All is Lost - la recensione del film con Robert Redford

03 febbraio 2014
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L'opera seconda di J.C. Chandor è un film sorprendente, capace di affascinare, emozionare e far riflettere.

All is Lost - la recensione del film con Robert Redford

In All is Lost Robert Redford è solitario e unico protagonista, navigatore in difficoltà e poi naufrago nel bel mezzo dell’Oceano Indiano.
In All is Lost ci sono il Caso, la Natura, le capacità intellettuali e fisiche dell’essere umano.
In All is Lost non troviamo solo cinema avvincente e appassionante, ma una seria e attenta riflessione filosofica ed esistenziale.

Nella sfida di Redford - che è contro Caso e Natura abbiamo detto (rispettivamente simboleggiati dal conteiner galleggiante che apre una falla nel suo scafo e dalla tempesta che lo farà soffrire, scuffiare, naufragare), ma anche e soprattutto contro sé stesso - ci sono quindi il Cinema e la Vita, capaci di essere la stessa cosa e di catturare l’attenzione e l’interesse dello spettatore e di non lasciarli mai andare.
Nella sterminata e claustrofobica desolazione dell’Oceano aperto, nella solitudine profonda del protagonista, nel suo ostinato silenzio e nella continua manualità richiesta dalla navigazione e dalla situazione contingente, All is Lost trova gli ingredienti e le condizioni per un racconto ascetico e spirituale, eppure avvincente ed emozionante nel suo continuo alzare la posta in gioco, le difficoltà che il protagonista è costretto ad affrontare.

Con un uso sapiente e attento delle regole marinare e dettagli che faranno felici gli esperti e affascineranno i profani, J.C. Chandor non cattura solo l’essenza del mare e di chi naviga a vela e in solitaria con, ma con straordinaria attualità trova la chiave per raccontare la situazione dell’uomo contemporaneo, sconvolto e sballotato dagli eventi eppure solo, costretto a contare sulle sue forze e sulle sue esperienze per trovare una salvezza, forse immeritata.

La sfida solitaria di questo Redford qui non può non portare alla mente quella del Redford di Corvo rosso non avrai il mio scapo o de Il cavaliere elettrico, dimostrando così, come i sentiti richiami e certe epiche di Hemingway, che la situazione esistenziale di cui parla All is Lost ha radici antiche.
Di quel cinema, e di quella letteratura, Chandor cattura un’essenzialità aspra e ruvida, una dignità e un’equilibrio narrativo che non cede quasi mai e che solo nel finale sembra cedere e aprirsi con poca utilità alla “poesia del mare”, con un incedere subacqueo poco utile e soprattutto con una contraddizione finale che pare minare il ragionamento sulla necessità del rimboccarsi le maniche senza rimanere in attesa di una mano tesa d’aiuto.

Ma fino ad allora, fino ad un difficile tirare le fila che forse avrebbe dovuto avere più coraggio, il coraggio d’inseguire una strada scomoda o perfino destinata alla sconfitta, All is Lost è cinema che toglie il fiato, che conquista, che con la stessa calma e determinazione che è contenuta nei gesti del suo protagonista, e con la sua stessa composta e disperata dignità, costringe chi guarda a fare i conti con sé stesso, a chiedersi se davvero, come fa Redford in apertura di film, abbiamo provato ad essere sinceri, forti, gentili, ad amare, a essere giusti.

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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