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John Woo è tornato: da A Better Tomorrow a Silent Night - Il silenzio della vendetta, la carriera di un maestro

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Da oggi, 30 novembre, nei cinema italiani distribuito da Plaion Pictures, c'è il nuovo film del regista cinese che a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila è stato il più influente autore sulla scena mondiale. Ecco quello che dovete sapere su John Woo e sul suo nuovo action, Silent Night - Il silenzio della vendetta.

John Woo è tornato: da A Better Tomorrow a Silent Night - Il silenzio della vendetta, la carriera di un maestro

Quando, negli anni Ottanta e Novanta, il cinema di Hong Kong era il più vivo, dinamico, spettacolare e bello del mondo, e noi lo cercavamo e o guardavamo con bramosia e ammirazione, il regista dalle cui labbra e dalle cui immagini tutti noi appassionati di cinema pendevamo era John Woo.
Nato Wu Yu-seng nel 1946, nella regione cinese del Guangzhou, il bambino destinato a diventare il regista più influente del mondo (lo disse un critico del New York Times nel 2002) si trasferì con la famiglia a Hong Kong, e lì tutto ebbe inizio. 
La sua formazione è stata quella di un autodidatta, e prima ancora quella di un giovane cinefilo che, negli anni Sessanta e Settanta, impazziva per la Nouvelle Vague francese e per il neorealismo italiano, per i musical hollywoodiani e i polar di Jean Pierre Melville, per Sergio Leone e Alfred Hitchcock, per l’Clint Eastwood e per Martin Scorsese
Dopo aver lavorato per più di dieci anni come regista di commedie, più o meno contaminate dal kung fu, John Woo divenne John Woo quando nel 1986 riuscì a dirigere il suo primo, vero film personale, A Better Tomorrow, cui fecero seguito altri lavori stupefacenti come A Better Tomorrow II, Bullet in the Head, il capolavoro The Killer e Hard Boiled
Realizzati nell’arco di meno di un decennio, questi film fecero di John Woo, agli occhi di tutto il mondo, la punta di diamante di un cinema che stava cambiando le regole del gioco.
I film di Woo mescolavano un’azione violenta messa in scena con l’eleganza di un balletto con il pathos e il sentimentalismo degni di un melodramma, senza dimenticare di inserire momenti di alleggerimento che confinavano a volte, più che con la commedia, con il comico e con lo slapstick. E erano, sempre, una gioia per gli occhi.

Insomma, il mondo si era accorto di John Woo, Hong Kong stava per tornare alla Cina, una cosa tira l’altra e l’inevitabile accade. Woo vola negli Stati Uniti, e viene accolto da Hollywood a braccia aperte.
Parte piano - si fa per dire - per prendere la mano con quel mondo americano nuovo per lui e gira Senza tregua con Jean Claude Van Damme, e poi Nome in codice: Broken Arrow, per poi firmare un nuovo capolavoro, un film che Hollywood non avrebbe mai potuto concepire senza un regista come Woo: Face/Off, trionfo estremo dell’unione tra il senso circense dello spettacolo hollywoodiano e la personale cifra estetica e poetica del cinese.
Face/Off, e il successivo Mission: Impossible 2, secondo capitolo della miliardaria saga action con Tom Cruise dopo quello diretto da Brian De Palma, e forse primo vero film di M:I così come Cruise ha poi inteso la serie, sono l’apice della carriera hollywoodiana di John Woo, proseguita poi con il war movie Windtalkers e con il non riuscitissimo Paycheck, adattamento di un racconto di Philip K. Dick

Paycheck fu un clamoroso flop al box office, e per Woo trovare dei copioni che lo potessero interessare, da quel momento in avanti, divenne quasi impossibile, tanto da spingerlo a tornare a lavorare in patria, dirigendo un kolossal storico - La battaglia dei Tre Regni - che è stato un tassello fondamentale nel rilancio dell’industria cinematografica cinese, poi esplosa nel corso degli ultimi dieci anni. 
Woo è poi rimasto a lavorare in Cina, e era quindi dal 2003, da vent’anni esatti, che non girava un film negli Stati Uniti: e il suo nuovo lavoro, Silent Night - Il silenzio della vendetta, è il film che segna il suo ritorno produttivo in America, e quello nelle sale italiane, dove vedremo il film dal 30 novembre distribuito da Plaion Pictures
Che sia stata proprio la sceneggiatura scritta da Robert Archer Lynn a convincere Woo, e a dargli la possibilità di tornare a lavorare con Hollywood, non è stato casuale: Silent Night non è solo una storia di vendetta, non è solo un action movie, ma è un film che parte da premesse che a Woo non possono non interessare (le motivazioni del protagonista sono quelle di un padre che deve vendicare un figlio) e che, soprattutto, è senza alcun dialogo. Un film, quindi, dove a contare, nel racconto e nello sviluppo di trama e personaggi, è la cosa che a Woo ha sempre interessato maggiormente: il movimento e l’aspetto visivo. 
Ecco qui il trailer italiano ufficiale e la trama di Silent Night - Il silenzio della vendetta:

Ancora in lutto per la morte del giovane figlio, rimasto ucciso nel fuoco incrociato di uno scontro fra bande, proprio il giorno di Natale, il padre decide di uccidere i colpevoli la notte di Natale dell’anno successivo. Ferito a sua volta durante l’inseguimento degli assassini e ormai muto, l’uomo si addentra nei bassifondi criminali per compiere con ogni mezzo la sua silenziosa vendetta verso chi gli ha strappato suo figlio.

Per Woo, che dopo La battaglia dei tre regni, in Cina, aveva diretto anche il wuxiapian La congiura della Pietra Nera, e l’epico-storico The Crossing, Silent Night è anche il film che gli permette di proseguire il suo cammino di esplorazione e perfezionamento della sua idea di azione, un'idea sempre più astratta, cosa che aveva già ricominciato a fare sei anni fa, nel 2017, con l’ottimo Manhunt, spericolato e inarrestabile action che fu presentato in prima mondiale al Festival di Venezia e che ottenne un grande successo di critica. 
Oltre al piacere di rivederlo, la vera speranza che tutti i fan di John Woo covano, però, è che questo suo tornare a muoversi sulla scena cinematografica internazionale e il rinnovato interesse che si va formando attorno al suo nome e al suo cinema, possano permettergli finalmente di realizzare il film che da decenni sogna di realizzare, senza successo: il remake di Le samouraï, da noi noto col titolo di Frank Costello faccia d’angelo, capolavoro assoluto di Jean-Pierre Melville interpretato da Alain Delon, che non è solo il film preferito di Woo, ma anche quello la cui ombra è in qualche modo stata proiettata su tutta la sua straordinaria filmografia. 

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