Interviste Cinema

Indiana Jones e il Quadrante del Destino, Kathleen Kennedy e Frank Marshall: "Da 45 anni condividiamo cinema e vita"

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Per l'uscita di Indiana Jones e il Quadrante del Destino, abbiamo incontrato Kathleen Kennedy, presidente della Lucasfilm, e Frank Marshall, producer storico della saga. Nell'intervista parliamo di sfide, ricordi e sentimenti, come quelli condivisi da Harrison Ford, Kathleen, Frank, Steven Spielberg e George Lucas in oltre quarant'anni.

Indiana Jones e il Quadrante del Destino, Kathleen Kennedy e Frank Marshall: "Da 45 anni condividiamo cinema e vita"

Indiana Jones e il Quadrante del Destino, ancora e per l'ultima volta con Harrison Ford, è da oggi al cinema. Per quest'occasione l'intervista qui in basso con Kathleen Kennedy e Frank Marshall è stata per noi emozionante. Sposati, oltre a essere oggi rispettivamente la presidente della Lucasfilm e il producer di questo lungometraggio, fanno da più di quarant'anni parte, nel reparto produzione, della grande famiglia allargata non solo di Indiana Jones, ma di certo di chi vi scrive e forse di chi ci sta leggendo ora: hanno organizzato le lavorazioni di E.T., Gremlins, I Goonies, la saga di Ritorno al Futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit, Jurassic Park, solo per citarne alcuni. Decenni dedicati al cinema, decenni che confluiscono nell'addio profondamente simbolico a Indy in questo film.
[La foto in alto è stata condivisa su Twitter da Frank stesso. È uno scatto dalla lavorazione dei Predatori, datato 1980: da sinistra a destra, vedete Spielberg, Kathleen e Frank]

Indiana Jones e il Quadrante del Destino, la scommessa di Harrison e dei suoi amici

Mi piacerebbe davvero sapere qual è il valore emotivo di questo film per voi. Lo chiedo perché ho visto il film e ho avvertito qualcosa che va al di là delle sue qualità da blockbuster. Come vi siete sentiti lavorando su questo film e come vi sentite adesso, guardando l'ultima umana storia di Indy sul grande schermo?
KATHLEEN: È veramente un'incredibile soddisfazione, perché dopo tutti questi anni è abbastanza inusuale che lo stesso gruppo di cineasti lavori insieme quasi ininterrottamente per quarantacinque anni. Non abbiamo solo condiviso le nostre esperienze cinematografiche, abbiamo condiviso le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre esperienze personali... Frank e io ci siamo incontrati durante I predatori dell'arca perduta, ci siamo sposati dopo Indiana Jones e Il tempio maledetto, Steven [Spielberg] e Kate [Capshaw] si sono incontrati così... È una cosa che ti tocca emotivamente, e di certo Harrison ha fatto capire chiaramente quanto abbia toccato lui, perché è un'esperienza che ingloba così tanto delle nostre vite. Tante emozioni si sono affastellate quando preparavamo questo film, perché ti entusiasma l'idea della conclusione, ma allo stesso tempo è anche un po' triste realizzare che stiamo arrivando a una conclusione. E che il suo personaggio stia appendendo il cappello al chiodo. È una cosa toccante.
FRANK: È una cosa dolceamara, sono d'accordo. Abbiamo condiviso le nostre vite da cineasti, la nostra è davvero una famiglia. C'è stata questa riunione di famiglia e diciamo addio a Indiana Jones. È una cosa che ti tocca il cuore, le emozioni sono forti. Devo dire che a Cannes siamo davvero appiedati sulla cosa, quell'emozione ci è arrivata tutta. È stato molto bello.

Anche per me! C'è un certo coraggio nel modo in cui Il Quadrante del Destino è concepito, perché all'inizio della storia lo status eroico di Indiana Jones è completamente demolito. È disturbante ma a mio parere è anche la qualità poetica più forte del film, alla fine paga. Cosa vi ha fatto pensare che fosse l'approccio giusto per affrontare il quinto Indiana Jones?
KATHLEEN: Devo dare credito a Harrison per aver capito questo personaggio così a fondo, considerava molto importante insistere sul fatto che stesse invecchiando. Il tema del film è il tempo. Era molto importante per lui, sin dall'inizio, quest'idea che tutti viviamo il tempo, invecchiamo, e ci facciamo domande su quanto lo abbiamo valorizzato. Il personaggio aveva bisogno di mostrarlo sfacciatamente, per dare al pubblico quell'esperienza. È questo che rende il film emotivamente intenso. E mi fa piacere quando dici che lo innalza da quello che ti aspetti dal classico film ad alto budget: ha un significato. Stiamo esplorando un personaggio che ha un significato.
FRANK: Una delle mie scene preferite è quando gli regalano un bell'orologio d'oro alla pensione e lui lo mette via: io mica mi voglio ritirare!

