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The Holdovers: La nostra intervista a Paul Giamatti "il mio Paul Hunham è uno stronzo ma ama esserlo"

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In occasione dell'arrivo nei cinema italiani di Holdovers - Lezioni di vita, il nuovo film di Alexander Payne che lo vede protagonista, abbiamo intervistato Paul Giamatti, fresco vincitore del Golden Globe 2024 e del Critics Choice Award come miglior attore protagonista.

The Holdovers: La nostra intervista a Paul Giamatti "il mio Paul Hunham è uno stronzo ma ama esserlo"

Fresco vincitore del suo terzo Golden Globe - i primi due li aveva conquistati per la miniserie John Adams e per la commedia amara La versione di Barney - Paul Giamatti torna nelle sale italiane con The Holdovers - Lezioni di vita, commedia amara ambientata in un liceo prestigioso del Nord Est degli Stati Uniti nel 1970.
Alla regia quell'Alexander Payne che quasi vent’anni fa ha regalato a Giamatti il ruolo che definisce una carriera, ovvero l'indimenticabile Miles di Sideways - In viaggio con Jack. La miglior interpretazione di Giamatti? Certo, almeno fino appunto al Paul Hunham di questo suo nuovo film. Ecco cosa l'attore ci ha raccontato riguardo il film che potrebbe portarlo all'Oscar:

Holdovers - Lezioni di vita: la nostra intervista esclusiva a Paul Giamatti

Come è arrivato a realizzare The Holdovers insieme ad Alexander Payne quasi vent'anni dopo Sideways?
Penso stesse lavorando al progetto da un po' di tempo prima di parlarmene. Mi ha detto che si trattava di una storia ispirata da un film francese degli anni '30 intitolato Merlusse, in pratica la vicenda di un professore burbero che deve occuparsi di un gruppo di giovani ragazzi. Poi ha aggiunto che il mio personaggio aveva alcune stranezze fisiche, il che mi è sembrato ancor più interessante. Alla fine mi ha mandato la prima stesura della sceneggiatura, che a dire il vero era qualcosa di diverso rispetto all'idea originaria di cui avevamo discusso. Abbiamo provato a realizzare The Holdovers per due anni di fila ma i nostri impegni di lavoro con hanno combaciato, io ero sempre impegnato con la serie Billions.

Lei viene da una famiglia di insegnanti: il suo background ha influenzato la creazione del personaggio di Paul Hunham?
Lo ha fatto in maniera esplicita e in altre di cui probabilmente non sono neppure realmente cosciente. Ho sempre avuto una grande ammirazione per coloro che insegnano, che si trattasse dei miei professori o di quelli che hanno collaborato con i miei genitori. Un amico del liceo mi ha scritto qualche settimana fa dicendomi che avevo completamente imitato il direttore della biblioteca che frequentavamo da ragazzi. L'ho davvero fatto e non me ne ero neppure accorto. C’era qualcosa nel modo in cui il personaggio di Paul era scritto che somigliava a quell'uomo, ma io inconsciamente vi avevo aggiunto altri tratti.

Che approccio ha avuto nel processo di creazione di una figura complessa come Paul Hunham?
Sono partito lavorando sul carisma di uomini che sanno di essere bravi nel lavoro che fanno, di figure del genere ne ho incontrate molte nella mia vita. Penso che Paul abbia ragione nella maggior parte delle volte quando parla, soltanto si pone nella maniera sbagliata nei confronti del prossimo. Provavo simpatia per lui, proveniente da una classe sociale inferiore a questi studenti ricchi, viziati e spesso razzisti a cui vuole insegnare come stare al mondo.
Poi è un uomo molto divertente, e gli piace esserlo in maniera molto spesso brutale. È uno stronzo ma ama esserlo. Non gli interessa assolutamente essere amato. È un ruolo in molti sensi liberatorio.

Come descriverebbe il suo rapporto con Alexander Payne?
Siamo amici ovviamente, ma prima di tutto rappresenta la miglior collaborazione professionale che abbia mai avuto. È senza dubbio il miglior regista con cui abbia lavorato, e uno dei migliori in circolazione. Sa essere divertente e amichevole nello stesso momento in cui si dimostra profondo. Non parliamo molto durante le riprese, ci scambiamo opinioni in maniera semplice e diretta.

