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Woody Allen non si sente "cancellato" e rivendica lo spazio dato alle donne nei suoi film, Coup de Chance incluso

Intervistato da Variety per il passaggio a Venezia di Coup de Chance, suo primo film in lingua francese, Woody Allen a 87 anni sminuisce la "cancel culture" che l'ha travolto... ma risponde ancora alle pesanti accuse proclamando la sua innocenza. E rivendicando qualcosa quando si parla di spazio dato alle donne.

Woody Allen non si sente "cancellato" e rivendica lo spazio dato alle donne nei suoi film, Coup de Chance incluso

Variety ha scambiato due chiacchiere con Woody Allen, che a 87 anni ripassa fuori concorso al Festival di Venezia col noir Coup de Chance, primo suo film integralmente in lingua francese, ambientato a Parigi. Inevitabilmente la discussione tocca la sua difficoltà attuale nel proporre film, dopo che Hollywood l'ha cancellato per questioni apparentemente chiuse trent'anni fa. La malinconia prevale, ma il regista sminuisce alcuni aspetti... e con orgoglio ne rivendica altri, quando si parla di donne. Leggi anche Venezia 2023 - Alberto Barbera risponde alle critiche sulla presenza di Woody Allen, Roman Polanski e Luc Besson

Woody Allen sul #MeToo: "Ogni movimento che porta benefici è una cosa buona"

Alla fine Woody Allen ha ceduto: come racconta alla giornalista di Variety, da sempre innamorato del cinema europeo che consumava avidamente a New York, prostrato davanti a Truffaut, Godard, Chabrol, Renais e Renoir, si è detto che il suo ultimo film fuori concorso a Venezia, Coup de Chance, ambientato nella Parigi dove spesso anche vive, poteva essere recitato interamente in francese. Una versione idealizzata della città, così come è idealizzata - ammette - anche la sua visione di New York, diversa da quelle di Martin Scorsese o Spike Lee. Naturalmente l'intervista non può sorvolare sul fatto che ora paradossalmente per Allen, che potrebbe ritirarsi ma non ne è ancora certo, è più facile girare all'estero: la cancel culture lo ha depennato come artista sul suolo USA, tanto che per Coup de Chance non si riesce nemmeno a intavolare una discussione con un distributore americano (da noi l'ha acquistato la Lucky Red). Allen è diventato scomodo dopo che sua figlia Dylan Farrow è tornata negli ultimi anni a ribadire le accuse di molestie sessuali ricevute quand'era bambina. Accuse però regolarmente indagate e cadute, sottolinea Allen.

La mia reazione non cambia. La situazione [nei primi anni Novanta, ndr] fu indagata da due entità investigative. Ed entrambe, dopo lunghe dettagliate indagini, hanno concluso che le accuse erano infondate. [...] Il fatto che ci si soffermi ancora sulla cosa mi fa pensare che alla gente piace che lo si faccia. Forse la gente lo trova affascinante. Ma perché? Perché? Non so cosa si potrebbe fare davanti a una cosa del genere a parte un'indagine, e la fecero, meticolosamente. Una durò meno di un anno, l'altra durò molti mesi. Parlarono con tutte le persone coinvolte ed entrambe arrivarono alla stessa esatta conclusione.

Nonostante uno dei suoi accusatori, suo figlio Ronan Farrow, sia stato l'iniziatore del movimento #MeToo, Allen non mostra un risentimento generalizzato e sminuisce la portata della cancel culture su di lui. Allo stesso tempo rivendica qualcosa di se stesso, per principio.

Credo che ogni movimento che porti effettivi benefici, quando fa qualcosa di positivo per esempio per le donne, sia una cosa buona. [...] Diventa stupido quando non tratta più di questioni femministe o di ingiustizie verso le donne. Quando diventa troppo estremo nel trasformare in problemi questioni che la maggior parte delle persone non riterrebbe offensive. [...]
Ho fatto 50 film. Ho sempre avuto buone parti per le donne, ci sono sempre state donne nelle mie troupe, le abbiamo sempre pagate esattamente la stessa cifra che davamo agli uomini, ho lavorato con centinaia di attrici e mai, dico mai, ho avuto una singola lamentela, in qualsiasi momento. Nemmeno una ha detto: "Quando ho lavorato con lui è stato crudele, o mi ha molestata". Mai stato un argomento. Donne hanno montato i miei film. Mai avuto problemi con quello. Mai nemmeno mi ha sfiorato la mente. Assumo chi ritengo giusto per il ruolo. [...]
Non so cosa significhi essere "cancellati". So che negli anni tutto per me è rimasto uguale. Faccio i miei film. È cambiato il modo in cui li presentiamo. Io lavoro con la stessa routine. Scrivo il copione, trovo i soldi, faccio il film, lo giro, lo monto, esce. La differenza non l'ha portata la cancel culture. La differenza è nel modo in cui presentano i miei film. Ed è questo il grosso cambiamento.
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