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Close, due ragazzi in cerca di intimità: incontro con il regista Lukas Dhont

Dopo Girl, il sorprendente esordio premiato a Cannes, il trentenne belga fiammingo Lukas Dhont torna con Close, in sala dal 4 gennaio. Un’altra toccante e convincente storia su giovanissimi in cerca. Incontro con il giovane prodigio del cinema europeo.

Close, due ragazzi in cerca di intimità: incontro con il regista Lukas Dhont

In completo di lana a quadri beige e marrone formato Adidas per Gucci, il belga Lukas Dhont ha il sorriso sicuro e la profondità di analisi del giovane prodigio del cinema europeo. Il suo primo film, Girl, ha vinto la Camara d’or a Cannes, dove la sua attesa opera seconda, Close, ha portato a casa il Grand Prix, secondo premio per importanza. Dopo aver partecipato ad Alice nella città alla Festa del cinema di Roma, arriva nelle sale dal 4 gennaio per BIM e Lucky Red, dopo essersi giocato le sue carte questo fine settimana agli EFA, dove ha ottenuto quattro candidature, e sperando di rientrare fra le nomination per il miglior film internazionale agli Oscar, dove rappresenta il Belgio.

Close, come Girl, è un film che racconta di ragazzi molto giovani, fra la pubertà e l’adolescenza, con una sensibilità, grazia e profondità davvero mirabile. È una storia di formazione, di amicizia e di ricerca della propria identità la cui trama è giusta lasciare sfumata. Racconta di “Léo e Rémy, 13 anni, che sono sempre stati amici, fino a quando un evento impensabile li separa. Léo allora si avvicina a Sophie, la madre di Rémi, per cercare di capire”. I due ragazzi protagonisti sono straordinari, soprattutto Eden Dambrine (Léo), ma anche Gustav de Waele (Rémy), insieme alla “solita” impeccabile Emilie Dequenne, già giovanissima prodigio del cinema belga con il suo esordio in Rosetta dei fratelli Dardenne.

Lukas Dhont è fiammingo, rappresenta un cinema decisamente lontano da quello dei fratelli del sud francofono, e preferisce raccontare il suo film in inglese ai giornalisti italiani, durante una tappa romana per promuovere il suo film. “Un giorno sono andato a visitare la mia vecchia scuola elementare” - ha dichiarato il regista Lukas Dhont - “I ricordi sono tornati alla mente, facendo riemergere quel tempo in cui era davvero difficile essere me stesso, senza filtri. I ragazzi si comportavano in un modo, le ragazze in un altro, mi sono sempre sentito come se non appartenessi a nessun gruppo. Essere intimo con un altro ragazzo sembrava solo confermare le supposizioni che altri avevano sulla mia identità sessuale. Ho cercato di fare ordine tra questi sentimenti, mettendo qualche parola nero su bianco: amicizia, intimità, paura, mascolinità... e ne è emerso Close”.

L’attenzione per i giovanissimi caratterizza nei primi due film l'elemento centrale della poetica di Dhont. "Amo lavorare con loro, abbiamo incontrato tanti ragazzi intelligenti per questo film.  La cosa importante per ottenere autenticità è riproporre un’intimità nella vita reale, quando iniziamo a lavorare insieme. Hanno letto sceneggiatura prima dell’ultimo provino, era importante che loro scegliessero noi come noi scegliessimo loro. Inizialmente abbiamo parlato con i due ragazzi di temi come l’amicizia che sono al centro del film, di come crescono subendo la pressione della mascolinità. Parlarne era importante per me. Nel corso di sei mesi abbiamo speso molto tempo insieme senza mai provare alcuna scena, ma facevamo i pancake, cucinavamo spaghetti, camminavamo sulla riva del mare. In quei momenti chiedevo molto informalmente come i loro personaggi avrebbero reagito a un evento che accadeva nel film. Li ho trasformati in detective. Passo dopo passo hanno ottenuto la consapevolezza di cosa succedeva. Non era importante ripetere pagine di testo, ma dargli la libertà di raggiungere una autentica e piena comprensione dei personaggi e delle loro azioni”.

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Close è un racconto in due parti chiaramente distinte, da ogni punto di vista. Come ha detto il regista, c’è una “prima parte sulla fragilità di una tenera amicizia fra due ragazzi, che poi viene corrotta dalla brutalità che prende il sopravvento su quella tenerezza. Impariamo fin da piccoli a non farci trascinare dalle emozioni, a essere indipendenti e competitivi, tratti della mascolinità a cui viene dato maggiore valore e spesso schiacciano la connessione emotiva. Oggi i ragazzi trovano l’intimità solo nel sesso, non nell’amicizia fra di loro, tendono a esprimersi crescendo distanziandosi dai coetanei. In Close molte cose non si vedono, trovo sia importante lasciare allo spettatore la libertà di riempire i vuoti nella finzione immaginandola. Desideravo fin dall’inizio fare un film su due ragazzi e due donne (le madri) in cerca delle parole per affrontare emozioni e sentimenti. La madre di Rémy in particolare indossa un’armatura, non mostra al mondo i sentimenti e cosa prova, come accade a Leo. Loro due portano il peso di andare avanti dopo aver perso una persona molto cara e devono incanalare la tristezza ma anche il senso di colpa. L’idea di sentimenti forti che non si riescono a esprimere è stata molto importante per me da ragazzo”.

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