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Assassin's Creed, videogiochi, cinema e la teoria del Big Bang

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Proviamo a chiederci perché questi adattamenti siano sempre gran motivo di dibattito.

Assassin's Creed, videogiochi, cinema e la teoria del Big Bang

L'uscita nelle sale italiane di Assassin's Creed il 4 gennaio 2017, basato sull'omonima serie di videogiochi targata Ubisoft, spinge a riprendere in mano il discorso del rapporto tra videogame e settima arte. Un legame travagliato, che anche a causa di registi come Uwe Boll e produzioni molto low budget ha deluso gli appassionati dei giochi originali e nei casi migliori fatto storcere il naso ai cinefili (quando non sono partite pernacchie virtuali).
L'impegno produttivo profuso nell'Assassin's Creed prodotto e interpretato da un attore della levatura di Michael Fassbender, diretto dal Justin Kurzel che si era occupato sempre con Fassbender del Macbeth, impone una riflessione il più possibile oggettiva e senza pregiudizi.

intrigo internazionale per assassin's creed

Il principio del MacGuffin

L'idea del "MacGuffin" è stata resa celebre da Alfred Hitchcock, che per il nome si ispirò a una storiella scozzese. Il MacGuffin in un film e in generale in una narrazione è l'apparente obiettivo della vicenda, il motore che avvia il racconto: ha una funzione puramente pratica, perché non costituisce la reale sostanza del racconto, quello che rimarrà emotivamente al pubblico. In Intrigo Internazionale con Cary Grant, per capirci, l'intrigo in cui il protagonista si trova invischiato è il MacGuffin: il motivo vero per cui il pubblico segue la vicenda è capire se lui, coinvolto senza volerlo nella questione, riuscirà a salvare la pelle. E' un espediente, con un suo fascino che fa indiscutibilmente parte dell'opera, ma rimane un espediente.

Un altro esempio? Siete sicuri che la sostanza di Ritorno al futuro sia il viaggio nel tempo? Avremmo avuto seri dubbi a riguardo, vedendo come il film conquistava anche il pubblico più restìo alla fantascienza. Abbiamo anche le prove. Il cosceneggiatore Bob Gale rivelò che l'idea gli venne guardando l'annuario scolastico di suo padre: "Ma se io fossi stato coetaneo di mio padre, sarei stato suo amico?" In seguito con il regista Robert Zemeckis pensò a come creare l'assurdo incontro, con due opzioni: magia o viaggio nel tempo. La DeLorean di Doc Brown e il suo funzionamento sono il MacGuffin di Ritorno al futuro, che vive del raffronto di due epoche, dell'importanza degli affetti nella definizione di se stessi.

ritorno al futuro per assassin's creed

Grazie per essere ancora qui, perché ora arriviamo ai videogiochi, dove il discorso sul MacGuffin aumenta di complessità. Pur nella crescente qualità del tessuto narrativo del mezzo, e la saga di Assassin's Creed su console e pc ne è un esempio eccezionale, la sostanza della stragrande maggioranza dei videogiochi non è proprio narrativa, ma interattiva. E' stato detto più volte, anche da noi in un articolo di quattro anni fa sul rapporto tra videogiochi e cinema, più storico. Questa volta proviamo a collegare questa riflessione al concetto del MacGuffin. Il motivo per cui leggerete attacchi al film o sue sincere difese è lì, ed è impossibile capire come porsi senza rifletterci.

