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Dark Crimes: la spiegazione del film con Jim Carrey che interpreta un poliziotto polacco

Il thriller Dark Crimes è un giallo di ambientazione polacca con Jim Carrey nei panni di un detective che tenta di risolvere un caso. Se sia più contorto il mistero in sé o il modo in cui il film lo espone, cerchiamo di capirlo con una spiegazione del film.

Dark Crimes: la spiegazione del film con Jim Carrey che interpreta un poliziotto polacco

Non è visione semplice quella del film Dark Crimes. Innanzitutto Jim Carrey: non che l'attore non abbia già mostrato di saper recitare in ruoli drammatici, molto apprezzati peraltro, ma qui lo vediamo in una performance estremamente sottotono. È vero che il suo personaggio è intrappolato in un gorgo depressivo, ma la sensazione che la sua performance sia vittima di una serie di scelte artistiche in sottrazione, è concreta. Il regista di origine greca Alexandros Avranas dirige il film immergendone l'atmosfera nella più scolorita Europa dell'Est che potesse immaginare, cercando volutamente di appiattire movimenti di camera, fotografia, dialoghi e, per contrasto, far risaltare il crimine che ossessiona il poliziotto Tadek. Sì, perché Jim Carrey interpreta un poliziotto polacco e, in tutto questo scenario, la cosa non esattamente facile da elaborare.

Dopo aver visto il film, potete leggere qui sotto la trama nel dettaglio per essere sicuri che non vi sia sfuggito nulla e proseguire più in basso con la spiegazione del finale di Dark Crimes.

Dark Crimes: la trama dettagliata

Il detective interpretato da Jim Carrey in Dark Crimes si chiama Tadek e lavora nel seminterrato degli archivi alla centrale di polizia di una non precisata cittadina polacca (il film è stato girato a Cracovia). Da subito comprendiamo che è un uomo di poche parole e non sta trascorrendo il periodo migliore della sua vita. Ha una madre anziana che vive sola in un appartamento. Ha una moglie e una figlia, ma i dialoghi con loro sono pressoché azzerati. Quello che apprendiamo di lui nel corso del film è che per qualche motivo è stato relegato a un lavoro d'ufficio per aver commesso errori in passato, fabbricando prove false a carico di un sospettato. Questo è quanto, oltre al fatto, naturalmente, che sia ossessionato da un caso irrisolto risalente a alcuni anni prima.

Visionando una VHS con le riprese del ritrovamento in un fiume del cadavere di un uomo d'affari di nome Sadovski, Tadek inizia un'indagine in via non ufficiale. Lo fa perché sospetta che il capo della polizia Greger, con cui non corre buon sangue, abbia insabbiato il caso. Fin dalle primissime immagini del film, riconosciamo Greger come uno dei frequentatori di luogo in cui molte donne vengono sfruttate, drogate e stuprate per i fini sessuali e sadomasochistici da una clientela maschile. E, come vediamo, Tadek pedina Greger, dunque ne è al corrente.

Tadek ascolta la registrazione di una testimone interrogata da Greger che parla di un club chiamato The Cage, di cui Sadovski era cliente e che è stato chiuso dopo la sua morte. Il poliziotto va a parlare con l'affittuario di quei locali il quale, per una perversione personale, conserva i filmati delle trasgressioni che si svolgevano nel club. Porta via con sé alcuni nastri, ma nel frattempo viene a sapere che il famoso scrittore Kozlov era anche lui un frequentatore (interpretato da Marton Csokas). Costui è un grave narcisista che pubblica romanzi narrando storie di torture e violenze nei confronti delle donne e, quando Tadek ascolta in un suo audiolibro un passaggio alcuni dettagli troppo simili alla morte di Sadovski per essere casuali, si convince che lui è l'assassino.

Il poliziotto si fa assegnare ufficialmente il caso e inizia una guerra psicologica con Kozlov per farlo confessare. Lo tiene in prigione finché può, anche ricorrendo a una falsa accusa di detenzione di droga, ma non arriva a ottenere prove concrete ed è costretto a rilasciarlo. Di fronte ai media, lo scrittore minaccia rappresaglie in tribunale nei suoi confronti suoi e della polizia ma Tadek, nonostante la brutta figura e la sospensione delle indagini, è aiutato in segreto dal suo superiore Piotr che gli fornisce le attrezzature per piazzare microfoni nascosti nella casa di Kozlov.

Tadek prova un'altra strada e tenta di ottenere informazioni dalla problematica compagna dello scrittore, Kasia (che ha il volto di Charlotte Gainsbourg). Dapprima riluttante al dialogo, la donna chiede successivamente il suo aiuto piombandogli in casa con la figlia piccola per timore di essere seguita da qualcuno. Tadek la aiuta nonostante l'avvertimento della moglie, ormai pronta a lasciarlo per la sua perenne assenza. Kasia e Tadek hanno un rapporto sessuale che non ha nulla di romantico, mentre capiamo che la donna era una delle ragazze torturate e stuprate del club, dove ha conosciuto Kozlov.

