Woman in Gold: recensione del film con Helen Mirren e Ryan Reynolds

10 ottobre 2015
3.5 di 5
19

Una storia vera dal regista di Marilyn.

Woman in Gold: recensione del film con Helen Mirren e Ryan Reynolds

"Non esiste solamente l’Olocausto" – dice un personaggio secondario di Woman in Gold . "Good point" (giusto) – gli risponderebbe l’inglese Simon Curtis. Esistono altre storie, infatti, altre ingiustizie e altri massacri.
Ma cos’è, allora, che, dopo più di 80 anni, induce ancora i registi a tornare su quei dolorosi fatti, sui loro protagonisti e sui loro devastanti e aberranti effetti?

Come ci insegnano la Margarethe von Trotta di Rosenstrasse, il Paolo Sorrentino di This Must be the Place e l’ Atom Egoyan del recentissimo Remember, il genocidio degli ebrei perpetrato dai nazisti è un tema-contenitore, una matrioska con al centro ora la vendetta, ora il valore della memoria, ora la fuga e il bisogno di inventarsi una nuova esistenza, ora una più ampia riflessione sull’identità.
Nel secondo film del regista di Marilyn questi spunti ci sono tutti e coesistono pacificamente e placidamente in un racconto classico che più classico non si può, come appare evidente dall’alternanza fra presente e passato e dalla coesistenza fra due generi "solidi" come il legal thriller e il buddy movie – che qui è una variante meno umoristica e dissacratoria, ma più urgente, di Philomena di Stephen Frears.

Da filmmaker appassionato di storia e mosso da una smaniosa necessità di intrufolarsi nel dietro le quinte del tempo che fu, Curtis lascia il backstage di un film con Laurence Olivier e la divina Norma Jeane Mortenson per studiare da vicino uno dei più famosi quadri di inizio ‘900:"Ritratto di Adele Bloch-Bauer" di Gustav Klimt.
Il dipinto in olio e oro su tela in cui l’artista esprimeva la propria venerazione per il femminile tuttavia è solo un pretesto per narrare lo spaesamento di una donna meno giovane e meno regale dell’aristocratica morta a soli 34 anni, anche se colei che la interpreta (Dame Helen Mirren) passerà alla storia come l’attrice che meglio di ogni altra ha saputo impersonare una regina.

In Maria Altman, che gestisce un disadorno negozio d’abbigliamento in cui non risuona certo l’eco della grandeur della Felix Austria, c’è molto di più della nipote di una celebre modella. C’è  ­­– guarda un po’­­–qualcosa dello stesso Simon Curtis ­­– britannico di origine ebreo-polacca che "certe cose" le ha sentite raccontare in famiglia.
C’è anche, come lui stesso ha dichiarato più volte, l’intero ventesimo secolo, racchiuso fra la Vienna dove fiorirono la musica, la pittura e la psicoanalisi, e Los Angeles, capitale della moderna cultura (il cinema) e simbolo di un pase che ha accolto tanti ebrei in fuga – come ci ricorda una scena ambientata a Ellis Island.

Ma Woman in Gold è anche altro: è un film che punta al divertimento e che nell’invito della Mirren a Katie Holmes a guidare più veloce per non far squagliare la cioccolata di una ciambella tradisce il suo know how in fatto di action movie (come non pensare a Red 2?).
Certo, se è di entertainment che parliamo, non possiamo non sottolineare come, almeno all’inizio, i flashback rallentino la storia, spezzandone il ritmo. Ma poi, con la loro fotografia color seppia e grazie all’interpretazione di Tatiana Maslany, quasi arrivano a piacerci di più della parte ambientata ai giorni nostri.

A uscire non proprio vincitore da Woman in Gold è invece Ryan Reynolds, non abbastanza espressivo e poco incisivo nel momento in cui l’avvocato a cui presta il volto (nella realtà nipote del compositore Arnold Schönberg, altro ebreo naruralizzato negli USA) cambia rotta e atteggiamento. Eppure la sua aria imbambolata è funzionale al ritratto della generazione che il personaggio rappresenta: quella che "non sa", quella che viene dopo i padri, che non hanno potuto rimuovere. Prima di loro c’erano i nonni, che hanno subito o espiato, e che hanno custodito – come un prezioso carillon nascosto nella scatola dei giochi – il ricordo una giovinezza rubata. Woman in Gold è dedicato a loro.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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