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Pixar, 14% dei dipendenti licenziati: è crisi o correzione di rotta?

La Disney ha licenziato 175 dipendenti Pixar, in una mossa già nell'aria da mesi ma rimandata per chiudere alcune produzioni. C'entrano gli incassi in flessione, ma c'è alla base soprattutto un cambio di strategia riguardante Disney+.

Pixar, 14% dei dipendenti licenziati: è crisi o correzione di rotta?

La notizia sta rimbalzando un po' ovunque e riguarda il licenziamento di 175 dipendenti, pari al 14% della forza lavoro Pixar da parte della casa madre Disney: premettiamo che l'uscita del già chiuso Inside Out 2 il 19 giugno non è pregiudicata da questa scelta, che peraltro - come ci fa notare la CNBC - era già nell'aria da mesi. Cosa sta succedendo? La crisi al botteghino del 2023 ha portato troppi guai? Ni, perché a quanto sembra la decisione segue la nuova strategia del CEO Disney Bob Iger, riguardante la produzione streaming per Disney+.

Pixar torna a concentrarsi sul cinema, ridotta la forza lavoro

Nel periodo difficile della pandemia Pete Docter, da poco direttore creativo della Pixar, confermò a Hollywood Reporter che la mole di lavoro era aumentata tantissimo nel giro di pochissimo tempo, per far fronte alla strategia dell'azienda madre Disney in quel momento: pompare contenuti nella piattaforma Disney+, un aumento delle lavorazioni che aveva richiesto un impegno extra, per lo studio che di solito si concentrava su lungometraggi cinematografici e corti sperimentali (o promozionali per i film stessi). Era la politica di Bob Chapek, che come CEO Disney è durato un paio d'anni, prima di essere sostituito da Bob Iger, richiamato a forza dal consiglio d'amministrazione, per far fronte a un calo degli incassi e del valore azionario, con un 2023 assai difficile. Una delle mosse drastiche che Iger ha deciso per far rientare la crisi è stata negli ultimi mesi la riduzione degli investimenti nello streaming, uno dei settori più in perdita: ci si sta avvicinando al pari in bilancio, com'è stato confermato a fine 2023, ma a scapito dei posti di lavoro creati per la quantità di produzioni non più giustificata dai risultati. È triste che il sogno di quei 175 sia terminato così (le persone non sono numeri, per quanto possa suonare banale evidenziarlo), però rientrerebbe nelle intenzioni di Iger di ridurre la quantità a favore della qualità, e di riconcentrare le attenzioni pixariane sui grandi eventi cinematografici. A giugno ci aspetta Inside Out 2, più avanti Toy Story 5 (senza dimenticare Elio, spostato al giugno 2025).
Ipocrisia per celare la crisi al botteghino? Ingiusto sbattere questo argomento proprio in faccia alla Pixar, penalizzata da una pericolosa strategia di spostamento dei suoi film su Disney+, saltando la sala. Elemental si è ammantanto da subito di una fama di flop sull'onda del tonfo di Lightyear, prima ancora che la sua corsa al boxoffice terminasse: paradossale, visto che Elemental è stato con Guardiani della Galassia vol. 3 tra i pochi lungometraggi Disney del 2023 a non aver floppato! Costato sui 200 milioni di dollari, ne ha portati a casa quasi 500, anche se le impressioni sul primo weekend hanno fatto il gioco di molti frettolosi. La Pixar non è in crisi o, se vogliamo, non è più in crisi / riassetto di quanto lo sia la Disney intera. Ci auguriamo che le spietate decisioni che Iger sta prendendo per tante persone paghino alla lunga almeno sul piano dell'immagine creativa dell'azienda, detestata di default da un numero crescente di commentatori in rete.
La progressiva riduzione delle produzioni Pixar per Disney+ non intaccherà comunque la lavorazione della miniserie sportiva sul softball Win or Lose, in arrivo sulla piattaforma quest'anno. Leggi anche Lightyear, le ragioni del flop secondo la Pixar

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