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Il vigile: storia vera e retroscena dello spassoso film capolavoro con l'affiatato duo Alberto Sordi e Vittorio De Sica

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Nel centenario della nascita di Alberto Sordi, vi riveliamo tutti i segreti de Il vigile e della collaborazione tra Vittorio De Sica e Sordi, nella spassosa commedia di Luigi Zampa e non solo.

Il vigile: storia vera e retroscena dello spassoso film capolavoro con l'affiatato duo Alberto Sordi e Vittorio De Sica

Nel 1960 usciva con un successo strepitoso di pubblico e critica Il vigile di Luigi Zampa, con una delle interpretazioni più memorabili di Alberto Sordi, affiancato dal mentore Vittorio De Sica, Marisa Merlini, Riccardo Garrone, Carlo Pisacane (più noto come Capannelle de I soliti ignoti), Lia Zoppelli e dall'attore bambino Franco Di Trocchio, con la partecipazione straordinaria di Sylva Koscina e Mario Riva nel ruolo di sé stessi. L'ingresso in scena di Otello Celletti nella prestigiosa ma instabile divisa in pelle del corpo dei vigili motociclisti, è alla pari con l'apparizione di Dustin Hoffman con la muta da sub ne Il laureato, quanto a effetto comico. Ispirato a una storia accaduta l'anno precedente e sintomatica del costume della nuova Italia post bellica e pre-boom, Il vigile (girato interamente a Viterbo e provincia) fu in parte censurato, fino al restauro del 2004.

Il vigile: la storia vera

Non si chiamava Otello Celletti ma Ignazio Meloni, il protagonista di un clamoroso fatto di cronaca nell'Italia democristiana pre-boom, che dette lo spunto a Rodolfo Sonego, Luigi Zampa e Ugo Guerra per scrivere la commedia Il vigile, diretta da Luigi Zampa e con Alberto Sordi e Vittorio De Sica, che fu un successo clamoroso dell'epoca tanto da incassare 969 milioni di lire, piazzandosi al dodicesimo posto, subito prima di Psyco, nella classifica italiana dominata da Ben Hur, seguito da La dolce vita (al terzo c'era Spartacus, al quarto Rocco e i suoi fratelli e al quinto da La ciociara proprio di Vittorio De Sica). Il solerte regolatore del traffico (quello vero) aveva multato nel 1959 per un sorpasso vietato l'allora questore di Roma Carmelo Marzano, che dopo aver fatto invano ricorso alla formula classica dell'uomo di potere, “lei non sa chi sono io”, citò il vigile in giudizio. La rivista Quattroruote all'epoca ricostruì il caso, con tanto di foto e diagrammi, per capire chi aveva ragione. Ma nel processo, come si vede nel film, vennero fuori gli scheletri nell'armadio del vigile, tra cui una sorella prostituta, e le parti si ribaltarono fino a vederlo incriminato per sfruttamento della prostituzione. A differenza di quel che si vede film, non erano stati i monarchici a fare una bandiera del vigile, ma la sinistra. In conseguenza dello scandalo, comunque, il questore venne rimosso dal ministro degli Interni Mario Scelba e trasferito.

Il vigile e la censura

Alberto Sordi, al massimo della sua bravura ne Il vigile, aveva già indossato l'agognata divisa nel 1956 in Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Mauro Bolognini, dove era un agente troppo solerte nel rilasciare multe. Quanto a Il vigile, considerato il forte attacco satirico che il film porta alla Democrazia Cristiana, con le raccomandazioni, i compromessi, le speculazioni edilizie, gli inciuci che avrebbero dato il via all'effimero benessere del boom economico e il ruolo del clero, c'è quasi da stupirsi che sotto le forbici del severissimo Renzo Hefler (è nota la sua battaglia contro Accattone di Pasolini), sotto l'allora governo presieduto da Fernando Tambroni, siano cadute solo due scene, reinserite solo nella versione restaurata nel 2004 a cura della Cineteca di Bologna. Le sequenze censurate furono uno scambio di battute durante il processo, quando “l'eroico bambino”, figlio di Celletti, dice “è un'ingiustizia!” al che la madre, Marisa Merlini, gli risponde che è bene che ci si abitui fin da bambino perché da grandi si fa più fatica, e quella in cui Mara Berni, l'amante del sindaco, gli telefona distesa sul letto in abiti succinti. Una curiosità: tra il 1973 e il 1978 il corpo dei vigili urbani di Roma, i famosi “pizzardoni”, fu presieduto da Francesco Andreotti, fratello del "divo" Giulio Andreotti, sette volte presidente del consiglio e 32 volte ministro della Repubblica, una delle figure fondamentali e più discusse dalla Democrazia Cristiana.

