"Il Ritorno di Mary Poppins è stata una sfida notevole, che però ho amato moltissimo": il nostro incontro con Rob Marshall

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"Il Ritorno di Mary Poppins è stata una sfida notevole, che però ho amato moltissimo": il nostro incontro con Rob Marshall

L'entusiasmo di Rob Marshall è contagioso. E infatti esordisce con un "Ditemi che vi è piaciuto!" al quale non potevamo non rispondere di sì. Il "vi è piaciuto!" si riferisce, ovviamente, al suo nuovo film Il Ritorno di Mary Poppins, che vede Emily Blunt nei panni delle celebre tata portata sul grande schermo quasi 55 anni fa da Julie Andrews.
Abbiamo avuto l'occasione d'incontrare il regista a Londra qualche giorno fa, in occasione dell'anteprima europea del film, in uscita nei cinema italiani giovedì 20 dicembre.

È stata davvero la sua scelta Emily?
L'unica. Ho sempre e solo pensato a lei, (che avevo conosciuto sul set di Into The Woods), perché sapevo che il ruolo era immenso, e richiedeva un'attrice con tutta la gamma dei colori che ha Emily, che può interpretare una nanny inglese rigida e severa, ma allo stesso tempo con un cuore vivo che batte e un fortissimo senso dell’umorismo. Emily, in più sa cantare, ballare, è completa. Per cui l'ho chiamata e lei ha detto di sì subito.

Ne ha parlato con Julie Andrews?
Sì, ma dopo che l'avevo già scelta. Julie è una cara amica, in un certo senso volevo la sua benedizione, lei già sapeva che stavamo preparando un film, è stata molto incoraggiante, e quando l'ho informata che la protagonista sarebbe stata Emily Blunt, mi ha semplicemente risposto, "La adoro".

Non ha voluto fare nessun cammeo nel film?
No, ne abbiamo parlato. Le ho chiesto se l'avrebbe considerato, semmai, ma lei mi ha risposto senza mezzi termini, "Assolutamente no, questo e il film di Emily", ben sapendo, che semmai fosse apparsa, avrebbe attirato l'attenzione su di lei.

Dick Van Dyke ha detto sì
Ma lui riprende, se vogliamo, lo stesso ruolo. Non ha lo stesso impatto che avrebbe avuto Julie Andrews. I commenti sarebbero stati quelli del tipo, "È lei la vera Mary Poppins". Immaginate se Sean Connery fosse apparso in un film di James Bond con protagonista Roger Moore, non credo ne sarebbe stato felice, la prima cosa che gli avrebbe detto, sarebbe stata, "Cosa stai facendo qui, levati di torno, è il MIO James Bond. E infatti lo sapeva ed è stata molto generosa in questo.

Cosa è che la attira nel musical, ormai il suo nome è associato a questo tipo di intrattenimento.
Non saprei, so solo che lo sento nel sangue, sono nato come ballerino, come performer, per poi passare alla coreografia, prima appunto come coreografo a Broadway e poi come regista. Per poi fare il salto al cinema. Per me il musical fa parte della mia vita e sono fortunato ad averne fatto uno che sarà sempre associato a me. Quando ho fatto Chicago, molto anni fa, tutti mi dicevano che il genere era morto, che il musical non attirava più nessuno, e poi è successo quello che è successo, (con Chicago), è andato molto bene, la gente si è resa di nuovo conto che il musical era un divertimento e un intrattenimento mai davvero morto. Così si sono cominciate ad aprire di nuovo molte porte. E mi reputo davvero molto fortunato di aver fatto parte di questa rinascita. Questo film in particolare, (Il ritorno di Mary Poppins) per me è davvero un omaggio ai musical che hanno formato la mia vita. Da My Fair Lady, a Tutti Insieme Appassionatamente. Avevo 4 anni quando ho visto per la prima volta Mary Poppins al cinema, sul grande schermo, appena uscito. E questo film arriva direttamente da là, per moltissime ragioni, non ultima, il messaggio del film che per me è un messaggio di speranza e di luce in questi tempi bui. Posso dire di aver ambientato il film negli anni della Depressione perché i libri sono ambientati in quegli anni.

Pensa che siano davvero tempi cupi?
Sì. Accendo le news e non faccio altro che sentire brutte notizie. Sono un ragazzo degli anni ‘60 e non mi era mai capitato di percepire così tanta depressione in giro. E questo film vorrei risvegliasse il bambino dentro ognuno di noi.

Come mai proprio Mary Poppins?
Se ne parlava da tempo, ma non è stato possibile farlo prima, come sappiamo, perché PL Travers era molto gelosa e protettiva del suo lavoro. Dopo che è uscito Saving Mr. Banks, qualcosa è cambiato con i detentori dei diritti. Si sono aperti di più alla possibilità, e il fatto che io fossi disponibile, li ha rassicurati non poco. Per cui ho messo insieme un team composto da John DeLuca, David Magee ed io, e abbiamo cominciato a scrivere, creando una narrativa che non esisteva. È stata una sfida notevole, che però ho amato moltissimo.



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