Cars 3 :la recensione dell'ultimo film d'animazione targato Pixar

08 settembre 2017
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La saga torna incentrata su Saetta McQueen, a un passo dal ritiro...

Cars 3 :la recensione dell'ultimo film d'animazione targato Pixar

Sconfitto in pista dal nuovo e fiammante Jackson Storm, un'auto super-accessoriata, Saetta McQueen si rende conto di essere obsoleto nei tempi che cambiano. Nella speranza di allungare la sua carriera almeno un'altra stagione, si lascia convincere a sottoporsi a un training supervisionato dalla motivata Cruz Ramirez, ma forse il segreto della sopravvivenza è un altro...



Cars 3 sposta nuovamente i riflettori su Saetta, protagonista assoluto del primo Cars, messo in disparte nel parodistico Cars 2, uno dei lungometraggi storicamente meno amati della Pixar, incentrato sui cachinni del comprimario carro attrezzi Cricchetto. Un terzo giro è una bella sfida, perché la saga in generale non ha mai rappresentato l'apice della casa di Emeryville, anche se ha sempre fruttato cifre astronomiche in merchandising. Fortunatamente il regista esordiente Brian Fee, già story artist su molti classici contemporanei, ha preferito costruire questa vicenda su un tema ben preciso e sulle sue declinazioni, una strategia che ha sempre aiutato ogni narrazione pixariana. E' ancora una volta il tempo che passa a ispirare questi autori, così com'era successo nella saga di Toy Story, Up, Inside Out: nello specifico, ci si concentra sulla necessità di modificare la propria forma mentis, non tanto per opporsi a tale inevitabile metamorfosi, quanto per adattarvisi nel modo ottimale. Più che Cars 2, questo terzo Cars ci ha ricordato molto nei risultati Monsters University, il prequel di Monsters & Co.: molto studiato e calibrato, prodotto senza sussulti e ripensamenti, nitido nel comunicare le proprie idee sul mondo, ma anche mai in grado di ingranare quella sesta marcia che gli garantirebbe una prima posizione e un entusiasmo cieco da parte nostra.



Forzando consapevolmente la mano, diremmo che la condizione di McQueen sembra quella della Pixar stessa: per almeno dieci anni è stata sinonimo di animazione occidentale, faro imbattibile di trionfi (presso pubblico e critica, circostanza molto rara), star incontrastata e ammirata, con stuoli di fan. E' circondata adesso da una concorrenza che riesce a correre più veloce, tra rivali quasi interni, come i Walt Disney Animation Studios di Frozen e Zootropolis, e la concorrenza spietata dell'Illumination Entertainment con i suoi Pets e Minions. Motore di una rivoluzione, come Saetta nel primo Cars la Pixar è stata un modello di comportamento "in pista", con un'etica sportiva da imitare. A parte la riaccesa scintilla di Inside Out due anni fa, dal 2011 la Pixar offre buoni piazzamenti, prende ancora le curve bene (unica sbandata al botteghino Il viaggio di Arlo), non arriva di certo ultima, ma è solo una dei diversi campioni in gara, con le altre "auto" che corrono veloci al boxoffice proponendo la loro versione dell'animazione in CGI che Toy Story consacrò vent'anni fa. Forse per la Pixar è ormai fisiologico rallentare, così come lo è per l'invecchiato Saetta, quindi la riproposta ormai un po' manieristica delle stesse tematiche rappresenta per l'azienda quello che per Saetta rappresenta il mondo vintage del suo mentore Doc Hudson. Vi siamo tutti affezionati, la riconoscenza non si dimentica, ma la competizione è un'altra cosa.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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