Interviste Cinema

Fiorello gran mattatore alla Festa del Cinema di Roma

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Un'ora di grande divertimento in un duetto col direttore Antonio Monda, tra i film che il popolare showman ama, quelli che ha fatto e quelli che ha rifiutato.

Fiorello gran mattatore alla Festa del Cinema di Roma

C’è voluto Rosario Fiorello, lo showman siciliano noto col solo cognome, per riaccendere la festa del cinema di Roma con la verve, l’intelligenza e la simpatia per cui è conosciuto e amato. Ma alzi la mano chi non ha pensato inizialmente che doveva trattarsi di un errore, perché tra i fratelli Fiorello l’attore – e pure bravo – è Beppe, mentre Rosario è apparso in soli tre film. Noi siamo tra quelli scettici, felici di esserci ricreduti perché di cinema si può, o meglio si deve, parlare anche così, con l’allegria di chi non lo fa per mestiere e riesce ancora a raccontarlo con lo spirito del ragazzino che era. Forse per questo Antonio Monda confessa di averlo corteggiato per due o tre anni prima che lui accettasse di partecipare. Anche se coi capelli grigi, Fiorello non è cambiato quasi per niente da quando, giovanissimo, faceva cantare le piazze italiane col karaoke. A dimostrazione, ha deliziato il pubblico della stracolma sala Sinopoli (oltre 1000 posti) in un’ora di show in cui il malcapitato direttore gli ha fatto da spalla. Peccato davvero che la penna in questo caso non possa sostituire il video, perché è praticamente impossibile rendere le battute, le voci, la mimica di questo bravissimo intrattenitore, a partire dal tormentone sulla pronuncia del nome di Gyllehaal - che sul red carpet i giornalisti ogni volta pronunciavano in modo diverso: “Ghillenhal, Gillenaal (pronuncia giusta, ndr), Gaillenal, Ghillenoll… ma come si chiama? Vorrei vedere il suo codice fiscale” – a quello sul festival di Venezia snob dove vince sempre il film sudcoreano Il volo del calabrone controvento, per arrivare alla fantastica camminata alla John Travolta anno 1977 in cui si è esibito a un certo punto.

I FILM DELLA VITA DI FIORELLO: (“In realtà ho detto i primi che mi sono venuti in mente, sennò Monda non se ne andava più”)

1) MACISTE GLADIATORE DI SPARTA di Mario Caiano, 1964: Io ho un'età considerevole, sono del 1960. C’era un cinema vicino a dove abitavo che si chiamava Cinema Musumeci. Mio padre, che era appuntato della Guardia di Finanza, quando avevo 5 o 6 anni mi ci lasciava dalle quattro di pomeriggio alle otto di sera e io vedevo un sacco di film epici, dove gli eroi sollevavano massi di polistirolo, gli attori portavano i gonnellini e la recitazione era tremenda, ma all’epoca ci si credeva. Nella scena di lotta che abbiamo visto la scimmia non aveva nulla di scimmiesco, erano tutti così. Erano film che restavano in programmazione anche venti giorni e spesso li rivedevo.

2) E DIO DISSE A CAINO…di Antonio Margheriti, 1970: In questi spaghetti western non c’erano dei primi piani ma delle visite oculistiche, duravano 20 minuti e vedevi l'iride nei dettagli. Adoravo la sonorizzazione di questi film: il rumore dei pugni, le pistole che sparavano con l'eco… Una volta sono andato a girare uno spot in Spagna, proprio ad Almeria e quando ho visto una Colt mi sono detto 'ora la provo', pensando facesse il rumore dei film e invece fa "pum". A Klaus Kinski facevano fare sempre il muto per risparmiare sul doppiaggio. In realtà non era lui in primo piano, era un cartonato in fermo immagine.

3) CINQUE DITA DI VIOLENZA di Chang Ho Cheng, 1972: Questo è il primo film di arti marziali arrivato in Italia, era vietato ai minori di 14 anni ma in Sicilia bastava camuffare la voce e ti facevano entrare, per cui l'ho visto che ero più piccolo. Da questi film scoprimmo che si poteva menare in maniera organizzata. All'uscita la gente si menava e ci raccontavamo la scena di quello che strappa gli occhi all’anniversario. Nel seguito poi si sono inventati una contromossa difensiva (segue dimostrazione con Monda, ndr).

4) LA FEBBRE DEL SABATO SERA di John Avildsen, 1977: Avevo 17 anni. Fu il primo film evento, mi ricordo la fila lunghissima per entrare, anche perché molti non uscivano, visto che allora potevi vedere il film anche tre o quattro volte con lo stesso biglietto. Io mi divertivo perché si usciva da dove si entrava e io dicevo sempre “è morto”, spoileravo anche prima che esistesse questo termine. Rimasi abbagliato dalla camminata iniziale, dal giorno dopo andavo sempre io a far la spesa con due sacchetti in mano e la rifacevo. Sapevo a memoria le coreografie dei balli, me le ricordo ancora (segue dimostrazione). Una volta durante un mio show televisivo con Travolta ballammo insieme e lui mi disse che mi ricordavo i passi meglio di lui!

5) FUGA DI MEZZANOTTE di Alan Parker, 1978: Mi colpì particolarmente, soprattutto perché era tratto da una storia vera e nei titoli di coda si vedeva la faccia del vero protagonista. È un film che mette un'ansia incredibile, alla fine ci fu l'applauso quando lui scappa, un boato di liberazione.

6) INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO di Steven Spielberg, 1977: Ero già appasssionato di storie di ufo, adoravo Star Trek, un telefilm che ha inventato cose che poi si sono realizzate, come le porte che si aprivano da sole e il cellulare: Scott e Kirk avevano già il motorola! Questo è stato il primo film quasi realistico, in cui ti dici che se un giorno gli alieni arrivassero succederebbe proprio così.

