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Roberto Benigni è Geppetto nel Pinocchio di Garrone: "mi manca solo la Fata Turchina; ma in Pinocchio farei anche la Balena"

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Dopo aver diretto e interpretato la sua versione di Pinocchio, il grande attore toscano si è ritrovato nel ruolo di Geppetto per volontà di Matteo Garrone. Il film sarà al cinema il 19 dicembre.

Roberto Benigni è Geppetto nel Pinocchio di Garrone: "mi manca solo la Fata Turchina; ma in Pinocchio farei anche la Balena"

"Non mi ricordo quale sia stato l'ultimo Pinocchio visto in Italia, ma questo Pinocchio di Garrone è bellissimo!"
Così esordisce Roberto Benigni nel corso della presentazione alla stampa del film che riporta al cinema la fiaba di Carlo Collodi: con una battuta autoironica che fa chiaramente riferimento al suo sfortunato film del 2002 e facendo i complimenti al regista che l'ha voluto nel ruolo di Geppetto.
"Garrone uno dei più grandi registi di tutti i tempi," prosegue il toscanaccio più amato d'Italia, che come sempre è un fiume in piena. "È un pittore, è capace di comporre immagini straordinarie che richiamano tantissime opere, dal lavoro dei macchiaioli fino a Bosch, ma ancora più è uno che sa raccontare. Perché le immagini da sole non bastano, ci vuole il racconto, uno che sappia raccontarle. Matteo è un grande regista, perché con il suo racconto ci emoziona, ci commuove e ci diverte. Per me, fare Geppetto dopo essere stato Pinocchio, e farlo in film così pieno d'amore," prosegue, "è stata una cosa meravigliosa, una straordinaria opportunità: gli ho detto di sì ancora prima che me lo chiedesse, perché a un personaggio così e a un regista così non si può dire di no. 'Benigni!,' mi son detto poi, 'ora ti manca di fare solo la Fata Turchina'. Ma io amo così tanto Pinocchio che farei anche la balena!"

"Abbiamo fatto un percorso assieme che è partito quando gli ho portato un'immagine, elaborata a partire di una sua foto, di come lo immaginavamo nel film, segnato dalla povertà e dal tempo," racconta Garrone. "Roberto ha accettato la sfida, trasformandosi come mai prima d'ora." "Quell'immagine mi ha colpito tantissimo," ricorda Benigni. "In quella foto ero come mio nonno. Ero diverso, ma ero profondamente io."
Sul set, racconta il toscano, "ho seguito il sentiero di Matteo, che come Antonin Artaud tiene sempre una porta aperta, sembrava che sembrava Rossellini per come era attento a qualsiasi cosa accadesse attorno a lui ed era pronto a farlo entrare nell'inquadratura e nel film. Il suo è cinema scritto, scritto come con la biro, e io ho solo seguito le sue indicazioni."

Come già Matteo Garrone, anche Roberto Benigni pone un accento particolare sulla storia d'amore tra padre e figlio della fiaba di Collodi. "E Geppetto è il padre più famoso del mondo, come San Giuseppe, entrambi con questi figli adottivi, entrambi falegnami," dice. "Qualcuno poi si ricorderà che ero stato già padre, in precedenza, in La vita è bella, e quel padre, con le sue bugie, era un po' un Pinocchietto, come mi chiamavano fin da quando ero bambino."
Un Geppetto, quello del Pinocchio di Garrone, del quale è messa in particolare evidenza la condizione di povertà. "Povero è la parola che più si ripete nel libro di Collodi," spiega Benigni. "Povero, e anche fame, casa, babbo: un po' come E.T.. Quella che raccontiamo è una povertà che è madre di tutte le ricchezze, non dignitosa - che sarebbe troppo piccolo borghese. Nelle scene iniziali ho pensato molto a Chaplin, che è il padre di tutti noi e di tutte le povertà. Ma Geppetto alla fine, povero com'è, è anche l'uomo più ricco del mondo, e la sua ricchezza è quella dell'amore e della vita."
Secondo il comico toscano, "Pinocchio è una cosa di tutti, è universale, fa parte della nostra storia e della nostra vita. Se vai al bar a prendere un caffè, Pinocchio è lì tra la gente. È ovunque e per tutti, è come il sole. Pinocchio," prosegue irrefrenabile, "va oltre la classicità, chiedere cosa ti affascini di questa storia è come chiedere cosa ti affascina del mare. Il libro di Collodi è grande letteratura, è un libro divinatorio - Fellini lo apriva a caso e puntava il dito per trovare ispirazione in qualche passaggio -, è un libro iniziatico, pieno di simbolismi, metafore e allegorie, e insegnamenti che sa soli sarebbero noiosissimi ma ti arrivano invece tramite trovate incredibili. È un libro che è andato oltre il suo autore, è come la Divina Commedia, l'Iliade, il Don Chisciotte."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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