Vittorio De Sica e Alberto Sordi: la storia di un connubio magistrale

Fin dagli inizi, come ha sempre raccontato, Sordi guarda a Vittorio De Sica con ammirazione. E sarà proprio De Sica il mentore del ragazzo romano dalla voce baritonale e dalla faccia rotonda, che lo ha conquistato con le sue trasmissioni radiofoniche e gli sketch coi personaggi del segretario galante dispensatore di consigli Mario Pio e del fastidioso scout de I compagnucci della parrocchietta. Il grande attore e regista produrrà il film del debutto di Sordi al cinema, proprio dedicato a quest'ultimo personaggio, Mamma mia che impressione!, nel 1951, ritagliandovisi  anche una piccola parte. Il film non ha il successo sperato al box office ma l'anno successivo Sordi interpreta Lo sceicco bianco di Federico Fellini ed esce dalle macchiette radiofoniche e dal mondo del doppiaggio per diventare uno dei protagonisti più amati del nostro cinema. Con De Sica, meraviglioso attore che interpreta sempre un po' se stesso in film che gli offrono spesso ruoli consoni alla sua naturale eleganza, dalle figure d'autorità (generali, marescialli, sindaco come ne Il vigile, o sacerdote) a quelle di nobili in genere decaduti (principe, conte eccetera), Alberto Sordi gira in tutto sedici film. Viene diretto da lui, però, solo tre volte: nel 1961 in Il giudizio universale, nel 1963 ne Il boom e per l'ultima volta nel 1970 nel surreale episodio de Le coppie intitolato Il leone, al fianco di Monica Vitti. Sordi dirige invece De Sica nel 1967 in Un italiano in America e gli affida, non a caso, il ruolo di suo padre (il che cinematograficamente farebbe di Carlo Verdone il nipote, non ce ne voglia Christian). Insieme i due mattatori appaiono, oltre che nei film citato, in Allegro squadrone (1954), Il matrimonio (1954), Il segno di Venere (1955), Mio figlio Nerone (1956), Il medico e lo stregone (1957), Il conte Max (1957), Domenica è sempre domenica (1958), Il moralista (1959), Vacanze d'inverno (1959), Gastone (1960). Ma – oltre che ne Il conte Max – è proprio ne Il vigile che i loro brevi duetti sono assolutamente irresistibili.

Alberto Sordi e uno scherzo... da prete a Vittorio De Sica

Alberto Sordi (sono parole sue) aveva solo una cosa in comune col Marchese del Grillo: il gusto per gli scherzi. Era il suo lato mai represso da ragazzino dispettoso che ce lo rendeva anche più simpatico. Rideva ancora raccontandone uno fatto proprio a De Sica, che adorava ma verso cui non provava alcuna soggezione. Nel 1962 il produttore Dino De Laurentiis festeggia la posa della prima pietra dei suoi futuri stabilimenti sulla via Pontina, destinati a fare concorrenza a Cinecittà, nell'epoca di massima espansione del cinema italiano. Alberto Sordi e Vittorio De Sica vengono incaricati di accompagnare il presidente del consiglio Amintore Fanfani in una specie di scorta d'onore. Sordi racconta che - mentre Fanfani è alla presa con la pala e la calcina - lui si trova proprio alle spalle di Vittorio De Sica, impettito come al solito perché portava un busto per i dolori reumatici, che lo rendeva però alquanto instabile. La tentazione è irresistibile per Alberto, che spinge appena De Sica, facendolo precipitare in un gran groviglio di calce e membra sul minuscolo Fanfani. Subito De Laurentiis interviene furibondo e il povero De Sica si gira e rivolto al presidente del consiglio dice, accorato, fulminando con lo sguardo Sordi: “Eccellenza, è lui, è da tutta la vita che mi spinge, non appena mi vede mi spinge!”.

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