assassin's creed brotherhood per assassin's creed

Se chiedete a un videogiocatore di parlare di un Assassin's Creed II, tanto per citare il capitolo più amato, con ogni probabilità vi dirà che è stato bellissimo usare nelle missioni le macchine di Leonardo Da Vinci, o che è impazzito correndo e volando per la città di Firenze ricostruita in modo minuzioso. Io ho parlato con pochi appassionati che abbiano condiviso con me la storia che smuove la vicenda, la ricerca della Mela dell'Eden e lo scontro eterno tra Assassini e Templari. Perché quello – e torniamo a noi – è il MacGuffin che mette in moto quel librarsi a Firenze, Londra e così via, la vera sostanza dell'esperienza. Per me Assassin's Creed Brotherhood, che sto giocando in questo periodo, non è su Ezio Auditore, ma su Roma.
La versione cinematografica del franchise, non potendo (per forza di cose!) trasmettere una sostanza che si basa sull'interazione, perché il cinema è un mezzo lineare, si concentra solo sul MacGuffin. Ed ecco che può apparire vuoto. La constatazione tuttavia non esaurisce il discorso, perché nel 2016 abbiamo l'obbligo di guardarci intorno.

i predatori dell'arca perduta per assassin's creed

La teoria del Big Bang

In un'ormai celebre puntata della sitcom Big Bang Theory, ironia sul mondo nerd, Amy "rovina" a Sheldon I predatori dell'arca perduta, sostenendo che il ruolo di Indiana Jones nella storia sia totalmente irrilevante: i Nazisti avrebbero trovato l'Arca e sarebbero morti aprendola comunque. La scena della sitcom è geniale, ma non perché riveli una sconvolgente verità, quanto perché fotografa un'epoca: se leggete i commenti su YouTube a quella gag, c'è chi dà ragione a denti stretti a Amy, c'è chi si spertica a trovare motivi concreti per salvare il senso del povero Indy.

In realtà Amy ha ragione, la questione è solo che l'Arca dell'Alleanza è il MacGuffin dei Predatori dell'Arca Perduta. Il motivo per cui a tanti il film piace è che... non parla di quello. Lo scopo del racconto è sancire il baratro morale che separa Indiana dai Nazisti, un baratro sulle prime non tanto evidente, perché Jones Jr. vorrebbe anche lui mettere le mani sull'Arca, ma nel finale si salva perché "non apre gli occhi". Idem per Indiana Jones e l'Ultima Crociata: conta il Graal o salvare papà e il rapporto con lui?

cosplay di assassin's creed

Big Bang Theory tuttavia, pur scherzando, ci aiuta a inquadrare una realtà sociale che trova la sua massima espressione nelle fiere crossmediali come ComiCon o Romics, patria del nerd fiero. La periferia di un'esperienza, anche se è lontana dal suo nucleo, può essere vissuta dai suoi fan sperticati come simbolo, da approfondire, discutere o addirittura incarnare. Non è meno importante della sostanza. Un cosplay, sovrapponendo il look di un personaggio sulla propria persona, non ci trasforma di certo in quel personaggio, ma segnala un'appartenenza culturale.

michael fassbender in assassin's creed

L'apprezzamento generalizzato del film di Assassin's Creed da parte dei videogiocatori, in contrasto con le perplessità della critica, arriva soprattutto dal rispetto che il film di Kurzel ha per il valore simbolico di appartenenza che trasmettono gli elementi legati al MacGuffin: il look dei costumi, i dettagli che ricordano i giochi, la storia di base, l'estetica dinamica, il rispetto nei dialoghi delle parole chiave del franchise ("sincronizzarsi", su tutte). Assassin's Creed si avvale peraltro di un budget di 125 milioni, raramente impiegato in questo tipo di operazioni: dobbiamo tornare ai tempi dei Tomb Raider con Angelina Jolie per vedere simili investimenti (i Resident Evil con Milla Jovovich sono lontani da quelle cifre). Non è solo merchandising su celluloide: in questo caso il cinema, così come le novelization sul marchio che hanno registrato forti vendite, sono un sistema di pianeti che ruota intorno al sole, il videogioco. Per i fan portare con sè quell'esperienza, farla esondare dalle console e dai computer, con un libro o un biglietto cinematografico, può rappresentare non solo una legittimazione ma anche un'estensione emotiva totalizzante. Poco importa che la sostanza evapori nel trasloco tra due mezzi così differenti, perché il simbolo rimane.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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