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Dune prima di Parte Due: il mito e la sfida dell'adattamento

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Con l'arrivo in sala dell'attesissimo Dune - Parte Due oggi 28 febbraio con Warner Bros. Pictures, passiamo rapidamente in rassegna le radici di questa saga di fantascienza, creata dallo scrittore Frank Herbert e già trasposta una volta al cinema e in tv, prima dell'ultima versione firmata Denis Villeneuve. Passando per un sogno mai realizzato.

Dune prima di Parte Due: il mito e la sfida dell'adattamento

Dune - Parte Due è nelle sale italiane dal 28 febbraio con Warner Bros. Pictures, concludendo l'adattamento del romanzo omonimo di Frank Herbert, dopo l'uscita nel 2021 del primo atto Dune. Interpretata da Timothée Chalamet nel ruolo di Paul Atreides, con un cast ricchissimo, questa rilettura del mito della fantascienza è quella che sta convincendo un po' tutti, nonostante il pianeta Arrakis rimanga un'ambientazione che ha mantenuto il suo fascino anche attraverso gli altri tentativi di trasporla in forma di audiovisivo...



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Dune, la saga dei romanzi di Frank Herbert

La saga letteraria di Dune comincia nel 1965 col romanzo omonimo, scritto da Frank Herbert (1920-1986) e arrivato in Italia nel 1973 per i tipi dell'Editrice Nord. Un pianeta pomo della discordia, Arrakis: vi si può raccogliere la preziosa "Spezia". L'Imperatore Shaddam IV ha a sorpresa affidato alla casata Atreides la gestione delle sue risorse, sottraendola alla famiglia storica, i bellicosi Harkonnen. C'è un motivo: l'imperatore, temendo la crescente popolarità del Duca Leto Atreides, ha voluto così nascostamente liberarsene, spalleggiando di nascosto la reazione violenta degli Harkonnen. Non tutto va secondo i piani: il figlio di Leto, Paul Atreides, sopravvive insieme a sua madre Lady Jessica, adepta dell'ordine mistico delle Bene Gesserit. Dispersi nel deserto di Arrakis, i due trovano rifugio presso la sfruttata popolazione locale dei Fremen. Questi ultimi attendono un Messia. È Paul?
Il romanzo divenne subito popolarissimo, raccogliendo i premi Hugo e Nebula dedicati alle migliori opere di fantascienza. Herbert proseguì la saga con "Messia di Dune" (Dune Messiah, 1969), "I figli di Dune" (Children of Dune, 1977), "L'imperatore-dio di Dune" (God Emperor of Dune, 1981), "Gli eretici di Dune" (Heretics of Dune, 1984) e "La rifondazione di Dune" (Chapterhouse Dune, 1985), dedicando a essa gran parte della sua carriera e vita.

Dune, il primo fallito adattamento di Alejandro Jodorowsky

Il visionario regista cileno Alejandro Jodorowsky decise di portare Dune sul grande schermo, poco dopo aver completato La montagna sacra (1973). Il suo era un progetto ambiziosissimo, che per la portata dei collaboratori coinvolti anticipò la carriera di alcuni di questi nel mondo del cinema: H. R. Giger e Moebius al design, i Pink Floyd alle musiche, Orson WellesMick Jagger e Salvador Dalì nel cast. Obiettivo: creare (testuali parole) un'esperienza LSD al cinema senza aver bisogno di assumere droghe. Un'opera che avrebbe ridefinito secondo Jodorowsky l'intera visione della cinematografia. Tre ore per un viaggio, prima ancora che per un lungometraggio. La produzione non decollò mai, ma rimase un esteso lavoro di preproduzione, comprendente uno storyboard completo. Questo primo mancato Dune cinematografico è stato il soggetto del documentario Jodorowsky's Dune del 2013. Parte comunque degli spunti di Dune sono rientrati in Star Wars, che però li addolcisce ibridandoli con uno spirito alla Flash Gordon.

Dune, il fiasco di David Lynch, che la prende con filosofia

"Sono sollevato, perché ho visto il film ed è una merda", pare abbia detto un frustrato Jodorowsky, dopo aver visto il Dune (1984) di David Lynch. Concepito da Dino De Laurentiis come kolossal molto meno estremo del progetto precedente, a dispetto del coinvoglimento di un altro visionario come David, il film costò sui 40 milioni di dollari, non riuscendo a raggiungere nemmeno quella cifra al botteghino americano. Una lavorazione tutt'altro che semplice, attraverso la quale Lynch decise di confrontarsi con un tipo di produzione magniloquente che non faceva davvero per lui: a posteriori, non ce l'ha nemmeno con la presenza ingombrante di un colosso del cinema come Dino. In realtà la versione arrivata al cinema, di due ore, non è quella di tre ore che Lynch aveva in mente, ma accettò di collaborare con Dino e Raffaella De Laurentiis per alleggerire il tutto. L'edizione estesa poi creata per la tv è stata disconosciuta dal regista. Se non altro il film permise a Lynch di incontrare il mitico Kyle MacLachlan (qui Paul), nonché di dirigere tra gli altri Jürgen Prochnow, José Ferrer, Brad Dourif, Linda Hunt, Patrick Stewart, Max von Sydow, Sean Young, Sting, Silvana Mangano e Virginia Madsen.

Dune, le miniserie per la tv

Probabilmente per il grande pubblico sono gli adattamenti meno noti del Ciclo di Dune: si tratta di due miniserie (tre puntate ciascuna), intitolate Dune - Il destino dell'universo (2000) e I figli di Dune (2003), e hanno un'estetica meno meditata e curata rispetto agli altri adattamenti. In entrambi è Alec Newman a interpretare Paul Atreides, al fianco del compianto William Hurt (Leto), Saskia Reeves (Lady Jessica), Ian McNeice (Vladimir Harkonnen), Giancarlo Giannini (Shaddam IV), Julie Cox (Principessa Irulan) e Barbora Kodetova (Chani). C'è qualche sommovimento di casting tra la prima e la seconda serie, perché per esempio Alice Krige sostituisce Reeves come Lady Jessica, però questi adattamenti, che si spingono oltre nella cronologia delle opere di Herbert, hanno una discreta reputazione presso gli appassionati. Sicuramente la loro esistenza ha tappato la falla di un mancato articolato adattamento dei romanzi, pur non lasciando il segno sul piano spettacolare.

Dune II, una pietra miliare dei videogiochi

Era abbastanza scontato che un movimento commerciale intorno a un marchio così potente generasse anche videogiochi. Se sentiamo però il bisogno di sottolinearlo in questo caso è perché un titolo in particolare, Dune II dei Westwood Studios, pubblicato nel 1992-1993 dalla Virgin Games e quindi lontano dalle versioni cinematografiche e televisive dei libri, ha mantenuto alta la popolarità del mito con grandi ambizioni nel game design. Mettendo il giocatore nei panni del comandante di una casata (Atreides, Harkonnen oppure l'inedita Ordos), lo portava a dominare Arrakis e a gestire il raccolto e il commercio della spezia: la dinamica del gameplay miscelò elementi diversi in modo così originale da definire i canoni del genere videoludico che poi da allora fu sempre più spesso definito "strategia in tempo reale". Spalancò definitivamente le porte di una nuova era.

 

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