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Christian Petzold e le traiettorie del desiderio: intervista al regista di Il cielo brucia

Al Torino Film Festival, dove questo suo nuovo film è stato presentato in anteprima italiana, ci siamo seduti assieme al più acclamato degli autori tedeschi contemporanei, che ci ha raccontato intenzioni e ispirazioni per Il cielo brucia.

Christian Petzold e le traiettorie del desiderio: intervista al regista di Il cielo brucia

Debutta giovedì 30 novembre nei cinema italiani Il cielo brucia, il nuovo film del più acclamato regista tedesco contemporaneo, Christian Petzold, premiato con l'Orso d'Argento Gran Premio della Giuria alla scorsa edizione della Berlinale.
Interpretato da un cast nel quale spicca la presenza della splendida attrice Paula Beer, che con il regista ha lavorato anche in La donna dello scrittore e in Undine (che le è valso un Orso d’argento nel 2020 come migliore attrice), ma che comprende anche Thomas Schubert, Langston Uibel e Enno Trebs, il film è molto vicino a quello che normalmente definiremmo una commedia, una commedia in questo caso venata da una serie di risvolti filosofici e simbolici che confermano l'abituale spessore tematico del regista.
La storia è quella di due giovani amici berlinesi che decidono di trascorrere alcuni giorni d'estate nella casa isolata in un bosco sulle coste del Mar Baltico della famiglia di uno di loro. Uno è Leon, scrittore in crisi che sta faticosamente terminando il suo secondo romanzo, l'altro il più spensierato Felix che sta preparare un portfolio fotografico per entrare in un’accademia di belle arti. Convinti di esser soli, i ragazzi scoprono che nella casa è già ospite Nadia, bella e disinibita ragazza che attira subito le attenzioni di Leo, anche se Nadia ospita spesso il bagnino locale, dal quale anche Felix si sente attratto.
Tra questi quattro personaggi si instaurano rapporti precari e mutevoli, che mettono a nudo le problematiche di ciascuno di loro. Quando sembra instaurarsi una certa armonia l’arrivo dell’editore di Leon riporta tensione, ma l’atmosfera vacanziera viene minacciata soprattutto da un grande incendio boschivo, che lentamente sembra accerchiare la villa e rendere tutto ancora più precario.
Ecco il trailer italiano originale di Il cielo brucia:

Il cielo brucia è stato presentato in anteprima italiana al Torino Film Festival, dove era accompagnato dal suo regista, Christian Petzold.
Seduto per una manciata di minuti assieme a lui, in una sala tormentata da rumori continui che sembravano un po' divertire e un po' esasperare il regista, ho avuto modo di chiedergli qualcosa su un film che pare raccontare secondo coordinate insolite le traiettorie del desiderio. Un desiderio che non è solo fisico o sessuale, ma anche esistenziale, professionale, che riguarda l'idea di noi stessi e il nostro posto nel mondo.
"Dopo i titoli di testa che è lui stesso a leggere, Godard nel Disprezzo fa girare la macchina da presa verso noi spettatori e poi appare una citazione in cui ci dice che il cinema è il luogo del nostro desiderio. Per me è esattamente così", ha detto Petzold. "Non esistono film interessanti che non trattino il tema del desiderio, e sono tantissimi i film che rappresentano il desiderio stesso".
Un desiderio che, nel Cielo brucia, Petzold rappresenta a sua volta anche attraverso le architetture: "La casa dove si svolgono le vicende del film l’abbiamo costruita noi appositamente: è una casa tutta fatta di finestre, porte, passaggi, corridoi, uno spazio architettonico costruito attorno al desiderio, composto da serie di luoghi che sono visibili, teoricamente accessibili, ma sempre difficili da raggiungere, che rendono il passaggio difficile. Tutto Il cielo brucia è fatto di passaggi: ci sono anche quello per arrivare al mare, attorno alla siepe, l’ospedale è rappresentato come un lungo corridoio, ci sono i sentieri nel bosco: tutto questo è desiderio. Il cielo brucia è un film sul perdersi e sul desiderare".

Riguardo l'idea del fuoco che incombe, Petzold mi dice di aver pensato molto "a tutti quei film che parlano di estate e gioventù, che sono ambientati nel corso di quella che è l’ultima estate dei protagonisti prima dell’età adulta, prima di iniziare a lavorare. È di solito la loro ultima estate di libertà, e noi sappiamo sempre che quella loro libertà sta per finire. In questo caso non ho voluto raccontare l’ultima estate dei protagonisti, ma quella che è vista come  l’ultima estate in assoluto: ci sono gli incendi, il cambiamento climatico, il livello del mare che si alza. Quando gli esseri umani agiscono sul mondo, la storia del mondo cambia e bisogna capire come raccontarlo".
Nonostante tutto questo, Il cielo brucia, come detto, assomiglia molto a una commedia, sa essere divertente e di certo ha un tono decisamente più leggero e ironico del cinema precedente del tedesco, che ci ha raccontato di un riferimento davvero imprevedibile: "Prima di iniziare le riprese di un film faccio sempre un seminario con i miei attori", ha detto. "Le chiamiamo prove, ma davvero assomiglia di più a un seminario, nel quale io parlo e mostro loro delle cose che mi hanno ispirato e influenzato mentre scrivevo: musica, fumetti, libri, ovviamente film. In questo caso ho fatto vedere agli attori Ma papà ti manda sola? di Peter Bogdanovich. Di fronte a quel film la domanda interessante è perché Barbara Streisand desideri così tanto Ryan O’Neill, che di fatto è un completo idiota? Lo fa perché gli piace l’idea di rivegliare quest’uomo così sciocco, e io ho pensato che, anche nel mio film, il risveglio alla vita fosse molto più interessante della decostruzione della vita stessa".

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