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All is Lost: guida al film di sopravvivenza in cui Robert Redford dice un’unica parola

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Alla scoperta di All is Lost con Robert Redford: l'idea del film, l'intervista al protagonista, le curiosità, la lavorazione.

All is Lost: guida al film di sopravvivenza in cui Robert Redford dice un’unica parola

Aveva 77 anni il grandissimo Robert Redford quando ha fatto naufragio in alto mare nel film di sopravvivenza All is Lost - Tutto è perduto. Anche se era circondato da una troupe e galleggiava in gigantesche cisterne d'acqua, l'attore ha dovuto compiere più di un'acrobazia, chiudersi nel disperato silenzio del suo navigatore in solitaria che in 105 minuti pronuncia una sola parola, e dimostrare abilità marinaresche e self-control. Quando ripensa alla lavorazione del film, Bob ricorda giornate in cui erano tutti talmente esausti che nessuno riusciva a parlare, e quando la sera ci si ritrovava, si aveva soltanto la forza di bene un paio di tequila per poi precipitarsi a letto. Va detto, però, che il regista J.C. Chandor aveva proposto a Redford di sostituirlo con una controfigura in diverse scene, per sentirsi rispondere un bel "non se ne parla".
Nel 2013 All is Lost è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes e ha ricevuto ben 9 minuti di applausi. C'è una storia vera alla base del film? Non esattamente. Ci sono tuttavia riflessioni piuttosto profonde fatte dal regista e qualche sua triste vicenda familiare alla base di un mirabile esempio di cinema che la nostra redazione ha ammirato in blocco.

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All is Lost - Tutto è perduto: la breve trama e il trailer

All is Lost - Tutto è perduto vede protagonista un uomo (Robert Redford) disperso nell'Oceano Indiano che tenta in ogni modo di sopravvivere. Tutto ha inizio quando la sua barca, la Virginia Jean, urta un container causando una falla nello scafo che consente all'acqua quasi di affondare l'imbarcazione. Nonostante l'intervento tempestivo per rimetterla in sesto, sia i sistemi di navigazione sia quelli di comunicazione risultano gravemente compromessi. L'uomo cerca in ogni modo di riparare la radio e, quando ci riesce, tenta di inviare immediatamente una richiesta di sos, ma la batteria in esaurimento dell'apparecchio glielo impedisce. A complicare la situazione è una forte tempesta che si abbatte sulla barca, capovolgendola, e buttando il protagonista in acqua. Lo yacht è completamente distrutto e l'unica cosa da fare per salvarsi è abbandonarlo e fuggire su una zattera gonfiabile. Inizia così un lungo viaggio nella speranza di intercettare una nave commerciale che lo faccia salire a bordo. Le sue scorte di viveri, però, si stanno esaurendo…