C'è una cosa che mi ha lasciato una sensazione forte nel film: ora Indiana insegna in un'università piuttosto claustrofobica, schiacciata nel caos di New York. È stata una scelta deliberata, per trasmettere l'idea di questo flusso incontrollabile che sta facendo quasi scomparire Indiana Jones?
KATHLEEN: Sì, l'idea è che il tempo l'abbia relegato un po' in un angolo. È una scelta che ha fatto per lo più Jim [James Mangold, il regista e cosceneggiatore, ndr], riguardante l'aspetto che dovesse avere quell'ambiente. Non è un'università prestigiosa, ci sono studenti che seguono i corsi ma sono interessati solo a finire gli studi. Non gli prestano attenzione, non sono molto interessati a quello di cui lui parla. Ma in misura minore si può dire che in realtà non interessi molto nemmeno a lui!
FRANK: Indy contava di più al MARSHALL College! [ride]

Indiana Jones e il cinema che si evolve

Questo è il primo film di Indiana Jones girato in digitale. Avete mai discusso l'idea di girare il Quadrante del Destino in pellicola? So che Steven ama, anzi è un devoto della pellicola, ma dopotutto questo è un film di James Mangold. C'è stata un'altra scelta creativa?
KATHLEEN: Ne abbiamo parlato, ma tendiamo a non fare molto su pellicola oggigiorno, e parte del problema è che è molto difficile trovare le persone che avresti bisogno di coinvolgere nel montaggio, nella post-produzione-
FRANK: -in laboratorio... eh, i laboratori!
KATHLEEN: In laboratorio... gente che abbia esperienza con la pellicola. Quello è un bel deterrente. Se fosse utilizzata a livello più universale, si potrebbe tornare indietro e fare più cose su pellicola, ma logisticamente non è pratico.
FRANK: Ci sono proprio pochi assistenti operatori che sappiano inserire un caricatore nella cinepresa. Alcuni non sanno nemmeno cosa significhi! Veniamo da un'epoca in cui tagliare la pellicola significava lavorare con un paio di forbici e lo scotch. Montavamo così. Adesso viviamo in un mondo digitale. Ormai l'abbiamo accettato.
KATHLEEN: Però ti dico una cosa: abbiamo passato tantissimo tempo ad analizzare quello che il direttore della fotografia aveva fatto, qual era il look della pellicola, cercando di emularlo, di restituire quel sapore il più possibile. Era estremamente importante.
Insomma, il tocco "alla Douglas Slocombe"!
KATHLEEN & FRANK: Esatto!

Mi ha affascinato lo Stagecraft dell'Industrial Light & Magic usato sui set di Mandalorian. So che il Quadrante del Destino è stato girato in location reali, per la maggior parte dei ciak. Ma l'avete utilizzato in qualche circostanza particolare?
KATHLEEN: No, qui non l'abbiamo usato affatto. Era molto importante per noi radicare questo film il più possibile nella realtà, per avvicinarci ai film precedenti, ci tenevamo. Naturalmente abbiamo usato la computer grafica, diversamente da quanto fatto in cose come I predatori dell'arca perduta, ma per Jim era molto importante che cercassimo di girare il più possibile tutto nei luoghi reali.
FRANK: Nonostante la questione Covid [le riprese si sono svolte da metà 2021 a inizio 2022, ndr].
KATHLEEN: Sì, il Covid ha reso tutto più complicato, senza dubbio.

Mi chiedo quanto possa essere difficile organizzare un cast così variegato: c'è Harrison, una pura star americana, poi Phoebe, un'attrice inglese che è anche una sceneggiatrice, poi ancora un simpaticissimo danese come Mads Mikkelsen e anche un giovanissimo, Ethann Isidore. E mi riferisco solo ai personaggi principali! Qual è il segreto per far interagire esperienze umane così differenti?
KATHLEEN: Secondo me, io la vedo così, a tutti piace il cinema. Ovunque. È una costante: i film piacciono a tutti. Possiamo trovare attori e attrici in tanti paesi diversi, e anche se l'inglese è importante, il pubblico sta ora accettando il fatto che gli accenti (come il tuo!) non sono più una barriera per avere la chance di interpretare un personaggio. E anzi quella miscela dà al film un respiro più globale. E secondo me il pubblico nel mondo apprezza questa cosa.

