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Linda e il pollo: il film "in animazione" di Chiara Malta apre il concorso del TFF41

Un commedia scatenata che parla anche di sentimenti profondi, che vedremo al cinema nel 2024 distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection. Ecco di cosa parla il film e come lo ha raccontato al Torino Film Festival la regista.

Linda e il pollo: il film "in animazione" di Chiara Malta apre il concorso del TFF41

Nonostante i tanti passi avanti fatti negli ultimi vent’anni nella consapevolezza generale del valore del cinema d’animazione, non è frequente che film realizzati con questa tecnica siano presentati nei concorsi dei festival non di settore.
È bello quindi vedere che il concorso principale del TFF numero 41 si apra con Linda e il pollo, film “in animazione”, come specifica la regista Chiara Malta, che lo ha diretto a quattro mani con Sébastien Laudenbach, il cui valore è anche testimoniato dalla vittoria del Cristallo d’argento all’Annecy Animation Film Festival e dalla nomination agli European Film Awards come miglior film animato.
Linda e il pollo - che vedremo nelle sale italiane “all’inizio della bella stagione 2024”, distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection, racconta una storia semplice ma vivace e divertente che ha i toni di una commedia scatenata ma che, nel suo ostentato e sincero buon umore, serve anche a esplorare sentimenti delicati e profondi.
La storia vede protagoniste una bambina, Linda, e sua mamma Paulette. Dopo essere stata punita ingiustamente dalla madre, che pensava la figlia avesse perso un anello cui teneva molto, regalo di un marito che non c’è più, e che invece riappare, Linda chiede come risarcimento danni che la donna, negata in cucina, le prepari il pollo coi peperoni che era la specialità del padre. Il problema è che a casa di pollo non ce n’è, e che tutti i negozi sono chiusi per via di uno sciopero generale. Per trovarne uno madre e figlia s’imbarcheranno in una stravagante odissea che che le porterà a incontrare numerosi strani personaggi, coinvolgendo parenti, amici e, alla fine, l’intero quartiere.

Per Chiara Malta, qui al suo primo film “in animazione” dopo il documentario Armando e la politica e film con Jasmine Trinca Simple Women, la trama di Linda e il pollo è “solo un pretesto per raccontare incontri e legami”.
Il suo, dice, è un film “sulla ricerca della memoria, sul rapporto tra una madre e una figlia, in cui la madre non è una figura performante ma autentica, vera, che commette degli errori. E quindi è anche un film sulle ingiustizie che vengono vissute nell’infanzia, ma soprattutto sulla collettività. Volevo raccontare che è più bello stare con gli altri, e che, con gli altri, superare problemi e difficoltà è più facile. Il film parte in una cucina dove ci sono solo due persone, e poi si apre a un’intera cittadina: l’idea era che, come i bambini non vogliono mai tornare a casa quando sono fuori e giocano coi loro amici, qui la mamma fosse spinta a uscire di casa con la figlia, e condividesse con lei un’avventura”.
E se si parla di elaborazione del lutto, in questo film, Chiara Malta fa un piccolo passo indietro, e dice che è forse “troppo” parlare di questi temi, in un film che “contiene canzoni perché volevo che fosse allegro, e anche cantato”, e che se ha tra i suoi riferimenti All That Jazz di Bob Fosse per le parti musicali, è ancora di più pensato come a una commedia di Peter Bogdanovich.

Chiara Malta racconta anche che voleva che Linda e il pollo fosse un film libero, e “impregnato di incidenti”, e vivo, e tutto questo si è tradotto in un approccio realizzativo insolito per un film animato. “Volevo che l’estetica fosse coerente con l’argomento”, spiega la regista, “e quindi, in un film in cui a un certo punto ci si ribella alle regole, volevo non rispettare la tradizionale cronologia dell’animazione”.
Detto in altri termini, Linda e il pollo non è stato prima scritto, poi animato, e poi doppiato come spesso accade, ma Chiara Malta ha voluto creare un “set sonoro, nel quale i personaggi potessero esistere. Abbiamo girato come avremmo girato un film con personaggi in carne e ossa, solo senza macchina da presa. La sceneggiatura, in un film di finzione, è solo il primo gradino, sul set viene spesso rimessa in discussione, e è a quel punto che il film vive”. Malta ha solo preso appunto per alcune scene dei punti macchina, e fatto qualche foto, e ha lasciato che poi fosse la memoria a ricostruire questo loro particolare girato sonoro.
Solo a quel punto, quindi, è subentrato il processo dell’animazione, “con una linea che nasce dal suono, senza model sheet dei personaggi che avrebbero potuto ingessarli, con una linea viva e libera in cui il movimento è più importante della figura. Volevo monocromie e piccole esplosioni di colore, un po’ perché ho nel cuore un libro che si chiama “Piccolo blu e piccolo giallo” [capolavoro di illustrazione e non solo di Leo Lionni, n.d.r.], e anche perché la monocromia costava di meno, e quindi garantiva più libertà. Il colore arrivava come arriva quando i bambini si mettono a colorare in libertà, magari facendo personaggio tutto verde”.
Un film dal punto di vista dei bambini, ma non infantile, Linda e il pollo, perché per Chiara Malta troppo spesso i film per ragazzi sono eccessivamente infantilizzati, “mentre i bambini sono costantemente impegnati nell’interpretazione della realtà”.
Un film in cui si parla di “adulti che si sentono accettati per i loro errori e le loro debolezze, e in cui i  maschi sono tutti mammoni, un modello poco comune ma più veritiero”.
E se le voci sono tutte di noti attori francesi, c’è spazio anche per il nostro Pietro Sermonti, cui Chiara Malta ha chiesto di fare il ruolo del padre di Linda. “Era l’unico che poteva farlo come lo volevo io”, ha chiuso la regista.

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