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The Aviator con Leonardo DiCaprio, la storia vera di Howard Hughes

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Chi era il magnate Howard Hughes portato sullo schermo da DiCaprio in The Aviator? Quanto contò nella società americana?

The Aviator con Leonardo DiCaprio, la storia vera di Howard Hughes

E' perfettamente comprensibile che Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio si siano sentiti tanto affascinati dalla figura del magnate Howard Hughes da avergli dedicato The Aviator, che fruttò a Leo una nomination all'Oscar (in tutto il film vinse cinque statuette). Hughes è il prototipo della personalità americana "larger than life": sognatore, imprenditore, autodistruttivo. Ripercorriamo qui la sua vera vita ed esaminiamo brevemente gli altri casi in cui è stato interpretato in ambito audiovisivo.

Howard Hughes, vita e opere

Nato nel 1905, Howard Robard Hughes Jr. è figlio di Howard Hughes Sr., già imprenditore e pioniere dei brevetti per macchinari legati all'estrazione del petrolio. Scorre però anche una vena artistica in famiglia, dato che suo zio è Rupert Hughes, scrittore e regista dell'epoca del muto. Già superati i dieci anni, il piccolo Howard è incontenibile: a 11 realizza un radiotrasmettitore, a 12 motorizza la sua bicicletta, a 14 comincia a prendere lezioni di volo, una passione che più avanti quasi gli costerà la vita. A 19 anni è già orfano di entrambi i genitori ed eredita l'enorme fortuna di famiglia: ha tutta l'intenzione di usarla. Appassionato di golf e del jet set, si sposa con Elle ma il matrimonio dura poco, fino al 1929. Già dal 1926 ha iniziato a produrre per il cinema, con il film Swell Hogan, a cui seguiranno la prima versione di Prima Pagina (The Front Page, 1931) e il primo Scarface con Paul Muni (1932), tra i tanti. Si cimenta anche in prima persona con la regia nel 1930, col titanico film sull'aviazione bellica Gli angeli dell'inferno, poi più avanti nel 1943 con Il mio corpo ti scalderà, in realtà un film di Howard Hawks, che deve subirne le intromissioni, a causa della personale ossessione di Howard per Jane Russell (anche se pare che tra i due non ci sia mai stata una relazione).
Impegnato come imprenditore nel portare avanti l'azienda di famiglia, poi espansa nel mercato immobiliare, Hughes non aveva solo il pallino del cinema, anzi si potrebbe dire che la settima arte venisse al secondo posto dopo l'aviazione. Fondò la Hughes Aircraft, dalle cui scuderie venne sfornato nel 1935 un aereo tutto per lui, lo Hughes XF-11: a bordo di esso, Howard segnò due record, quello della più alta velocità in volo fino a quel momento (566 km/h) e quello del più veloce volo transcontinentale, nel 1937, tra Los Angeles e Newark in "sole" sette ore e ventotto minuti. Nel 1938 è la volta di un altro record: 91 ore per il giro del mondo. La Hughes Aircraft produsse anche diversi velivoli militari durante l'impegno bellico degli Stati Uniti nella II Guerra Mondiale. Hughes fu protagonista di diversi incidenti arei, l'ultimo dei quali nel 1946, descritto con dovizia di spettacolarità da Scorsese nel film. Per un periodo, Hughes è stato persino azionista di maggioranza della TWA.
Nel frattempo era proseguita l'attività cinematografica, e tra il 1948 e il 1954 controllò tutto il gruppo di produzione e distribuzione RKO, uno dei più famosi dell'età dell'oro hollywoodiana: sempre nel 1954 vendette lo studio, praticamente chiudendo la sua carriera nel settore, se non con quello che doveva essere l'ultimo trionfo, Il conquistatore (1956), dove John Wayne interpretatava quello che sarebbe diventato Gengis Khan. Il flop che ne seguì traumatizzò Hughes, tanto che ne rilevò tutte le copie in circolazione pagando 12 milioni di dollari. Il nuovo matrimonio nel 1957 con Jean Peters era un mezzo per porre fine alla sua agitata vita sentimentale: nel corso dei decenni aveva corteggiato tra le altre Bette Davis, Ava Gardner, Katharine Hepburn (nel film di Scorsese è Cate Blanchett), Hedy Lamarr, Janet Leigh, Rita Hayworth, Olivia de Havilland, Ginger Rogers e Gene Tierney.
Già nel 1958 le sue condizioni mentali cominciarono a vacillare seriamente: la sequenza della sua autosegregazione nella sala cinema, ben eseguita da uno sconvolto DiCaprio, si riferisce proprio a quel terribile periodo. Nei rimanenti vent'anni, fino alla sua morte nel 1976, le apparizioni pubbliche di Howard Hughes si fecero sempre meno frequenti, in un declino fisico totale, tanto che il riconoscimento ufficiale del cadavere fu effettuato dall'FBI tramite impronte digitali.

Howard Hughes al cinema prima e dopo Leonardo DiCaprio

Il primo attore a interpretare esplicitamente Hughes in un biopic fu Tommy Lee Jones nel 1977, in una miniserie per la tv, a un anno dalla morte del magnate: evidentemente prima nessuno si sarebbe azzardato a provocare lui o il suo entourage, correndo il rischio di finire in tribunale. Importante Una volta ho incontrato un miliardario (1980) di Jonathan Demme, dove Hughes è Jason Robards, salvato da un incidente motociclistico da tale Melvin Dummar (Paul Le Mat). L'uomo in effetti fu al centro nel 1978 di uno scandalo per un testamento, nel quale Howard lo premiava per quell'episodio con una "piccola" (oltre 150 milioni di dollari!) porzione della sua fortuna: un tribunale deliberò che si trattava di un falso, ma il film vinse due Oscar, per la migliore sceneggiatura originale e la migliore attrice non protagonista, Mary Steenburgen.
Nel 1988 e nel 1991 Hughes appare brevemente in Tucker - Un uomo e il suo sogno e Le avventure di Rocketeer, interpretato rispettivamente da Dean Stockwell e Danny O' Quinn.
Nel 2016 con L'eccezione alla regola, Warren Beatty è finalmente riuscito a portare sullo schermo l'Howard Hughes che aveva incrociato nei primi anni Settanta, interpretando lui stesso il magnate tra il 1958 e il 1964. Il film tuttavia è un flop.
Curuosità: nel corso dei decenni, Stan Lee ha ammesso che per la caratterizzazione di Tony Stark alias Iron Man si ispirò proprio a Howard Hughes. Di certo il Tony di Robert Downey Jr. nel Marvel Cinematic Universe è una plausibile trasposizione della personalità del vero Howard.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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