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Stanley Kubrick: a vent'anni dalla morte è sempre una leggenda ineguagliabile

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Molti hanno scavato come lui, ma soltanto lui ha trovato ogni volta quel giacimento di viscerale autenticità.

Stanley Kubrick: a vent'anni dalla morte è sempre una leggenda ineguagliabile

LEGGENDA
Se fosse un sostantivo, Stanley Kubrick avrebbe una definizione come questa: essere umano, impeccabile narratore per immagini di storie inquietanti che nell'arco di quarant'anni dirige una decina di film, un capolavoro dietro l'altro, e diventa una leggenda del cinema. 
Nato a New York il 26 luglio 1928 e morto a Harpenden in Inghilterra il 7 marzo 1999, Stanley Kubrick se n'è andato venti anni fa.
Esistono aggettivi derivati da quei registi che hanno stabilito un proprio stile, originale e incisivo. Felliniano, lynchiano, tarantinesco, spielberghiano sono termini riconosciuti dall'Oxford English Dictionary così come lo è kubrickiano. Eppure Stanley Kubrick sarebbe il solo a poter reggere un intero sostantivo, volto a identificare l'assoluta unicità del suo contributo alla settima arte.

VERITÀ
Sì, il cinema è una forma d'arte, non bisogna dimenticarlo, e come tale ha il potere di solleticare la sensibilità di chi ne è testimone. Kubrick ha usato questo mezzo espressivo per indagare lo spettro delle contraddizioni umane e lo ha fatto realizzando film che di visione in visione guadagnano in profondità introspettiva, scuotono lo spirito, sovvertono i giudizi dei critici, scavalcano generazioni, si fanno beffe dell'usura del tempo.
La lista di filmmaker che hanno contribuito in maniera fondamentale ai centoventi anni di arte cinematografica è lunga. Ma Kubrick non è stato soltanto uno stilista dell'inquadratura o un intrattenitore o un provocatore. Come gli altri ha perlustrato, scavato e sperimentato. A differenza degli altri lui ha trovato. In ogni film ha rintracciato ciò che cercava.
Non ha imitato nessuno, è un autodidatta che per nostra fortuna ha condotto la sua ricerca nel modo a lui più congeniale, attraverso la trasparenza (verità) e la curvatura (distorsione) di una lente.

DISTORSIONE
Solo con il controllo autoriale totale poteva scavare fino a scovare il giacimento di autenticità viscerale, indispensabile per sedurci con l'immagine e turbarci con il soggetto. Controllo totale, nessun compromesso.
Sappiamo che era un perfezionista, ossessivo, morbosamente avvinghiato alla creazione delle sue opere e per queste caratteristiche, socialmente non gestibile né digeribile da chi aveva a che fare con lui. Ad ogni modo non poteva che essere così, umanamente distorto lui in prima persona per poter mettere in discussione l'essere umano. Con costanza e coerenza. Come? Ponendo al centro di ognuna della sue storie l'elemento cardine della nostra razza: la coscienza.

COSCIENZA
Ciò che ci differenzia da ogni altra specie vivente su questo pianeta è la coscienza, dono e condanna allo stesso tempo. Kubrick ha preso storie esistenti decuplicandone la potenza per accedere a quelle stanze dell'inconscio che fanno a cazzotti con la ragione e che mandano in corto circuito la nostra identità di individui.
Siamo adulti confusi dalla purezza dei bambini (Lolita, 1962).
Siamo capaci di ridere di una satira sulla guerra fredda, nonostante ci servano altri due decenni prima di porvi fine (Il Dottor Stranamore, 1964).
Siamo scimmie di fronte a monoliti di cui non comprendiamo il significato ed il meglio che riusciamo a fare è usare ossa come armi (2001: Odissea nello spazio, 1968).
Siamo nichilisti violenti perché ci sentiamo oppressi dalla società e vogliamo reagire (Arancia meccanica, 1970).
Siamo furfanti ed arrivisti, condannati all'ironia della sorte intrappolata nella stessa spirale di eventi (Barry Lyndon, 1976).
Abbiamo ossessioni latenti e l'isolamento ci conduce alla follia (Shining, 1980).
Siamo in guerra con un nemico che non vediamo, finché non comprendiamo di essere il riflesso di noi stessi (Full Metal Jacket, 1987).
Siamo in crisi matrimoniale, ma anche soltanto arrivare davanti a un'opportunità e scegliere di non coglierla può farci crescere più di quanto possiamo immaginare (Eyes Wide Shut, 1999).

ATTESA
Uno Stanley Kubrick è un regista che diventa leggenda. Quanti altri Stanley Kubrick ci sono al mondo? Con quei tratti caratteriali e quell'esigenza di rivoltare il tappeto esistenziale per vedere cosa c'è sotto, qualcuno c'è, questo è sicuro. Ma a quanto pare non è attraverso il cinema che questi Kubrick si stanno esprimendo, perlomeno non il cinema di questo inizio di XXI secolo.
Dovremo ancora aspettare e aspettare e aspettare prima di incontrare uno Stanley Kubrick. Potrebbe essere una lunga attesa, ma sapremo essere saldi e pazienti, con lo sguardo gelido come se fossimo rimasti ibernati in un labirinto di siepi.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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