Terminator Genisys: la recensione del film con Arnold Schwarzenegger

08 luglio 2015
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La saga sconfina in una rilettura autocelebrativa a firma Alan Taylor

Terminator Genisys: la recensione del film con Arnold Schwarzenegger

John Connor (Jason Clarke), capo della resistenza contro la dittatura delle macchine controllate dall'intelligenza artificiale Skynet, scaglia l'ultimo attacco: Skynet riesce però in extremis a mandare indietro nel tempo un Terminator, un robot assassino dalle sembianze umanoidi, per risolvere la questione alla radice e impedire la nascita di John, uccidendo sua madre Sarah Connor (Emilia Clarke) nel 1984. John decide allora di mandare uno dei suoi più valenti soldati, Kyle Reese (Jai Courtney), a fermare la macchina omicida. Un momento: questa trama non è uguale a quella del primo Terminator? Dipende da quello che Reese troverà nel 1984...

Se non contiamo Terminator 3 - Le macchine ribelli, un sequel fuori tempo massimo del 2003 che già in tempi meno sospetti odorava di reboot, Terminator Genisys è il secondo tentativo esplicito di reboot della saga di Terminator, dopo il poco lucrativo Terminator Salvation del 2009. L'assenza di Arnold Schwarzenegger da quest'ultimo, a causa degli impegni politici di allora, era stata male accolta dai fan, quindi la Paramount e la Skydance si sono subito assicurati che il buon Schwarzy fosse della partita, già tornato nel frattempo come autocelebrazione nostalgica di se stesso (The Last Stand, I mercenari 2). Il nostro eroe si presenta professionale e si prende in giro come sembra ormai d'obbligo ("Vecchio, non obsoleto"), autocitandosi ("Tornerò"). Le sorprese sono altrove.

Gli autori della sceneggiatura, Laeta Kalogridis (Alexander) e Patrick Lussier (Dracula's Legacy), hanno rivisitato il materiale creato da James Cameron nei primi due gioielli, Terminator e Terminator 2: Il giorno del giudizio, cercando di conciliare il rispetto reverenziale, che regge operazioni come queste, con la volontà di stupire. Il prodotto che ci troviamo davanti, diretto dall'Alan Taylor del secondo Thor e del Trono di Spade, è piuttosto... schizofrenico. Più che ai Terminator, durante la visione mi è capitato di pensare a Ritorno al futuro Parte II, perché le fondamenta di Terminator Genisys sono un vero innesto nella storia del prototipo. D'altronde, anche questo nuovo Terminator è una storia funambolica che implica un viaggio nel tempo e appunto un'autocelebrazione: l'idea sulla carta è intrigante, ma si spinge un po' oltre quello che Zemeckis fece con il secondo Ritorno al futuro, perché qui rileggere gli eventi e i personaggi del primo film significa proprio cambiarli, sostituirsi ad essi, andando a modificare anche il comportamento di personaggi che erano scolpiti nel mito. Un azzardo considerevole che non a tutti potrebbe andar giù, come azzardata è l'idea di "umanizzare" parzialmente i villain robotici e implacabili (non possiamo dirvi di più, pena spoiler).

Non che Terminator Genisys non riproponga con diligenza ciò che i fan amano: proiettili che scompongono ma non abbattono, incidenti massicci, Arnold, predestinazione, donna forte, metalli liquidi, mutazioni cibernetiche. Si pone tuttavia così tanto il problema del perché farlo, da sentirsi in obbligo di giustificarlo con una narrazione contorta, che così per paradosso sottolinea ancora di più la forzatura di un progetto del genere! Uno sforzo boomerang: gli autori avrebbero potuto seguire la strategia usata per Jurassic World, cioè giustificazione minima e trama semplice per riproporre le solite cose, forse incassando comunque. Se vi fermerete alla superficie, troverete pochi motivi per lamentarvi della confezione, ma riflettendo su quanto detto c'è il rischio che vi si stampi in faccia il sorriso sforzato su cui il mitico T-800 di Schwarzy si sta esercitando nel film.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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