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Greta Gerwig: neo-diva hipster o it-girl sopravvalutata? - Photogallery

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Esce nelle sale Frances Ha, il film di Noah Baumbach che la vede protagonista

Greta Gerwig: neo-diva hipster o it-girl sopravvalutata? - Photogallery

Fino a qualche anno fa, non la conosceva nessuno.
Ma, da qualche tempo a questa parte, Greta Gerwig è diventata non solo una stella, magari obliqua ma non meno scintillante del firmamento cinematografico americano, ma anche la perfetta icona di stile degli anni intrisi di hipsterismo che stiamo vivendo.
D'altronde, la sua carriera prende le mosse come attrice di riferimento del movimento cinematografico indipendente più hipster che ci sia, il mumblecore, per poi stabilizzarsi quando incontra quel Noah Baumbach che, sodale di Wes Anderson, rappresenta con lui l'altro versante, più d'elite e un po' snob, dello stesso hipsterismo.

I primi passi li muove con personaggi simbolo del cinema indipendente americano di questi anni come Joe Swanberg, che le affida una parte nel suo LOL e che l'avra come co-sceneggiatrice in Hannah Takes the Stairs e anche come co-regista in Nights and Weekends, e i fratelli Duplass, che la vogliono in Baghead. Di lì a girare l'horror The House of the Devil con Ty West, altro regista appartenente a quel giro lì, il passo è breve.
Baumbach irrompe nella sua vita (e lei nella sua, diventandone musa e compagna) nel 2010, quando è chiamata a replicare i suoi personaggi goffi, diversamente romantici e stralunati al fianco di un peso massimo di Hollywood come Ben Stiller: e se Greenberg è un film incostante ma che tutto sommato rimane a galla, è proprio grazie al sostegno dato al tutto dalla bionda Greta.

Da allora, senza dimenticare di prestarsi occasionalmente al mondo indie più duro e puro, Greta Gerwig ha iniziato a lavorare sempre più spesso per autori decisamente meno sotterranei, come l'Ivan Reitman di Amici, amanti e...,  o il Woody Allen di To Rome with Love.
Recitando più o meno sempre sé stessa, o la sua icona, in questi film come in Arthur Greta ha  fatto sempre svolto il suo ruolo in maniera impeccabile, ma vagamente poco incisiva: ma ha poi trionfato e strabordato, , letteralmente, quando Baumbach gli ha servito su  un piatto d'argento Frances Ha.
Girato in bianco e nero, debitore tanto alla Nouvelle Vague quanto al Woody Allen di Io e Annie e Manhattan, come a serie tv come Girls, e quindi quintessenza dell'hipsterismo contemporaneo, Frances Ha è letteralmente uno one woman show dove la Gerwig dispiega tutta sé stessa, facendo perdutamente innamorare chi già l'amava o apprezzava, ma anche respingendo con un personaggio capriccioso e immaturo e un manierismo esagerato chi non l'aveva in particolare considerazione.

Dove sta, allora, la ragione? Siamo di fronte ad una neo-diva del Terzo Millennio, che con la sua studiata trasandatezza e la mancanza di registri tradizionali sta mostrando nuove strade alla recitazione contemporanea, o forse ad un fenomeno mediaticamente sopravvalutato perché tanto alla moda?
La risposta a questa domanda la fornirà, con maggiore precisione delle nostre possibili elucubrazioni, soltanto il tempo e i ruoli che verrano.
Fatto sta, però, che nel The Humbling di Barry Levinson visto a Venezia, nel quale è al fianco di un Pacino manierato e narciso, la Gerwig mostra tutti i limiti di un'attrice che, fuori dai soliti confini e dalle stesse parti, appare spaesata se non inadeguata.
 

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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