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Un sacchetto di biglie: la storia vera del film sull'occupazione nazista in Francia

Uscito in sala nel 2017, Un sacchetto di biglie è l'adattamento cinematografico della vera storia vissuta e raccontata da Joseph Joffo.

Un sacchetto di biglie: la storia vera del film sull'occupazione nazista in Francia

Era il 2018 quando usciva nei cinema italiani il film Un sacchetto di biglie, esattamente un anno dopo il debutto nelle sale francesi. Tratto dal romanzo autobiografico di Joseph Joffo (1931-2018) e ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, Un sacchetto di biglie mette in scena la storia di due fratelli ebrei che non hanno altra scelta se non quella di separarsi dalla famiglia a causa delle crescenti persecuzioni naziste a Parigi. La drammatica situazione nella capitale occupata costringe il loro padre a una decisione drastica nel tentativo di salvare tutta la famiglia: i genitori e i loro sette figli devono lasciare Parigi in cerca di un luogo più sicuro, ma per farlo devono dividersi e mettersi in viaggio separatamente verso il sud della Francia. Diretto dal regista canadese Christian Duguay, il film è interpretato dai giovani Dorian Le Clech e Batyste Fleurial e dagli attori veterani Patrick Bruel e Elsa Zylberstein nel ruolo dei genitori.

Un sacchetto di biglie: la vera storia vissuta dalla famiglia Joffo

Gli eventi narrati in Un sacchetto di biglie sono realmente accaduti, come scrive Joseph Joffo nell'omonimo libro edito in Italia da BUR. Figlio di un parrucchiere e di una violinista e ultimo di sette figli, Joseph viveva a Parigi nel 18° arrondissement e aveva 9 anni nel 1940, quando in città arrivarono i tedeschi. Era difficile per lui comprendere cosa stesse succedendo, ma gli fu chiaro poco per volta che la vita per i bambini ebrei iniziava a somigliare a un girone infernale. Da un giorno all'altro furono obbligati a portare segni distintivi sulle divise scolastiche (le stelle di David di colore giallo) e venivano additati ed emarginati dagli altri compagni. Degli orrori in corso erano ben consapevoli gli adulti, come suo padre Roman Joffo. Fu lui a prendere la decisione di fuggire, ma non tutti insieme, per garantirsi una maggiore chance di non essere catturati dai nazisti.

La Francia fu divisa in due. La metà settentrionale che comprendeva la costa atlantica, denominata Zone Occupée, era sotto l'occupazione militare tedesca. A sud la Zone Libre era una sorta di stato in apparenza neutrale in quanto demilitarizzato, con un governo collocato nella cittadina di Vichy, ma politcamente vassallo della Germania nazista. Joseph e Maurice, di due anni più grande, partirono per da soli per raggiungere i fratelli Albert e Henri a Mentone. La loro pericolosa avventura li portò a superare la cosiddetta linea di demarcazione che divideva la Francia, un confine estremamente sorvegliato.

L'antisemitismo nel frattempo si stava diffondendo e mentre i due ragazzini raggiunsero i fratelli maggiori, i loro genitori venivano arrestati a Pau, nel sudovest del paese, e rinchiusi nel campo d'internamento di Gurs ai piedi dei Pirenei. Riuniti nuovamente a Nizza, qui ripartirono con una una nuova vita, andando regolarmente a scuola, vivendo la precaria "normalità" di un regime in stato di guerra che continua a perseguitare gli ebrei. Qui Joseph e Maurice entrarono in confidenza con alcuni soldati italiani che si comportavano diversamente dai francesi e tedeschi, perché non arrestavano gli ebrei.

La fine del regime fascista in Italia nell'estate del 1943, sciolse l'occupazione italiana sulla Costa Azzurra e lasciò campo ai tedeschi per inasprire le persecuzioni. La famiglia Joffo dovette ancora disperdersi. Di nuovo in fuga, Joseph e Maurice sfuggono alla Gestapo e si rifugiano nel dipartimento dell'Alta Savoia dove si ricostruiscono una vita temporanea fino alla fine della guerra i paesi in cui trovano rifugio sono Aix-les-Bains e Rumilly, nei pressi di Chambery vicino al confine con la Svizzera.

Un sacchetto di biglie: lo stendardo nazista a Nizza tra le proteste della gente

Nel settembre del 2015, Un sacchetto di biglie era in fase di riprese in Costa Azzurra. Per la scena in cui si vede il quartier generale delle SS, la ricostruzione degli scenografi prevedeva l'installazione di un grande stendardo rosso con la svastica che doveva scendere dal tetto del palazzo della prefettura di Nizza. Nonostante la municipalità avesse avvisato in anticipo la comunità ebraica e i cittadini attraverso i social media della particolarità di questa lavorazione cinematografica, molte persone si sono fermate di fronte al palazzo manifestando il loro orrore. Durante l'allestimento, era in corso nella piazza di fronte al palazzo il mercato degli antiquari che avevano a vista lo stendardo. Alcune persone, secondo quanto raccontato dal quotidiano locale Nice Matin, non hanno voluto sentir ragione, film o non film, e hanno iniziato a gridare insulti ai due operai sul tetto incaricati di fissare lo stendardo.

Il romanzo Un sacchetto di biglie, che ha avuto un'altra versione cinematografica nel 1975, è stato un successo internazionale, tradotto in 18 lingue e adattato anche in pubblicazioni a fumetti. È considerato una delle migliori storie per introdurre i bambini al tema dell'Olocausto. Qui sotto il trailer del film.

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