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Suspiria 40 anni dopo: gli psichedelici colori del Male

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Che effetto fa rivedere oggi al cinema, in versione restaurata, il capolavoro di Dario Argento.

Suspiria 40 anni dopo: gli psichedelici colori del Male

Anche se Profondo Rosso da noi è considerato più o meno unanimemente il capolavoro di Dario Argento, confessiamo che il suo film che preferiamo in assoluto è da sempre quello più popolare all’estero, Suspiria, per una serie infinita di motivi che la visione sul grande schermo non può che ribadire. Perché è al tempo stesso il film più astratto, favolistico, colto e immaginifico del regista, che lo scrisse assieme alla compagna Daria Nicolodi. Colto perché mette insieme non solo Thomas De Quincey che è la fonte originale della storia delle Tre Madri, ma i fratelli Grimm, Escher, James Frazer e il suo “Ramo d'oro”, l'espressionismo tedesco e l'art deco, i film di Mario Bava e il ciclo di Poe di Roger Corman, il folclore e la fiaba, la Foresta Nera e la magica Friburgo, ma anche una piazza notturna (un luogo nero di Monaco, dove Hitler ha tenuto le sue adunate) che sembra un De Chirico horror, senza soluzione di continuità, diegeticamente e visualmente, creando un ibrido surreale ed estremamente spaventoso da cui emergono come dal calderone delle streghe di Macbeth suggestioni antiche e moderne.

La musica dei Goblin è la sintesi perfetta di questa operazione – che oggi definiremmo banalmente di contaminazione, ma che certo banale non è  – col suo misto di antico e moderno, strumenti tradizionali ed elettronici come il bouzouki e il moog, uniti alla voce di Claudio Simonetti che sussurra parole incomprensibili e a rumori indecifrabili che ne fanno il perfetto accompagnamento di una sarabanda infernale. Se quarant'anni fa, quando uscì nelle sale il primo febbraio del 1977, Suspiria fu accolto con scetticismo se non negativamente dalla critica italiana (da Kezich e Morandini in primis, mentre Grazzini ne colse il carattere di pietra miliare del genere), rivedendolo al cinema in una versione magnificamente restaurata in 4K a partire dal negativo originale, è facile capire perché sia al tempo stesso un classico e un'anomalia in un cinema che è figlio non solo della mente di un autore geniale ma anche di un'epoca. Solo negli anni Settanta si poteva osare tanto e l'horror riusciva ad essere così innovativo.

Suspiria è un film totalmente sperimentale, negli effetti speciali e nella splendida fotografia di Luciano Tovoli, con le stoffe colorate poste di fronte alle lenti, a far sembrare dipinti i volti delle protagoniste e i suggestivi ambienti. È un film tutto al femminile, con poche e irrilevanti presenze maschili e dove, non avendo potuto scritturare per ovvi motivi attrici dodicenni, Argento fa comportare le sue ballerine in modo infantile e dispettoso. È una tavolozza di colori saturi, anch'essi personaggi del film: fucsia, giallo, verde, rosso, azzurro sono carichi, innaturali, psichedelici ma nitidissimi, spinti all'estremo come la storia e il delirio delle geometrie liberty, delle scale e delle vetrate in cui si svolge e dove vengono uccise le allieve dell'accademia. L'estremo è la cifra stilistica del film: la pioggia non cade, si abbatte letteralmente come un castigo divino sulla protagonista al suo arrivo all'aeroporto, il vino macchia il lavabo di Susy come sangue, la morte colpisce sempre con un senso scenico che ancora oggi in sala strappa l'applauso.

Nessun particolare è lasciato al caso e tutto è suggestivo e richiama alla mente dello spettatore attento altri riferimenti: la cuoca (Franca Scagnetti, una grandissima caratterista del nostro cinema) e il ragazzino muto (Jacopo Mariani, già in Profondo Rosso) con l'abito di foggia antica, sembrano entrambi usciti da un quadro di Goya, mentre il servitore mostruoso pare materializzato da un horror gotico (magari Frankenstein), il corridoio magico che porta all'antro della Regina Nera, la Mater Suspiriorum, è un girone degli inferi decorato da scritte esoteriche in lingue e alfabeti antichi. Aggiunge valore al film anche la perfetta scelta degli attori: la dolce Susy Benner di Jessica Harper, all'epoca conosciuta per Il fantasma del palcoscenico di Brian De Palma, che sotto l'apparenza di vittima sacrificale sfodera una volontà di ferro, coraggio e un pragmatismo tutto americano. Tra le ragazze c'è la compianta Susanna Javicoli, attrice e direttrice del doppiaggio, spesso in scena con Carmelo Bene, nel ruolo di Sonia e Stefania Casini un anno dopo Novecento, bravissima in quello di Sarah. Ci sono poi un giovanissimo Udo Kier, pre Fassbinder e Von Trier ma dopo i bizzarri horror di Paul Morrissey, Flavio Bucci, squisito nel ruolo del pianista cieco (dello stesso anno è il suo grande successo televisivo Ligabue), l'efebico Miguel Bosé nella parte di un “chiacchierato” ballerino, un caratterista principe come Renato Scarpa nel ruolo del medico.

Ma soprattutto ci sono loro, le signore del male: la splendida, minacciosa, terribile Alida Valli, una kapò dal volto arrossato e dalla voce autoritaria e cattiva prestata al mondo dell'occulto e la sofisticata Joan Bennett nella parte di madame Blanche. Dario Argento non si trattiene e non si risparmia. La visionarietà e la maestria tecnica sono da sempre la sua cifra stilistica e dunque sceglie sempre nuovi sguardi, nuove inquadrature (dice 1300, non le abbiamo contate), ognuna un nuovo tassello di costruzione dell'angoscia, per comprre un film che resta impresso nella retina di chi lo guarda come l'immagine dell'assassino in Quattro mosche di velluto grigio. È vero, probabilmente Profondo Rosso – che comunque è un giallo – è più risolto in fase di scrittura, più logico, in un certo senso più classico. Ma Suspiria è la gioia e la libertà della creazione pura, sono gli occhi gialli fuori dalla nostra finestra, è L'uccello dalle piume di cristallo che riappare nell'anticamera della Regina Nera, sono gli effetti speciali sul set, che ricordano un po' L'esorcista un po' quelli precursori del grande Mario Bava (che con Argento collaborerà in Inferno).

Oggi qualcosa può apparire datato o ingenuo e probabilmente molti tra gli spettatori più giovani non sono abituati ai ritmi dilatati della storia (dopo tutto il body count è di sole tre vittime, niente rispetto agli horror successivi) ma chi entra nell'Accademia assieme all'ignara Susy, accompagnato dalla voce di Dario Argento che ci fa da Virgilio in questo mondo infero, ne uscirà con una sensazione di disagio attaccata addosso come una ragnatela e spaventosa come un pipistrello impigliato tra i capelli. Oggi, come 40 anni fa, la splendida, colorata magia (nera) di Suspiria si ripete e la sua immaginifica follia che non conosce logica umana ci conquista ancora.

Leggi anche: Suspiria torna al cinema restaurato in 4k: 20 curiosità e le sale dove vederlo.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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