I ricordi di una vita con Indiana Jones

Ricordate il primo contatto che aveste col personaggio di Indiana Jones, con l'idea originale? Direi che parliamo della fine degli anni Settanta. Leggeste un trattamento dei Predatori dell'Arca Perduta? Partecipaste a un incontro in cui George e Steven stavano parlando dell'idea?
KATHLEEN: Di certo partecipammo alle riunioni dopo che arrivò il copione, ma io ricordo distintamente la prima volta che lo lessi. Avevo cominciato da poco a lavorare con Steven, ero con lui per 1941 - Allarme a Hollywood, ero la sua assistente, mi passò la sceneggiatura e mi disse: "Voglio che la leggi e mi dici che ne pensi, ma non dire una parola a nessuno di quello che leggi!" E non dimenticherò mai come fosse coinvolgente, quello che aveva fatto Larry Kasdan con quel copione era fantastico. Sin dall'inzio lo sentivi che sarebbe stato un film staordinario.
FRANK: Io sapevo del personaggio, ebbi la stessa esperienza leggendo il copione, però ebbi anche un'altra reazione, dissi: "Come faremo a fare questa roba?"
KATHLEEN: [ride] Sì, c'erano tante cose che... non era ancora l'epoca in cui gli effetti visivi si davano per scontati, quindi tutto quello che doveva succedere lo dovevi proprio girare. Era una sfida incredibile.
FRANK: George Lucas ci disse pure: "Dobbiamo rientrare in 20 milioni di dollari di budget"! Ricordo che il capo dello studio ci disse: "Ma qui rischiate di spendere 20 milioni di dollari solo sulla scena iniziale!"
KATHLEEN: Ma ce la facemmo!
FRANK: Ce la facemmo.

Frank, da fan di Indiana Jones sono sempre stato incuriosito dal tuo cammeo come pilota nei Predatori dell'Arca Perduta. Com'è successo? Me la sono pure spiegata così: una comparsa non si è presentata e Steven ti ha detto "Frank, entra nell'abitacolo, muoviti!"
FRANK: È un po' come dici tu, fu una specie d'emergenza. Eravamo nel mezzo del deserto del Sahara, in Tunisia. C'erano oltre 50 gradi, era previsto che fosse una delle controfigure a fare il pilota, ma stavano tutti nello stesso hotel e avevano tutti la diarrea. Poi scoprirono che uno dei lavoranti dell'hotel aveva riempito le loro borracce con l'acqua di rubinetto! Stavano tutti male, nessuno poteva venire sul set, così Steven mi fece: "Frank, mettiti il costume, solo per oggi!" Tre giorni dopo stavo ancora morendo di caldo lì nel cockpit, con Marion che continuava a colpirmi sulla testa! Comunque Karen [Allen] si è scusata con me, proprio l'altro giorno all'anteprima americana!
Bene, pace fatta quindi.
FRANK: Pace fatta!

Kathleen, ho letto che anche tu hai un cammeo in un Indiana Jones: se è vero e non è una leggenda urbana, dovresti essere fiera di te stessa, perché i titoli di testa del Tempio Maledetto sono tra i miei preferiti in assoluto! Dimmi che è vero!
KATHLEEN: È vero, ero alle prove ma non ci sono nel montato finale! Mi dispiace di dovertelo dire: non sono una ballerina. Mi intrufolai alle prove ma il coreografo mi scoprì. Successe solo perché una delle ballerine non si presentò, il costume mi andava e mi misi una parrucca. Ma è stato girato!
FRANK: Fu proprio da ridere, perché il coreografo era un boss spietato, Kathy cercava di ballare-
KATHLEEN: -era difficilissimo!
FRANK: E lui: "CHI E' QUELLA RAGAZZA?" Era infuriato! Noi eravamo piegati in due, non sapeva che era lei! Poi quando tutti capirono che era Kathy, ci facemmo una risata.
KATHLEEN: Ci divertimmo un sacco! Leggi anche Indiana Jones, storia di un eroe multimediale

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