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Film che fanno pensare positivo: Il Diario di Bridget Jones

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La commedia con Renée Zellweger, Colin Firth e Hugh Grant è una ventata di leggerezza per chi è single e per chi trascorre le giornate sconsolato in pigiama.

Film che fanno pensare positivo: Il Diario di Bridget Jones

Forse non fa bene al cuore di tutti, forse è catartico e consolatorio solo per le divoratrici di quel genere letterario "for women only" chiamato Chick-literature, ma Il Diario di Bridget Jones è una di quelle commedie che, soprattutto alle single trentenni e quarantenni, mette un'insana allegria. Quando Richard Curtis e gli altri sceneggiatori si mise al lavoro sul copione, il romanzo, pubblicato nel 1996, era già un best-seller e in Inghilterra qualcuno lo considerava un nuovo "Orgoglio e pregiudizio", con le dovute differenze, si intende, anche se tanto nel libro di Helen Fielding quanto nel romanzo forse più bello di Jane Austen, c'era un personaggio che di cognome faceva Darcy e che con la protagonista della storia aveva un rapporto di odio e amore. Nemmeno i critici letterari più paludati hanno potuto ignorare "Il diario di Bridget Jones", tanto che uno di costoro scrisse su The Guardian, nel 2007, che si trattava di uno dei dieci romanzi che meglio definivano il ventesimo secolo, insieme a "Cuore di tenebra", "Il grande Gatsby", "Il diario di Anna Frank", "Il giovane Holden". Come la sua fonte di ispirazione, anche il film di Sharon Maguire ha un valore archetipico, oltre a un ritmo scoppiettante e a performance brillanti.
Ovviamente ognuno ama a modo suo Il Diario di Bridget Jones, e visto che, citando e modificando una celebre frase di Arturo Pérez Reverte, possiamo affermare con tranquillità che "tutti i film parlano di noi", allora è chiaro che le vie dell'identificazione possono risultare molteplici. Qui sotto, in ogni modo, trovate i motivi per cui noi riteniamo la commedia con Renée Zellweger, Hugh Grant e Colin Firth il prototipo del feel-good movie, o più semplicemente un antidoto contro angoscia, tristezza e frustrazione.

Renèe Zellweger: un'ottima scelta

Le prime attrici contattate per il ruolo di Bridget Jones furono Helena Bonham Carter, Cate Blanchett, Emily Watson, Rachel Weisz. Quando nel 2000 fu annunciato che il ruolo sarebbe andato alla texana Renée Zellweger, scoppiò Caporetto. In cielo si levarono, da parte delle cultrici del libro della Fielding, "alti lai", come avrebbe detto Dante Alighieri, ma chi protestò dovette ricredersi una volta uscito dal cinema: la Zellweger spaccava davvero! Renée mise su 20 chili, si fece aiutare dalla stessa dialogue coach che aveva istruito Gwyneth Paltrow per Shakespeare in Love e non tornò mai al suo accento americano durante tutte le riprese. Noi l'abbiamo amata per i suoi sorrisi, per la sua capacità di padroneggiare la comicità slapstick, per la sua aria soddisfatta mentre cammina verso Piccadilly Circus dopo aver fatto cadere nella sua tela il playboy Daniel Cleaver, per i suoi mutandoni ascellari preferiti alla micro lingerie di pizzo che qualsiasi altra avrebbe sfoggiato e per quella memorabile scena in cui, con indosso un pigiama rosso con i pinguini, canta "All by myself" bevendo litri di vino. Anche Hugh Grant e Colin Firth se la cavano egregiamente, soprattutto quest'ultimo, che viene ricordato, in un capitolo del romanzo, nella scena del serial della BBC Orgoglio e pregiudizio nella quale, proprio nei panni di Darcy, esce da un lago con la camicia appiccicata al torace e semitrasparente. Nel film Firth distrugge il mito di quel Darcy là, sfoggiando, nel giorno di Natale, un orribile maglione con il muso di una renna che è diventato uno dei simboli de Il Diario di Bridget Jones.

Voce del verbo essere single

Chi non è donna e non è stato single nel momento in cui tutti gli amici (o meglio le amiche) si fidanzavano con persone meravigliose, restavano incinte, organizzavano baby shower e, un po’ più tardi, spingevano costose carrozzine, non lo può capire: non avere un fidanzato, per una fanciulla, può essere un'esperienza devastante. Il film ha il coraggio di ammetterlo. L'essere umano, del resto, è fatto per l'aggregazione, la condivisione. Trascorrere il capodanno o la sera di San Valentino senza una dolce metà anche temporanea può portare alla depressione, diciamocelo. Ovviamente Il Diario di Bridget Jones racconta tutto questo divertendo, ma il senso di non appartenenza ed estraneità che Bridget prova durante una cena di coppie rende chiaro il concetto, e ha la sua "amplificazione" nella sequenza della festa mascherata che poi non è più in maschera alla quale la nostra eroina si presenta vestita da coniglietta. Il film, come il libro, ci racconta che, ancora adesso, la singletudine è, per una donna, un marchio quasi di infamia, tanto quanto il non avere figli. Un uomo single spesso "è uno che ha capito tutto", una donna invece è una zitella, a meno che non sia una pantera super-sexy. Bridget Jones inoltre, rappresenta orgogliosamente l'anti angelo del focolare. La signorina inglese è disordinata e quando cucina usa lo spago colorato, facendo un sughetto per l'arrosto di colore azzurrino. La biondina dalla gonna sempre più corta è perfino sboccata e beve come Trinchetto di Braccio di Ferro, e inanella una serie di gaffe. Non ha insomma una scopa nel sedere, come direbbe qualcuno. Anche in questo è contemporanea, e anche per questo Marc Darcy la ama, e infatti le dice: "Mi piaci così come sei". Ecco, molto meno superficiale di quel che sembra, Il Diario di Bridget Jones ci insegna a piacerci così come siamo, nella buona e in particolare nella cattiva sorte. 

Potete vedere in streaming Il Diario di Bridget Jones su Tim Vision, Google Play, Rakuten Tv, iTunes.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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