News Cinema

Apocalypse Now: il Vietnam di Coppola ha 40 anni ed è un capolavoro in qualsiasi versione lo vediate

135

Non importa quante volte lo si guardi, se sia final cut, redux o theatrical: oggi è l'anniversario di uno dei film più belli, sofferti e interessanti di tutti i tempi.

Apocalypse Now: il Vietnam di Coppola ha 40 anni ed è un capolavoro in qualsiasi versione lo vediate

Il 18 dicembre 1979, dopo aver vinto a maggio al festival di Cannes la Palma d'Oro (ex aequo col Tamburo di latta) con una versione ancora work in progress e dunque non terminata, Apocalypse Now usciva nei cinema italiani. Nel box office italiano di quell'anno, dominato dal dramma sul divorzio Kramer contro Kramer, si piazzò al quinto posto. In America era uscito a metà agosto, inizialmente – cosa oggi impensabile - in soli 3 cinema, diventati 15 a ottobre. Era infatti necessario che potessero proiettare il film in 70mm e in dolby surround, ma questo non ne impedì il successo: alla fine l'incasso globale fu di 178 milioni di dollari dell'epoca (il film era costato la cifra - pazzesca per allora - di 35 milioni). La decisione della giuria presieduta dalla scrittrice francese Françoise Sagan di assegnargli al premio maggiore a Cannes, sia pure in comproprietà, venne accolta da fischi e contestazioni, Sembra incredibile ora. Ma il tempo, come fortunatamente a volte accade, ha fatto giustizia.

Un regista perso nella giungla

Francis Ford Coppola presentò il film a Cannes come il suo Vietnam, dicendo che sul set tutti, lui per primo, erano letteralmente impazziti. La storia è nota, raccontata da Eleanor Coppola nel documentario Heart of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse e anche in un libro (oggi introvabile nella prima edizione italiana, ristampato nel 2006 col titolo “Diario di un'Apocalisse").Troppi soldi, troppe responsabilità da gestire, un tradimento e un matrimonio in crisi, attori meravigliosi ma fuori di testa come Dennis Hopper, Harvey Keitel rimpiazzato a riprese iniziate da Martin Sheen alle prese con problemi di alcolismo, colpito da infarto per la troppa fatica (con Coppola che deve utilizzare suo fratello Joe Estevez come controfigura e nel voice over), Marlon Brando – meraviglioso, minaccioso, monumentale - che non ricordava le battute, un attore minorenne – Laurence Fishburne, debuttante nel ruolo di Clean, aveva mentito sulla sua età e aveva solo 14 anni – su un set così difficile, per giunta distrutto a un certo punto da un tifone, le riprese che si allungano sempre più fino a durare un anno: tutto quello che poteva andare storto lo faceva. E cominciava a farsi strada l'idea nel regista l'idea che quel film tanto desiderato, che univa il romanzo di Joseph Conrad “Cuore di tenebra” alla sporca guerra e alle sue esperienze personali, potesse diventare una catastrofe totale per la sua vita e per la sua carriera. Dalle stelle (Il Padrino) alle stalle. Depresso e afflitto da preoccupazioni personali e dai sensi di colpa, con l'ombra minacciosa della bancarotta, Coppola pensò più volte al suicidio.

Il montaggio e le varie versioni

Il dopo non è certo più semplice, coi tre anni passati al montaggio col fido Walter Murch (che per lui monta anche il sonoro e vince per questo uno dei due unici Oscar di Apocalypse Now: l'altro è quello di Vittorio Storaro per la fotografia) e la lotta per raccapezzarsi in quell'incubo di esperienze, ricordi, scene memorabili, battute indimenticabili. La copia lavoro, il primo montaggio, dura 5 ore e mezzo. E dopo i tagli resta l'incertezza, la sensazione di non aver trovato il ritmo, la durata giusta. Per questo nel 2001 ci rimette le mani aggiungendo alcune scene tagliate (che in qualche caso rallentano il ritmo) in quello che chiama Apocalypse Now Redux, con le aggiunte che portano le 2 ore e 36 della versione cinematografica a ben 3 ore e 13 minuti. E infine, quest'anno, si convince a realizzare Apocalypse Now - Final Cut, la versione migliore, quella “perfetta”, limando un poco quella più lunga e arrivando a 3 ore e 3 minuti. Ma l'aneddotica del film sceneggiato da John Milius con molta serietà e contaminato e cambiato dall'ottica di Coppola che non è certo un guerrafondaio e ha vissuto gli anni Sessanta nella libertà creativa e strafatta della Factory di Roger Corman, è nota a tutti. Quello che ci interessa, ancora oggi, è la sua ineguagliata potenza emotiva che ne hanno fatto una delle esperienze cinematografiche più coinvolgenti e sconvolgenti di tutti i tempi.