Lo scrittore torna alla polizia e confessa l'omicidio a Tadek per provocarlo, facendogli sapere che è a conoscenza di quanto accaduto tra lui e Kasia. Il detective lo ignora, esce dalla centrale e va a pedinare Kasia la quale sorprendentemente si reca a casa del capo della polizia Greger, che la sfrutta come presumibilmente faceva al club. Tadek confronta Kasia, le mette pressione e la minaccia di farle portare via la bambina in quanto madre tossicodipendente. Kasia cede e firma un foglio in cui accusa di omicidio il suo compagno.

Kozlov viene prelevato dalla polizia e a sua volta firma un altro documento in cui in sostanza confessa di aver ucciso Sadovski. Anche il capo della polizia Greger è arrestato, nonostante non sia chiaro il capo d'accusa, ma legato ovviamente alla sua frequentazione del club, alla celata conoscienza della vittima Sadovski e dell'omicida Kozlov e alla dichiarazione di quest'ultimo che tira in ballo anche lui. Il caso è chiuso, dunque. Piotr diventa il nuovo capo della polizia, Tadek respira finalmente aria di giustizia. E invece no.

Dark Crimes: la spiegazione del finale del film

Il giorno della conferenza stampa della polizia con i giornalisti, l'assistente di Tadek gli consegna un quotidiano passato che riporta un articolo su Kozlov. A quanto pare, il giorno dell'omicidio di Sadovski lo scrittore era all'estero per presentare un libro. Kozlov non è l'assassino e a Tadek crolla qualunque certezza. Si precipita dal suo superiore Piotr, diventato capo della centrale, impegnato in una seduta di Solarium e qui scopre che è stato lui ad agevolarlo nelle indagini, sperando che arrivasse ad incastrare Greger. Quest'ultimo, nell'unico momento in cui incontra Tadek, cita l'invidia come il suo peggior nemico ed è su questo assunto che Piotr puntava a prendere il suo posto come capo della polizia. Tadek disperato chiede che fine faccia la giustizia se un innocente finisce in prigione, ma Piotr gli dice che la gente non vuole giustizia, vuole storie pompose raccontate con convinzione che delineino il bene e il male. In sostanza gli rinfaccia la sua stessa ossessione che l'ha accecato, per cui ora è troppo tardi per tornare indietro.

Tadek torna al container dove all'inizio della storia aveva ottenuto le videocassette dall'affittuario del club, ma il locale è vuoto e dell'uomo non c'è traccia. Nel tentativo di capire perché Kozlov si sia dichiarato colpevole, lo confronta in prigione. Lo scrittore ammette di aver mentito, ma non gli rivela perché l'abbia fatto. Tadek tenta di rimediare ai suoi errori consegnando alla stampa le prove dell'innocenza di Kozlov, ma la vita intorno a lui è crollata senza che se ne accorgesse. Moglie e figlia se ne sono andate. L'anziana madre è morta in casa da sola, proprio come non avrebbe voluto, come abbiamo sentito nell'unica scena in cui Tadek la va a trovare.

La risoluzione finale arriva subito dopo quando Tadek, arriva in quel luogo di perversione fuori città che ha aperto il film. Qui Kasia lo fa entrare, gli offre da bere, lo fa sedere sul divano e, in un monologo di due minuti e senza stacchi, racconta la verità che Tadek vuole conoscere perché, come dice, "non mi è rimasto nient'altro". In sintesi, Kasia racconta Sadovski era un sadico, violento, stupratore a cui piacevano giochi erotici estremi. In uno di questi, in cui lei doveva quasi provocargli un soffocamento, Kasia che era stordita dalla droga non si è fermata e l'ha ucciso. Il giorno dopo, rientrato dal suo viaggio, Kozlov l'ha aiutata a sbarazzarsi del cadavere perché, come dice lei, il loro era un amore vero.

Kozlov dunque, non potendo più fermare l'ossessione di Tadek per il caso, ha confessato un delitto che non ha commesso lasciandosi incarcerare al posto di Kasia, tale era il senso di protezione nei suoi confronti e della bambina. Kasia spiega in modo chiaro a Tadek ciò che lui non è risucito a capire, che da donna drogata e abusata negli anni, il suo sforzo per essere una madre normale e tenere unita l'unica famiglia che ha è immenso, perché dovrà sempre fare i conti le torture fisiche e psicologiche subite.

Quando la donna si alza, vediamo Tadek accasciato sul divano, apparentemente privo di sensi. Cosa c'era nel bicchiere che Kasia gli ha fatto bere? Probabilmente un alcolico misto a rohypnol, il potente sedativo che può essere letale in dosi massicce che è stato trovato nel sangue di Sadovski, come sentiamo all'inizio del film dalla cassetta del registratore che Tadek ascolta prima di indagare. Kasia ha ucciso Tadek? È probabile. Non solo per aver spezzato la sua famiglia, ma per aver capito anche che Kasia, in un certo senso, quel luogo di perversione e violenze lo gestisce lei. Lo scambio che avvalora la tesi della premeditazione da parte di Kasia, avviene subito dopo l'ingresso di lui. Percorrendo il corridodio, Tadek le chiede "gli altri dove sono?", "vengono più tardi" risponde lei. Di chi si stia parlando non è dato sapere, ma questo potrebbe lasciare intendere che la donna lo abbia "convocato" per una sorta di riunione nel rivelare ulteriori dettagli sul caso, avendo già pianificato di ucciderlo.

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