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Chiedi chi erano i fratelli Taviani: con la scomparsa di Paolo ricordiamo due grandi protagonisti del cinema

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Dopo Vittorio, nel 2018, ci ha lasciato ieri 29 febbraio anche Paolo Taviani, che a 92 anni era ancora al lavoro su un nuovo film. Un inscindibile connubio tra cinema, politica e impegno il loro e un'impronta indelebile sulla nostra cultura. Li ricordiamo.

Chiedi chi erano i fratelli Taviani: con la scomparsa di Paolo ricordiamo due grandi protagonisti del cinema

Con la scomparsa di Paolo Taviani, che si ricongiunge al fratello Vittorio, compagno di vita e di lavoro fino alla morte di quest’ultimo, nel 2018, se ne vanno due dei protagonisti assoluti, a livello non solo italiano, ma europeo e mondiale, come attestano i numerosi premi e le retrospettive a loro dedicate, della storia del cinema. Sempre schierati politicamente, capaci di leggere attraverso le epoche storiche il nostro presente, di raccontarlo lucidamente prendendo posizione, ma anche animati da guizzi di realismo magico, derivante dalle origini contadine, tra mito e racconto popolare, che impreziosiscono il loro cinema, in cui non tutto magari è perfetto ma dove ci sono sempre, anche nei film in apparenza meno riusciti, momenti che mettono i brividi. Ha ragione Pupi Avati, molto amico di Paolo Taviani, per quanto assai distante sul piano ideologico, quando dice che la loro opera è stata apprezzati più all’estero che in patria. Perché in fondo, come vediamo ancora oggi, certo cinema schierato dà fastidio, fa insorgere dubbi, riflessioni, è alieno dai trionfalismi e dalle certezze volute dall’alto, dove “va tutto ben madama la marchesa”.

Le loro riletture del Risorgimento italiano e dei moti rivoluzionari di fine Ottocento per parlare del presente, in film come San Michele aveva un gallo (ispirato a un racconto di Tolstoj) e Allosanfàn, con le travolgenti musiche di Ennio Morricone (quel saltarello!) hanno folgorato una generazione critica e ribelle. Chi scrive ricorda di averli visti da ragazzina in tv, e l’emozione trasmessa da Giulio Brogi, Marcello Mastroianni e Bruno Cirino nei loro ruoli in quei film li hanno scolpiti per sempre nel nostro cuore cinefilo. Comunisti non granitici, come gli uomini intelligenti e colti che erano, ma antifascisti sempre (La notte di San Lorenzo racconta benissimo cosa fu la dittatura), i Taviani fin dall’inizio, dopo i primi documentari e i film con Valentino Orsini, raccontano i movimenti nascenti della società anticipando il ‘68 con I sovversivi, ancora con Giulio Brogi, meraviglioso attore, e Lucio Dalla. E in Sotto il segno dello scorpione, dopo averlo inizialmente scartato per la sua eccessiva, giovanile arroganza, dirigono in una grande performance Gian Maria Volonté e ancora Giulio Brogi (ma i loro cast sono tutti colmi di attori di talento) nella storia di un gruppo di naufraghi, nel loro primo film a colori.

I film più celebri li conoscono tutti, come Padre Padrone, in cui lanciano il talento di Omero Antonutti e compare perfino Nanni Moretti come attore: del resto è a loro che il giovane regista fa vedere i suoi primi film. Perché Paolo e Vittorio sono sempre aperti al nuovo, non si fossilizzano sulle idee e le convinzioni destinate a cambiare, e questo li mantiene giovani fino all’ultimo. Dopo la morte di Vittorio, Paolo realizza un ultimo, bellissimo film da solo, Leonora Addio, che avrebbe meritato più riconoscimenti. Tra i loro film insieme, come dimenticare il loro Kaos, da Pirandello, con il bellissimo episodio di “La giara” con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia? Un meraviglioso omaggio alla sicilianità da parte di due toscani come loro. Chi scrive ricorda ancora l’emozione provata nel vedere Cesare deve morire, il Giulio Cesare di Shakespeare interpretato da detenuti di un carcere di massima sicurezza, premiato a Berlino con l’Orso d’oro, un’opera rivoluzionaria (qua se volete il resoconto scritto della conferenza) e la gioia nell’intervistarli, in un incontro purtroppo perduto perché realizzato per la tv. Anni dopo ho incontrato di nuovo Paolo Taviani, che da solo si occupò della promozione di Maraviglioso Boccaccio, perché Vittorio era già malato, dove avevano puntato su un cast di giovani per raccontare l’amore e la forza delle donne (l’intervista la trovate più sotto, assieme a quella di Leonora addio, la filmografia completa sulla nostra scheda).

Impossibile sintetizzare il contributo dei fratelli Taviani alla settima arte, di cui erano innamorati fin da quando, da San Miniato, animavano il Cine Club di Pisa e attraversavano la Toscana per inseguire le opere dei maestri del cinema nei vari circoli del cinema. Basta rivedere i loro film, gli attori che hanno diretto, i musicisti con cui hanno collaborato per capirlo. Come saluto a Paolo, riportiamo il bellissimo post di Flavia Schiavi e Olivia Alighiero, loro ufficio stampa, in cui si parla anche dell’ultimo e purtroppo irrealizzato progetto del regista, Il Canto delle Meduse, che lo ha accompagnato fino alla fine di una vita straordinaria.

Chi è a Roma e vorrà rendere l'ultimo omaggio a Paolo Taviani, potrà farlo lunedì 4 marzo dalle 10 alle 13 in Campidoglio, dove si terrà la cerimonia laica, accompagnata dalle musiche di Leonora addio, il suo ultimo film.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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