I FILM CON FIORELLO:

CARTONI ANIMATI di Franco e Sergio Citti, 1998 Sono felice e onorato di aver lavorato coi fratelli Citti. Lo girammo a Fiumicino, quindi ogni sette secondi passava un aereo! Di professionisti eravamo solo io, Sergio, Franco Citti, Elide Melli che ora fa la produttrice e per il resto erano tutti presi dalla strada, visto che era un film che parlava dei barboni che dormivano nei cartoni, da cui il titolo. Per via dei rumori fu tutto ridoppiato, ma dal momento che era impossibile recuperare tutti i personaggi, là dentroce ne sono almeno 7 o 8 che parlano con la mia voce. Sergio mi diceva “fammi anche il barista”, e io mi divertivo a mettere voci in quel film, che ha incassato all’epoca 6000 lire purtroppo, perché sono convinto che sarà rivalutato come uno dei capolavori del cinema, quando io non ci sarò più. E’ pura poesia, poesia vera, è un mondo quasi surreale. Solo al ricordo mi commuovo.

PASSIONE di John Turturro, 2010: Conobbi Turturro perché venne a promuovere Coffee and Cigarettes, mi vide alla radio e mi chiese di cantare nel film un pezzo di Carosone, "Caravan Petrol". Lui sa tutto della cultura napoletana, mi raccontava delle cose su Eduardo, mi citava libri e altro e io “sì sì, certo, come no”.

IL TALENTO DI MR. RIPLEY di Anthony Minghella, 1999: Andai per un premio a "Ischia Capri Hollywood", e come spesso succede eravamo in un locale e mi chiamarono a salire sul palco a cantare. Io cantai “Tu vuo’ fa l’americano” e io vedevo questo nel pubblico che applaudiva, si agitava, quindi, come faccio poi nel film, lo coinvolgo, lo faccio salire e cantare. Dopo mi siedo e vedo lui che mi guarda, si avvicina e in italiano mi chiede se voglio fare un film con lui. “Ah, ma che, sei regista? E che hai fatto?”, “Il paziente inglese, l’hai visto?”, “Accidenti, ma l’hai fatto tu? Certo che l’ho visto, complimenti!”. Nacque così. Era un regista amabile, salutava tutti sul set, dal primo all'ultimo, non si arrabbiava mai. Ha scritto la scena per me ricreando quello che aveva vissuto in prima persona, Fiorello ero io, io so fare solo me. Mi ricordo ancora le battute (segue esempio). Avevo un dialogue coach, ricordo che in una scena c’erano nove macchine da presa e uno uguale a me, perché ero nei titoli di testa e dunque avevo un double per fare le luci.

C’era anche una scena in cui il corpo di Stefania Rocca, uccisa, riemerge dall'acqua durante una processione. Nel film era la fidanzata di mio fratello che gridava “nooo” e ci fiondavamo in acqua per recuperarla ed eravamo a inizio novembre. Ce l’hanno fatta fare tipo 36 volte. C’era una stanza piena di vestiti uguali a quelli che indossavamo, con 50 persone coi phon che li asciugavano, una cosa pazzesca. Al montaggio hanno tagliato un'ora e mezzo e purtroppo hanno tolto la scena che vi racconto: la barca passava con a bordo Gwineth Paltrow e Jude Law. Minghella mi dice “tu ti tuffi, nuoti e arrivi alla barca”. Io col mio orgoglio di uomo di mare, siciliano, mi sono detto che ce la dovevo fare. Mi sono tuffato e la barca era lontanissima, dovevo solo arrivare, salutare, salire a bordo e fare lo splendido, ma arrivavo sfiatato tipo Troisi in Ricomincio da tre quando fa il giro dell’isolato di corsa. Quel giorno ho davvero rischiato l'infarto. E poi l'hanno tagliata!.

IL GRAN RIFIUTO A HARVEY WEINSTEIN (preceduto da discussione sulla pronuncia giusta: è uainstin, ndr) Per Ripley venni invitato agli Oscar, arrivai distrutto da 8 ore di volo sotto Tavor. Mia moglie può testimoniare che a ogni festa cantavo “Tu vuo’ fa l’americano”, perfino con Meryl Streep, e tutti mi dicevano “resta qua, resta con noi” e io non vedevo l'ora di tornare a casa. Dopo questo film, un'estate, tipo il 10 di agosto, quando ero in Sardegna con moglie e figlia a fare il riccone e avevo già acceso la griglia, mi chiamano per chiedermi se voglio fare un ruolo in Nine con Daniel Day Lewis e Sophia Loren. Mi mandano il copione, mi dicono che sto a pagina 121, io leggo e rileggo e non trovo nulla. Alla fine mi accorgo che c’era scritto: “scena 2 interno notte, albergo. Il protagonista, Guido, incontra la mamma e balla, mentre un elegante cantante italiano canta”. Io ero il mentre, ero scenografia, per cui ho detto no, tanto e tanto se fosse stato in Sardegna, ma io sono pigro e andare a Roma con 50 gradi anche no. Così mi sono accorto che desta più attenzione un no che un sì. Weinstein mi ha scritto una lettera, anche un po' ricattatoria, dove diceva “come osi dire di no, Minghella ti adorava, tradisci la sua memoria, non hai idea di chi sia quello a cui hai detto no, non lavorerai mai più in America”. Capirai che mi importa! Non è il mio lavoro: è come se avessero detto a un calciatore “non giocherai mai più a basket”.

L’incontro finisce con una scena fantastica di Che vita da cani! di Mel Brooks, sempre scelto da Fiorello.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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