All is Lost - Tutto è perduto: l'ispirazione del film e i preparativi

Tutto è cominciato nell'autunno del 2010, quando lo sceneggiatore e regista J.C. Chandor faceva spesso la spola fra Manhattan, dove stava montando il suo primo film Margin Call, e Providence, dove abitava con la moglie e i figli. Il treno che lo portava da una città all'altra attraversava il Connecticut, sulle cui coste gli capitava di vedere centinaia di barche, non yacht ma modeste barchette a vela, che giacevano semi abbandonate in attesa che l'inverno finisse. "C'è qualcosa di assurdo nell'immagine di una barca che non prende il mare" gli capitava di pensare. In quei giorni Chandor rifletteva spesso sulla morte. A 19 anni era sopravvissuto a un incidente di macchina che aveva strappato la vita a un suo amico, e a poco più di 30 anni, quando dedicarsi a video musicali e spot pubblicitari cominciava a stancarlo, soffrì non poco per la morte, quasi contemporanea, delle sue due nonne. "A un certo punto" - ha dichiarato al giornalista di The Hollywood Reporter Gregg Kilday che è una delle fonti del nostro articolo - "ho avvertito un fortissimo desiderio di cogliere l'attimo e di considerare ogni giorno come fosse un regalo". Mentre rifletteva su questi eventi, sempre a bordo del treno, Chandor ha iniziato a scrivere una lettera che in realtà era una specie di testamento. Vi si leggeva: "Credo che tutti sarete d'accordo nel riconoscere che ci ho provato. Mi mancherete. Mi dispiace". Il regista ancora non sapeva che dietro quelle parole c'era già una storia, la storia di All is Lost. Per l'esattezza, J.C. aveva appena buttato giù in voice-over con cui comincia il film.
Ciò che è accaduto dopo è noto, ma vale la pena di ripercorrere i fatti. Prima di presentare al Sundance Film Festival Margin Call, Chandor era andato in vacanza in Colorado, dove aveva sviluppato l'idea del film chiudendosi quotidianamente in biblioteca, per arrivare da Bob con una sceneggiatura di 20 pagine che poi è diventata di 31. "Mi ha colpito immediatamente il fatto che il mio personaggio non parlasse" - ha raccontato Redford - "J.C. ha eliminato i filtri e le barriere del dialogo, la voce fuori campo, gli effetti speciali. Cosa è rimasto? Una pura esperienza cinematografica, il che è molto stimolante per me in questa fase della mia carriera perché mi permette di tornare alle radici del mio lavoro di attore".

All is Lost - Un personaggio senza storia e l'intervista a Robert Redford

Quando J.C. Chandor ha consegnato a Robert Redford le 31 pagine di sceneggiatura e ha accettato di discutere con lui del film, non gli ha fornito particolari informazioni sul suo personaggio. Il naufrago in pericolo di vita, sullo script, veniva chiamato semplicemente "il nostro uomo" e il film non spiega perché si ritrovi a navigare da solo in mezzo all'Oceano Indiano. Questa scarsità di dati ha un po’ turbato Robert Redford sulle prime: "Ho trovato questo approccio disarmante" - ha confessato l'attore, mentre il regista ha spiegato: "E’ un personaggio che non va mai messo in discussione. Quanti figli ha? E’ divorziato? E’ sposato? Non ho risposto a nessuna di queste domande. L'unica informazione importante che ho dato a Redford è che il navigatore ha una famiglia e non è un vagabondo che gira il mondo in barca da 20 anni". A ben pensarci, però, il parente più stretto dell'uomo disperso in mare è la sua barca, che rappresenta per lui una specie di grembo materno o di nido, un posto sicuro in cui difendersi dalle avversità del mondo. Della barca, del suo personaggio e del film parla lo stesso Robert Redford in questa intervista esclusiva.

All is Lost – La lavorazione e il suono

Le riprese di All is Lost - Tutto è perduto, che è costato 9 milioni di dollari, sono cominciate a metà del 2012 e il film è stato girato presso i Baja Studios di Rosarito Beach Messico, gli stessi che avevano ospitato Titanic. Le riprese sono durate due mesi, dopodiché la troupe è andata per mare. Chandor, da regista preciso quale è, ha fatto uso di uno storyboard composto da ben 500 disegni, che ha appeso sulle pareti della sala riunioni precedentemente utilizzata da James Cameron. Voleva che tutti si rendessero conto di ciò che il personaggio di Redford vedeva e viveva. J.C. ha chiesto all'operatore di macchina di stare molto vicino all’attore protagonista, prendendo ispirazione dalla maniera di filmare dei fratelli Dardenne, che pedinano gli attori e si incollano ai loro corpi e volti.
Il suono di All is Lost è stato registrato separatamente e poi aggiunto. Il sound supervisor ed editor Richard Hymns ha mixato suoni di repertorio, come sciabordii di barche, e altri suoni li ha registrati a San Francisco, nel giorno in cui c'era una piccola tempesta in arrivo. La baia era vuota, ma Hymns, insieme ad alcuni amici e colleghi, è andato coraggiosamente per mare con la sua attrezzatura. I suoi sforzi hanno valso ad All is Lost - Tutto è perduto la nomination per il miglior montaggio sonoro. Per il film sono stati utilizzati e distrutti 3 yacht.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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