Com'è stato tornare a collaborare con lui dopo tutto questo tempo? Pensa sia evoluto come cineasta?
Come direttore di attori è lo stesso grande artista di un tempo, forse addirittura migliore, ancora più rilassato. È uno che ama i propri interpreti e i suoi film lo dimostrano pienamente. A livello di lavorazione The Holdovers è stato molto diverso rispetto a Sideways. L'altro film era stato molto più libero nelle riprese, una specie di scatola aperta, mentre The Holdovers essendo ambientato negli anni '70 aveva bisogno di essere maggiormente formale a livello visivo.

Ha amato maggiormente il ruolo di Miles in Sideways o quello di Paul in the Holdovers?
Sono due uomini completamente diversi. Devo dire che mi è piaciuto maggiormente entrare nel ruolo di Paul perché ha più spina dorsale, è più duro, non si commisera come faceva Miles. Penso che ci siano delle connessioni tra i due, ma onestamente credo che Alexander le conosca meglio di quanto possa farlo io...

Quale è stata la scena che si è divertito maggiormente a girare? E quella invece più impegnativa a livello emotivo?
Molto probabilmente la giornata in cui abbiamo girato vicino la pista di pattinaggio, lo stesso giorno in cui abbiamo girato anche la scena nel negozio di alcolici. È un momento molto bello nella sceneggiatura, senza dialoghi, quando Paul inizia a vedere Angus per il ragazzo che è, con tutti i suoi problemi. C'era qualcosa di veramente intimo ed emozionante riguardo quel momento, quella scena. A livello emotivo invece la sequenza della festa è stata impegnativa, le dinamiche tra i personaggi che cambiano l'hanno resa un tour de force emozionale. È il momento in cui Paul inizia a fare i conti con la tragedia della perdita che gli altri due protagonisti hanno dovuto sopportare.

Come ha lavorato con Dominic Sessa al rapporto tra i vostri personaggi? Che tipo di energia ha portato lui sul set?
La prima volta che l’ho incontrato è stato su Zoom. Mi avevano mostrato il video del suo provino e ne ero rimasto estremamente colpito, così ho chiesto di incontrarlo. La nostra prima chiacchierata è stata magnifica, è un ragazzo intelligente e sensibile, parla con precisione e passione di quello a cui tiene. Ho capito subito che nessuno avrebbe potuto interpretare la parte di Angus se non lui. È stato emozionante vederlo lavorare sul set, dopo i primi giorni è stato un gran piacere vederlo rilassarsi, costruire il proprio personaggio, viverlo sulla propria pelle.

Che tipo di studente era a suo tempo? ha avuto un mentore come Paul Hunham?
Non ho avuto un vero e proprio mentore, non oserei chiamarlo in quel modo, ma ho avuto un docente che si è rivelato nel tempo una persona di rara sensibilità, un brav'uomo. Non so se ha cambiato la mia vita ma di certo mi ha ispirato a diventare una persona migliore. Come studente ero meritevole se interessato alla materia di studio, altrimenti non lavoravo troppo duramente. Ero tremendo nelle scienze matematiche, e purtroppo ancora lo sono...

Passare le feste di Natale negli anni '70, senza social media sarebbe per lei una benedizione o una maledizione?
Lo vivrei come un momento fantastico. Non c'è niente che amo di più di un salotto silenzioso e una tempesta di neve da guardare dalla finestra. Era fondamentale che The Holdovers si svolgesse durante le feste natalizie perché l'idea di redenzione e attenzione verso il prossimo vengono ribaltate all'inizio del film, per poi essere invece riabbracciate nell'evolversi della vicenda. È un magnifico arco narrativo per i tre protagonisti, non soltanto per Paul. Mi piace molto il fatto che alla fine del film nessuno dei tre sia veramente una persona diversa dall'inizio, ma hanno tutti imparato ad aiutarsi ad andare avanti. È la bellezza dei personaggi e delle storie che Alexander sa creare.

Si considera un attore devoto al "metodo"?
Non credo di esserlo. Ci sono parti che ti richiedono un impegno psicologico maggiore, ricerche estese. Nella serie in cui ho interpretato John Adams mi sono avvicinato a qual tipo di approccio al personaggio. Per il resto penso di avere avuto un approccio diverso a ogni personaggio che ho interpretato. Qualche volta il lavoro deve essere maggiormente interiore, altre volte devi imparare un accento diverso o impegnarti fisicamente. Cinderella Man ad esempio mi ha impegnato molto a livello fisico, ho dovuto imparare come ci si prende cura di un pugile.

The Holdovers - Lezioni di vita: chi è è Paul Hunham?

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