Luigi Magni
Locandina Luigi Magni

Luigi Magni

Regista e Sceneggiatore  
NASCE A: ROMA (ITALIA)
NASCE IL: 21/03/1928
44 Anni di carriera
59 Film
Qui puoi conoscere la carriera e le curiosità sulla vita privata di Luigi Magni, leggere le notizie più recenti, trovare tutti i premi vinti e guardare le foto e i video.

DATI ANAGRAFICI DI LUIGI MAGNI

Nasce a: ROMA (Italia)
Nasce il: 21/03/1928
Muore a: ROMA (Italia)
Muore il: 27/10/2013

BIOGRAFIA DI LUIGI MAGNI

Regista, soggettista e sceneggiatore. Nato in Via Giulia e cresciuto a Campo de' Fiori, finito il liceo si iscrive alla facoltà di Lettere dell'Università di Roma. Ben presto, però, abbandona gli studi per dedicarsi al mondo dello spettacolo collaborando, in qualità di sceneggiatore, con i padri della commedia musicale italiana Garinei e Giovannini e partecipando alla stesura di alcune delle loro opere più famose: "Rugantino" (1963), "Il giorno della tartaruga" (1964), "Ciao Rudy" (1965), "Viola, violino, e viola d'amore" (1967). (L'amore per il teatro rimarrà costante nella sua vita e lo spingerà a scrivere e mettere in scena, fino alla metà degli anni '90, opere come "La commedia di Gaetanaccio" (1978), "La santa sulla scopa" (1987), "I sette Re di Roma" (1989), "Bobbi sa tutto" (1995).) La sua avventura nel mondo del cinema inizia nel 1956 contribuendo alla stesura del soggetto del film "Tempo di villeggiatura" (1956, di Antonio Racioppi). Dopo essersi occupato di pubblicità, nel 1959 comincia a collaborare come soggettista e sceneggiatore con registi come Monicelli, Campanile, Mastrocinque, Montaldo, Lattuada, e sceneggiatori come Scarpelli, Continenza, Maccari e Sonego. L'esordio dietro la macchina da presa avviene nel 1968 con il lungometraggio "Faustina", una sorta di musical chiaramente influenzato dalla frequentazione di Garinei e Giovannini. Sebbene non riscuota il successo commerciale sperato, il film mette però in evidenza la freschezza e il gusto delle immagini di Magni e la sua propensione per la "romanità" dialettale dei protagonisti che sarà una delle principali caratteristiche dei suoi lavori. Con questo film inizia anche il sodalizio artistico con Lucia Mirisola, scenografa e costumista, che diventerà compagna inseparabile di vita e di lavoro. Il successivo "Nel nome del Signore" (1969) delinea chiaramente le linee espressive del suo cinema, sempre in bilico tra commedia e tragedia, tra farsa e melodramma, inserite in un contesto ispirato a fatti di cronaca e personaggi storici. Tra i suoi bersagli preferiti c'è la Roma papalina descritta con toni apparentemente leggeri ma abbastanza graffianti da indurre alla riflessione. Su questo tema nascono opere come "La Tosca" (1973), "In nome del Papa Re" (1977, che gli vale il David di Donatello per la miglior sceneggiatura), "Arrivano i bersaglieri" (1980), "In nome del popolo sovrano" (1990) e "La carbonara" (2000). Considerato anticlericale, Magni ha dichiarato più volte di non essere contro il clero ma contro il papa-sovrano, i prelati-giudici che non rispettavano i diritti umani. Lui voleva raccontare l'assurdità del potere e certo, essendo romano, si è imbattuto nel potere temporale dei papi e quello ha descritto. Del resto ritiene che se i suoi protagonisti sono quasi sempre ribelli, dipende dal fatto che chiunque, come lui, abbia sentito di notte il passo di soldati stranieri battere le strade di casa sua, resterà tutta la vita un "resistente". Nel 1983 inizia a lavorare anche per il piccolo schermo realizzando lo sceneggiato "State buoni se potete", ispirato alla vita di San Filippo Neri, cui seguono l'episodio "Un'avventura a Campo de' Fiori" (1983, dal racconto di Giorgio Vigolo) per la serie di RaiTre '10 registi italiani, 10 racconti italiani' (cui hanno partecipato anche Comencini, Vancini, Tuzii, Lizzani, Maselli, Muzii, Passalacqua, Amelio e Squitieri), la miniserie "Il generale" (1986), incentrata sui rapporti tra Garibaldi e Cavour, e nel 1988 la partecipazione alla serie "Amori", curata da Enrico e Carlo Vanzina, con l'episodio "Cinema" tratto da un testo di Antonio Tabucchi. Nel 1995 pubblica il romanzo "Nemici d'infanzia" (edito da Frassinelli), ambientato nella Roma del '44 invasa dai tedeschi. Nello stesso anno ne realizza anche il film che gli fa ottenere il secondo David di Donatello per la miglior sceneggiatura. Sempre nel '95, alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, gli viene assegnato dal Sindacato dei giornalisti cinematografici

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