2011), Kung Fu Panda 3 (2016), nonché di due serie animate, Kung Fu Panda: Mitiche avventure (tre stagioni per Nickelodeon, 2011-2016) e Kung Fu Panda: Le zampe del destino (due stagioni in esclusiva Amazon Prime Video). Ricapitoliamo insieme le peculiarità di ciascun capitolo, facilmente reperibile in formato fisico o digitale in streaming.

Kung Fu Panda: l'inizio della leggenda

Quando il primo Kung Fu Panda è stato concepito, la DreamWorks aveva all'attivo il trionfo di Shrek ma non ancora quello di Madagascar, che sarebbe uscito nel 2005. In effetti l'embrione dell'idea si formò nel 2004, anche se la preproduzione cominciò a decollare nel 2005, quando Jack Black entrò nel progetto come voce ufficiale originale del protagonista. In Italia l'avrebbe sostituito Fabio Volo. Sicuramente gran parte del riscontro ottenuto dal primo atto deriva da una scelta precisa del regista John Stevenson, coautore con Mark Osborne: invece di costruire una parodia del genere kung fu, bisognava abbracciare la cultura cinese sul serio, puntando più a una commedia ironica, ma con una progressione effettiva del protagonista. Il genere sarebbe infatti il cappa & spada cinese, il "wuxia", ma La tigre e il dragone incontra qui l'ironia antropomorfe tipica della tradizione animata statunitense.
Po è un panda imbranato che per imperscrutabili ragioni viene scelto dal saggio Oogway come Guerriero Dragone, al fianco degli altri guerrieri, i Cinque Cicloni, che hanno ben poco rispetto per il nuovo goffo arrivato: sono Tigre, Scimmia, Vipera, Gru e Mantide, allenati dal maestro Shifu. Quando la minaccia dell'ex-allievo Tai Lung si abbatte sulla comunità, l'idea che Po sia l'unica speranza di tutti sembra assai poco credibile... persino a lui!
Costato 130 milioni di dollari, Kung Fu Panda ne portò a casa nel mondo oltre 630, avviando subito la produzione di un secondo atto. Di quella cifra, i 26 milioni cinesi erano solo un'avvisaglia di quali traguardi avrebbe potuto portare questo tipo di gemellaggio culturale cinematografico... la nomination all'Oscar e al Golden Globe per il miglior film di animazione fu la cilegina sulla torta.

Kung Fu Panda 2: un importante primato

Kung Fu Panda 2 ha un significato nella storia dell'animazione, perché è stato il primo lungometraggio animato ad alto budget interamente diretto da una donna, Jennifer Yuh Nelson. In un certo senso si trattò di un premio, perché Jennifer aveva già diretto i titoli di testa 2D del primo atto, all'epoca un inserimento piuttosto spiazzante, in un contesto di ricerca tutto improntato alla CGI. Venendo dall'apprezzamento per il primo capitolo, Kung Fu Panda 2 ha vita facile nell'approndire le dinamiche tra Po, i Cinque Cicloni e il nuovo villain, il pavone Lord Shen, doppiato in originale addirittura da Gary Oldman. Soprattutto, si comincia a esplorare il passato di Po, costruito su quella che è una delle gag più divertenti della saga, la sua adozione da parte dell'oca Mr. Ping.


Un costo leggermente più elevato di 150 milioni di dollari fu giustificato da un risultato leggermente superiore a quello del primo film: 665 milioni al boxoffice. Arrivò un'altra nomination all'Oscar. 92 i milioni rastrellati in Cina: un nuovo mercato stava nascendo. Leggi anche La recensione del film di animazione Kung Fu Panda 2

Kung Fu Panda 3: la famiglia allargata

Codiretto da Jennifer Yuh Nelson con il nostro Alessandro Carloni, Kung Fu Panda 3 alza la posta del gemellaggio culturale di cui sopra, perché ogni scena con dialoghi viene animata con due labiali diversi, per l'inglese e per il cinese mandarino, in modo tale da garantire la massima familiarità dei personaggi col pubblico cinese. Negli anni intercorsi tra il secondo e il terzo capitolo la DreamWorks ha incontrato problemi economici che le hanno fatto perdere terreno rispetto ai concorrenti, quindi l'idea non è peregrina: per un budget sempre sui 150 milioni, il totale degli incassi ammontante a 520 segna un passo indietro, lì dove però la porzione cinese cresce notevolmente, toccando i 154.


Nella storia Po viene posto di fronte a sfide assai delicate. Una è di natura "professionale": Shifu si ritira e gli lascia il ruolo di maestro, proprio quando lo spirito maligno Kai si manifesta di nuovo per rubare l'energia delle cose viventi, il Chi, a tutti gli altri maestri in Cina. L'altra sfida è familiare: non solo gli si presenta davanti il suo padre naturale Li, ma scopre anche l'esistenza di una comunità di panda. Come giostrarsi tra queste due famiglie altrettanto importanti?
Accompagnato da polemiche sull'importanza della famiglia naturale qui in Italia, intavolate da alcuni politici, Kung Fu Panda 3 rimane comunque una degna conclusione della trilogia, seppur non riconosciuta dall'Academy nemmeno con una nomination. Leggi anche La recensione del film di animazione Kung Fu Panda 3

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