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Steno. L'arte di far ridere: la grande mostra in anteprima

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Presentata l'esposizione dedicata al grande regista nel centenario della nascita, dai figli, Enrico e Carlo Vanzina, alla Galleria Nazionale d'Arte moderna e contemporanea di Roma.

Steno. L'arte di far ridere: la grande mostra in anteprima

Quando pensiamo ai registi che hanno reso immortale la commedia italiana, ci viene in mente il bellissimo titolo di un libro dello scrittore argentino Manuel Puig, “Una frase, un rigo appena”. Basta infatti leggere una sola battuta nata dalla mente di questi geniali creatori e immediatamente scatta la risata, la riconoscibilità di un film visto spesso in compagnia, a volte imparato a memoria a forza di vederlo. Uno di questi geniali artisti, che come molti dei più illustri (Metz, Marchesi, Scola, Fellini e molti altri) aveva iniziato la sua carriera umoristica da vignettista al Marc'Aurelio, a soli 19 anni, era Stefano Vanzina, meglio noto come Steno, di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita. Per questa occasione è stata organizzata una grande mostra in suo onore, Steno. L'arte di far ridere. nella splendida cornice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma - che ha reso giustamente orgogliosi i figli, Carlo ed Enrico Vanzina - con la collaborazione della Fondazione Cinema per Roma presieduta da Piera Detassis.

La mostra sarà visitabile da martedì 11 aprile  fino al 4 giugno. È articolata su due piani e parte dall'infanzia del futuro regista per arrivare ai suoi ultimi film, in oltre 70 anni di storia italiana, rappresentata attraverso i suoi scritti le sue celeberrime pellicole. Piera Detassis ha commentato questa iniziativa ricordando la grande importanza di Steno nella storia del cinema: “Steno ha attraversato tutti i generi, molti li ha inventati, come il poliziottesco, ed era uno, come amano ripetere i figli, che non se la tirava e a noi questo piace perché invece se la tirano in tanti e vale la pena di riscoprire chi ha inventato il miglior Totò e il miglior Sordi. Era un regista che era anche un intellettuale, andava sul set in doppiopetto e accompagnava i figli nei musei nel suo tempo libero. Uno di quelli che un tempo venivano definiti minori e invece sono grandissimi. A lui si deve il monologo del maccherone in Un americano a Roma e film come Un giorno in pretura, Guardie e ladri, commedie che erano al tempo stesso malinconiche”.

Carlo Vanzina sottolinea che a fare piacere è proprio che la mostra è una rivalutazione di quel cinema popolare e la giudica “esaustiva ma anche divertente, non pretenziosa e che racconta molto”. Dopo i ringraziamenti di rito per organizzatori e ospiti, Enrico Vanzina dice che la collocazione della mostra era in un certo senso predestinata: “nella prima sala, che racconta l'infanzia di mio padre ad Arona, ci sono sei o sette disegni fatti da lui a 15 anni che sono stupefacenti, da Galleria d'Arte moderna. Papà è celebrato oggi dove aveva cominciato: tutto il suo mondo nasce dal disegno, dall'amore per la pittura al Marc'Aurelio, dove aveva scoperto il gusto della battuta. Lui ha fatto di tutto ma girando anche al piano di sopra ci sono cose davvero speciali e una saletta con pezzi di scene memorabili, una parte del nostro immaginario collettivo, una vita semplice ma avventurosa la sua, dove ritroverete tanti amici. La mostra su Steno è una mostra sul cinema italiano”.

I curatori Marco Dionisi e Nevio De Pascalis raccontano che la mostra è ispirata, anche graficamente, al famosissimo e inedito Diario Futile di Steno, esposto nella mostra: è una sorta di zibaldone di ritagli di giornale commentati, composti col grande Marcello Marchesi prima della partenza di questi per la guerra, che racconta moltissimo sul periodo in cui fu composto, e che si affianca al diario personale, edito col titolo “Sotto le stelle del '44”. I curatori hanno inoltre deciso di contestualizzare ogni periodo della vita di Steno, dagli anni Trenta in poi, con allestimenti e oggetti degli anni che racconta. Tornando al Diario Futile, Enrico Vanzina racconta che questo diario pop antelitteram è rimasto inedito perché riprodurlo fedelmente con la veste grafica adeguata costerebbe troppo, e nessun editore si è sentito di farlo, ma promette di farne prima o poi un'edizione pagata di tasca propria.

Quelli esposti sono documenti irripetibili della loro storia personale (uno spettacolo i filmini in 16 mm con le scene di famiglia) ma anche della nostra, spesso resi pubblici per la prima volta: una collezione straordinaria di voltii, ricordi, film, caroselli, poesie e sceneggiature, prodotti da un artista raffinato e a 360 gradi che ha firmato molti dei nostri film preferiti (i primi assieme a Mario Monicelli) e che, in un paese con poca memoria, dove i ragazzi non conoscono Gian Maria Volontè e Vittorio Gassman, è necessario ricordare. Da parte nostra un consiglio spassionato: leggete gli scritti acutissimi e ancora moderno di Steno, sostate in laico e commosso raccoglimento davanti alla sceneggiatura di Un americano a Roma, e soprattutto sedetevi sul divano del “Caffé” e preparatevi a morir dal ridere con gli spezzoni dei suoi film. Una cosa è comunque certa: anche chi non conosce il nome e la storia di Steno deve sicuramente alla sua arte alcune delle migliori risate della sua vita.

In occasione della mostra è stato pubblicato anche un catalogo e noi vi diamo un piccolo assaggio di quello che vedrete con una breve photogallery.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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