Suicide Squad: ecco la recensione del nuovo cinecomic DC / Warner Bros

04 agosto 2016
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David Ayer gestisce un buon cast per un risultato non epocale ma divertente.

Suicide Squad: ecco la recensione del nuovo cinecomic DC / Warner Bros

Floyd Lawton detto Deadshot, killer infallibile. Harley Quinn, letale amante del supercriminale Joker. Waylon Jones detto Killer Croc, supercriminale mutato. Chato Santana detto El Diablo, in grado di usare il fuoco come arma. L'assassino Digger Harkness detto Boomerang. Questi sono tra gli elementi di un recalcitrante letale commando d'elite (si fa per dire), che l'agente governativo Amanda Waller col ricatto costringe ad affrontare una delle nuove minacce "metaumane" di Gotham. Li conduce in missione il militare Rick Flag, personalmente legato all'archeologa June Moone, detta Incantatrice, posseduta dallo spirito di un'antica sacerdotessa.

Quando la Warner Bros ha affidato a David Ayer sceneggiatura e regia di questo adattamento DC, Suicide Squad, le aspettative sono cresciute notevolmente, con il sostegno di trailer davvero indovinati e ispirati (specie nella colonna sonora). Questo perché nasceva un connubio non forzato tra Ayer e il materiale d'origine. Sceneggiatore di Training Day e recentemente autore del bellico Fury, Ayer è da sempre legato a tematiche di malavita e alle dinamiche di coesione forzata in un gruppo, da lui molto sentite dopo una giovinezza trascorsa nella South Los Angeles. Il fumetto Suicide Squad della DC Comics, ideato alla fine degli anni Cinquanta ma riavviato nella seconda metà degli anni Ottanta, è proprio una celebrazione di un gruppo di antieroi, villain coi quali Batman ha avuto a che fare.

Aspettative e risultato, fandom vs. critica cinematografica: ancora una volta, come è accaduto mesi fa con Batman V Superman, assistiamo a uno scontro sulla rete tra il "pubblico" e i "critici puzza al naso", con i fan che generalmente difendono Ayer e la critica che ne demolisce lo sforzo. Su internet si rischia di morire di polarizzazione: a nostro parere Suicide Squad è un film divertente, con un suo perché, ma che poteva essere migliore. Non sarà un giudizio di quelli che smuovono grandi dibattiti, ma è quello che pensiamo, e proviamo a spiegarvelo.

Un difetto del film è sicuramente un equilibrio poco curato nella caratterizzazione e nello sviluppo dei membri della squadra: il regista e la Warner, sicuri a ragione di potersi giocare degli assi con il Deadshot di Will Smith e la Harley Quinn di Margot Robbie (assolutamente perfetti entrambi), sembrano trascinarsi dietro gli altri "indesiderati", che non lasciano il segno come potrebbero, oscurati dall'ottima combinazione di performance e sviluppo dei due personaggi citati. Addirittura Deadshot e Harley Quinn sono introdotti ben due volte, con una certa ridondanza, evidente anche se si è distratti dal sicuro uso di immagini e colonna sonora.
Un altro limite è che il lungometraggio, pensato in America per una classificazione PG-13 (non è vietato, in parole povere), pur puntando i riflettori sulla feccia della feccia, si mantiene in equilbrio per evitare di inquietare davvero: i buoni sentimenti sono quelli che reggono sul serio il racconto, e il tono provocatorio è più nella forma che nella sostanza. Questo ci sembra valga anche per il Joker di Jared Leto, più vicino a una versione potenziata del Luca Marinelli / Zingaro in Lo chiamavano Jeeg Robot che alle sfumature disturbanti dell'Heath Ledger del Cavaliere Oscuro. La scorrettezza è urlata, ma l'ambiguità morale forse non arriva a toccare davvero, complice un climax con uno scontro finale che assomiglia a quello di tanti altri film del genere.

Più che difetti, quelli descritti sono limiti. Per il resto, Suicide Squad ha frecce al suo arco. Come si è detto, il cast principale è in parte (Smith, Robbie e Leto in testa), ma non dimenticheremmo Viola Davis: la sua Amanda Waller, rappresentante di poteri oscuri tutt'altro che sovrannaturali, non è solo tappezzeria, ed è davvero difficile non sentire echi di 1997: Fuga da New York in alcune sequenze che la riguardano. D'altronde Ayer sembra cibarsi di più di un'influenza: si è formato nel poliziesco (con tutte le radici nel western che il genere si porta dietro), conosce Tarantino (senza saper scrivere dialoghi come i suoi, però) e sa scegliere i brani in colonna sonora.
Insomma, se non ci aspetta a tutti i costi un evento indimenticabile da storia del cinema, Suicide Squad ci porta due orette a spasso tra la strafottenza di Deadshot e le forme lunatiche di Harley Quinn. Si può fare.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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