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Django Unchained: Trinità e gli altri omaggi al cinema italiano del film di Quentin Tarantino

Sappiamo bene quanto Quentin Tarantino sia stato influenzato dal cinema italiano degli anni 60 e 70. Vediamo quali riferimenti l'autore ha inserito nel suo Django Unchained.

Django Unchained: Trinità e gli altri omaggi al cinema italiano del film di Quentin Tarantino

Avete appena finito di vedere Django Unchained e quella canzone che parte alla fine, quando il personaggio interpretato da Jamie Foxx fa esplodere Candyland, vi sembra di averla già sentita. Inizia fischiettando e prosegue con una potente voce maschile che intona "He's the guy who's the talk of the town, with the restless gun". Certo che l'avete già sentita, che diamine! È il celeberrimo brano composto da Franco Micalizzi per la colonna sonora di Lo chiamavano Trinità. Il compositore era nel 1970 al suo primo incarico per il cinema e, grazie anche al successo del film con i suoi allora semi sconosciuti interpreti Bud Spencer e Terence Hill, quel brano divenne un cult nel mondo del genere spaghetti-western (anzi, fagioli-western, come veniva definito il filone dei western all'italiana in versione comica). La voce è di Annibale E grazie a Quentin Tarantino, lo abbiamo riascoltato nell'epico finale di Djando Unchained.

Django Unchained: Franco Nero è nel film di Tarantino

La filmografia di Tarantino è tempestata di omaggi ai film italiani di genere degli anni 60 e 70, un cinema con il quale è cresciuto, che ha assorbito e ha rigurgitato creando il suo personale stile autoriale. Django Unchained è di per sé un tributo al Django del 1966 di Sergio Corbucci (che Tarantino continuerà anche ad omaggiare in C'era una volta... a Hollywood nei finti poster dei film di Rick Dalton/Leonardo DiCaprio). Le trame dei film sono diverse ma, come vuole il western, abbiamo storie di duelli e di vendetta da entrambe le parti con la D del nome dell'eroe muta, "silent" come si dice in inglese. Ed è su questa battuta rispondendo "Lo so" che fa il suo ingresso in Djando Unchained il nostro Franco Nero, l'originale Django in un memeorabile cameo. Nonostante gli innumerevoli seguiti non ufficiali del film, solo il primo è interpretato da Franco Nero. Il suo volto si saldò così tanto a quel personaggio che i film successivi dell'attore, anche non western, in molti paesi includevano Django nel titolo (cosa che accadde anche a Terence Hill con il suo Trinità, Trinity in inglese).

Django Unchained: Sergio Corbucci fonte inesauribile di ispirazione

Non solo il Sergio Corbucci di Django. Nel film sono presenti altri riferimenti al regista italiano, in particolare un saloon di nome Minnesota Clay, come il film di Corbucci del 1965 nel quale un personaggio sparava via l'orecchio di un altro. Così, per dire, nel caso qualcuno volesse vederci l'ispirazione per la celebre e cruenta scena de Le Iene. Un altro paio di probabili riferimenti sono da attributire a Il grande silenzio che Corbucci diresse nel 1967. Le scene innevate di Django Unchained (e anche del successivo The Hateful Eight) hanno come punto di riferimento quel film e, anche se di western innevati ne sono stati fatti altri nel corso del tempo, guardate il fantastico film di Corbucci per capire Tarantino non ha avuto bisogno di cercare altrove.

Django Unchained: Ennio Morricone nella colonna sonora

Oltre sopracitato brano finale preso in prestito dalla colonna sonora di Lo chiamavano Trinità, il tema principale di Django Unchained è proprio quello del Django del 1966 composto da Luis Bacalov. Perché cambiarlo? Si sarà chiesto Tarantino. Infatti non c'era motivo di crearne uno nuovo e nemmeno di rivisitarlo in una nuova versione. No, l'originale era ancora potentissimo ed è innegabile che uno dei talenti del regista americano sia quello di ridare vita nuova a celebri o meno celebri brani del passato che hanno segnato la sua formazione artistica. La colonna sonora del film comprende anche due pezzi di Ennio Morricone tratti da Gli avvoltoi hanno fame del 1970, western di Don Diegel con Clint Eastwood e uno di Riz Ortolani tratto da I giorni dell'ira del 1967. Morricone però ha scritto per il film anche il pezzo originale di struggente bellezza Ancora qui, con testo e interpretazione di Elisa. Il maestro vincerà poi l'Oscar con il successivo film di Quentin, The Hateful Eight.



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