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Invictus: la storia vera dietro al film di Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon

Invictus di Clint Eastwood racconta di Nelson Mandela e del suo fare leva sul rugby per ricostruire il Sudafrica.

Invictus: la storia vera dietro al film di Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon

Uscito nel 2009, Invictus di Clint Eastwood è stato accolto come uno dei film civili migliori di un grande autore: interpretato da Morgan Freeman e Matt Damon, ha portato a entrambi due nomination all'Oscar, rispettivamente come miglior attore protagonista e non protagonista. E' un lavoro importante perché racconta una storia vera esemplare, una di quelle che fanno sperare in un equilibrio tra gli esseri umani, uno degli obiettivi più difficili della società. Raccontiamo la storia reale e poi indaghiamo sulla sua trasposizione.

Invictus, la storia vera di Nelson Mandela e François Pienaar

La Coppa del Mondo di rugby in Sudafrica di cui parla il film si svolse nel 1995. Nelson Mandela era Presidente della Repubblica Sudafricana dal maggio del 1994: lo divenne quindi a 75 anni, finendo il suo mandato nel 1999, alle soglie degli ottanta. Non avrebbe mai potuto ricoprire quella carica prima, almeno prima del 1990, anno in cui fu rilasciato di prigione, dopo essere stato condannato all'ergastolo nel 1964, arrestato nel 1963. Era già accaduto nella prima metà degli anni Cinquanta, quando Mandela si distinse insieme ad altri per una resistenza via via più esplicita alla presa del potere da parte del Partito Nazionale nel 1948: la segregrazione razziale in Sudafrica (apartheid) era stata impugnata a tal punto, da suscitare la resistenza strenua del Congresso Nazionale Africano, il partito che rappresentava i neri e di cui faceva parte Mandela. Se negli anni Cinquanta riuscirono a evitare la galera, Mandela e i suoi fratelli furono politicamente annientati con l'ergastolo negli anni Sessanta. Nessuno però aveva mai davvero smesso di sperare, anche perché per i 27 anni trascorsi in carcere, Mandela non smise mai di appoggiare la causa del CNA, dichiarato fuorilegge.
Nel febbraio 1990, quando il CNA tornò legale, grazie al sostegno della comunità internazionale, Mandela fu liberato, rivelando di aver mantenuto la voglia di vivere grazie alla lettura, citando in particolare la poesia "Invictus" (in latino "Non vinto") di William Ernest Henley. Nel 1984 gli Specials avevano pubblicato la loro storica "Free Nelson Mandela".


La forza simbolica di Mandela e le sue idee lo misero presto di nuovo al centro della politica sudafricana, portandolo alla Presidenza, durante la quale tuttavia, nonostante le pressioni, non si dimostrò mai vendicativo verso i bianchi, rimanendo coerentemente sull'idea di una tolleranza reciproca che aveva da sempre incarnato. Nelson Mandela è morto il 5 dicembre 2013.
Prima di incrociare Mandela, François Pienaar (classe 1967) era diventato giocatore professionista di rugby nel 1989, militando per la prima volta nella Nazionale degli Springbok nel 1993. Mandela intuì subito che lo sport avrebbe ricoperto un'importanza fondamentale nell'avvio di un processo d'integrazione: il fatto stesso che il mondiale di rugby avesse luogo in Sudafrica era un simbolo, e la squadra vi fu riammessa per la prima volta, dopo la fine dell'Apartheid. In seguito alla vittoria il 24 giugno del 1995, dal 1996 al 2002 Pienaar giocò (e per breve tempo allenò) in Inghilterra, per poi poi tornare in Sudafrica, venendo raccontato nel libro "Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that Made a Nation" (2008) di John Carlin, base del film.

Invictus, la storia raccontata da Clint Eastwood, Morgan Freeman e Matt Damon

Non soltanto Nelson Mandela e Morgan Freeman erano amici: Mandela riteneva che solo Freeman potesse portarlo sullo schermo, tanto che per la scelta del protagonista non è stato effettuato alcun provino. Mancino, Morgan per il ruolo si sforzò di usare sempre la mano destra, per aderire correttamente alla persona, ma a suo dire la sfida reale era cogliere l'essenza magica di Madiba, non solo imitarlo. Fortunatamente, la storia era sulla buona strada: pare che Nelson stesso abbia intuito che il film avrebbe raccontato la Coppa del Mondo, prima ancora che Freeman glielo illustrasse. Freeman aveva già lavorato con Eastwood in Gli spietati e Million Dollar Baby.
Riguardo a Matt Damon, il suo timore più grande era non avere per nulla il physique du role per interpretare Francois. Al primo incontro tra i due, la differenza di stazza era tale che Damon ha umilmente scherzato: "Sullo schermo sembro più grosso". Eastwood comunque lo rassicurò: "A questo ci penso io, tu preoccupati di tutto il resto": le inquadrature e lo stile di ripresa avrebbero celato le dimensioni inadatte di Damon. Matt si è allenato nel rugby col campione Chester Williams, all'epoca militante proprio nel Sudafrica. Damon avrebbe lavorato ancora con Eastwood in Hereafter.
Per le riprese sono state usate almeno tre location reali: l'esterno della vera casa di Mandela e gli uffici della sede del governo, gli Union Buildings a Pretoria, per la scena in cui Mandela incontra per la prima volta Pienaar. Sopra ogni altra cosa, la cella che Francois visita è davvero quella occupata stoicamente da Madiba per quasi trent'anni.
Curiosità: il match finale vide la sconfitta della Nuova Zelanda, che sospetta da sempre un complotto. Durante la partita, diversi giocatori degli All Black avevano problemi gastrointestinali, alcuni vomitarono. Secondo i complottisti, furono avvelenati in un pasto di qualche giorno prima: gli atleti che non lo consumarono non ebbero alcun problema. Un'inchiesta ha tuttavia poi escluso una deliberata azione di boicottaggio.

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