La prima visione non si scorda mai

Nel 1979 avevo 21 anni e per mia fortuna ero cresciuta cinefila in un'epoca in cui il cinema offriva film sempre più audaci, impegnativi, capaci di cambiare la tua visione del mondo: entrare in una sala cinematografica all'epoca, anche in assenza di cellulari e popcorn, voleva comunque dire avere a che fare con gente che fumava e commentava, ma durante alcune visioni non volava letteralmente una mosca. Era un rito collettivo quasi sacro, in cui permettevamo ai film di trasformare la nostra percezione. Apocalypse Now fu un'esperienza del genere, avvolgente e disturbante fin dall'inizio: le pale di un ventilatore sul soffitto, il rotore assordante di un elicottero, le palme, una cacofonia che si sovrappone alla voce di Jim Morrison che canta "The End" e alle immagini della guerra, una confusione sensoriale da cui il bellissimo volto di Martin Sheen affiora sudato e stravolto. Poi l'uomo, di cui ancora non sappiamo nulla, si alza, seminudo, si avvicina a una finestra, apre la tapparella e vede il caos di una strada, mentre in voice off sentiamo la la prima battuta del film: “Saigon. Merda. Sono ancora soltanto a Saigon”. La voce parla della missione che ha avuto per i suoi peccati, e al termine della quale non ne avrebbe più voluto un'altra, mentre l'azione e la musica crescono in modo parossistico e lo vediamo ubriaco e sudato colpire lo specchio, ferirsi (Sheen si ferì davvero nella scena) e accasciarsi al suolo. 7 minuti e sei già catturato e immerso nel film, come Willard nel suo viaggio alla ricerca di Kurtz all'interno di una giungla piena di pericoli e morte, grazie a uno degli incipit più ispirati di tutta la storia del cinema.

Un'opera ipnotica e immortale

Apocalypse Now è uno dei pochissimi film di cui ricordiamo a memoria quasi ogni battuta: dal ”mi piace l'odore del napalm di mattina (...) tutta la collina odorava di... di vittoria. Prima o poi questa guerra finirà” a “Mai lasciare la barca! Una tigre del cazzo!”, o “Accusare un uomo di omicidio quaggiù era come fare una multa per eccesso di velocità alla 500 miglia di Indianapolis” e “Poteva puntare a generale, invece puntò su se stesso”. La suggestiva colonna sonora di Carmine Coppola e dello stesso Francis e la fotografia iper-realistica di Vittorio Storaro accompagnano le scene bellissime e stranianti di una progressiva discesa agli inferi e ci comunicano alla perfezione la sensazione di assoluta follia di cui Willard e i suoi uomini sono vittime e testimoni e che raggiunge l'apice con l'arrivo nel Regno dei morti di Kurtz. È un viaggio nello Stige, dove si esibiscono per i soldati americani al ritmo di "Suzie Q" le Conigliette di Playboy, la cavalleria dell'aria del colonnello Kilgore fa piazza pulita al ritmo della Cavalcata delle Valchirie per costringere Les, surfista nella vita civile, ad esibirsi. La sintesi più memorabile di questo mondo assurdo e insensato è la splendida sequenza del ponte di Da Nang, che sembra una gigantesca attrazione pirotecnica, dove non c'è più nessuno al comando e quella fornita dall'LSD è l'unica percezione possibile dell'inimmaginabile. Nel viaggio lungo il fiume una tigre appare all'improvviso mentre Chef cerca i manghi nella giungla, una ragazza viene uccisa per errore, il più giovane, Clean, muore mentre ascolta un messaggio registrato dalla mamma, indigeni lanciano freccie e un fotoreporter strafatto si è fatto inopportuno discepolo di Kurtz, ormai folle dittatore che enuncia la sua filosofia e chiede all'uomo arrivato per ucciderlo di essere sacrificato. Alla fine l'unica possibile soluzione al delirio e alla morte è “mandate i bombardieri, sterminateli tutti”.

Apocalypse Now non è (solo) un film bellico ma una profonda riflessione morale sulla guerra e sull'essenza stessa dell'uomo, un film che vediamo e rivediamo senza mai stancarci e – per chi scrive – uno dei 10 titoli più importanti di tutta la storia del cinema. Non era detto che da tutto quel caos e da quella sofferta ossessione nascesse un capolavoro, ma a volte, per fortuna, l'improbabile accade e la verità dell'arte si impone a dispetto di tutto.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo