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Caterina Shulha, femme fatale "suo malgrado" nel fanta-thriller Ipersonnia

Ecco cosa ci ha raccontato l'attrice, protagonista femminile del film di Alberto Mascia che stato presentato al Torino Film Festival e che è in uscita in sale selezionate il 29 novembre.

Caterina Shulha, femme fatale "suo malgrado" nel fanta-thriller Ipersonnia

È vero, non ci sono dubbi, che Ipersonnia, il film diretto da Alberto Mascia eche è stato presentato al Torino Film Festival 2022 e sarà in cinema selezionati dal 29 novembre, è un thriller di fantascienza. La sua storia è infatti quella, ambientata in un futuro prossimo, dove il sistema carcerario è stato riformato, e i detenuti scontano la pena in uno stato di sonno profondo, l’ipersonno. È la storia di uno psicologo che lavora in uno di questi carceri, e che poi si ritrova ipersonnato lui stesso, e che quando viene scarcerato inzia capire che dietro la sua vicenda, e a quella dell'Ipersonno, c'è qualcosa di losco. Ma è anche vero che tutto quello che fa questo psicologo, interpretato da Stefano Accorsi, lo fa perché innamorato di una donna bellissima e per certi versi misteriosa. Quella che con la sua interprete Caterina Shulha, intervistata al TFF, abbiamo definito "una femme fatale suo malgrado".
"Ipersonnia tratta delle tematiche molto attuali, anche pesanti e angoscianti, ma nonsostante la fatascienza lo fa in modo molto quotidiano e umano", ha commentato la biondissima e sorridente Shulha. "A questo aspetto umano è legato il mio personaggio, quello di Viola, che è quello che porta avanti tutta la linea mélo del film. Viola è una femme fatale che non sa di esserlo e trascina il personaggio di Stefano nel suo mondo, così come Stefano trascina lei nel suo. In fondo, nonostante la tematica importante che c'è dietro, questa è la storia di due anime fragili che si incontrano e cercano di creare qualcosa di bello".

Come ci ha detto Mascia, Ipersonnia è "un film stratificato su vari livelli temporali e vari livelli di realtà", e questa sua complessa struttura ha rappresentato una sfida per l'attrice Caterina Shulha. "Sì è stato un lavoro più difficile del solito: Viola può sembrare quasi un’apparizione, non una persona vera, e c’era il rischio di raccontare qualcosa che non arrivasse al pubblico", ha raccontato. "Io per entrare in Viola sono partita dalla base del sentimento delle persone: in questo ci siamo molto trovati con Stefano. Eravamo circondati da un'atmosfera distopica, surreale, senza tempo né spazio ma quelli che raccontavamo erano i sentimenti che ci riguardano tutti e in ogni tempo. Ci ha aiutato era l’umanità da portare sullo schermo, una cosa che comunque non avrebbe mai risultata falsa. Se alla base di una interpretazione c’è il racconto di una vita vera, che riguarda tutti, funzionerà sempre e comunque".
Shulha ha poi voluto sottolineare un pregio solo apparentemente secondario del film di Mascia: la sua durata. "Ipersonnia dura solo 100 minuti: ed oggi quasi insolito, visto che oramai siamo abituati a film molto lunghi, ben sopra le due ore. Credo diventi sempre più impegnativo raccontare una storia che abbia un inizio, uno sviluppo e un finale compiuti in questo lasso di tempo. Ho trovato straordinario il lavoro di Alberto e del co-sceneggiatore Enrico Saccà perché il film racconta in modo lineare delle tematiche molto profonde ma in maniera semplice, ed è proprio questo che fa funzionare il film, e che lo farà accogliere con piacere dagli spettatori".

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