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Paolo Sorrentino rivela quali sono i (suoi) film che preferisce

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Il regista napoletano parla dei preferiti tra i film che ha realizzato, oltre che di tantissime altre cose, in una splendida intervista pubblicata sul numero di Vanity Fair in edicola, di cui è stato guest editor.

Paolo Sorrentino rivela quali sono i (suoi) film che preferisce

Quello che trovate in edicola in questi giorni è un numero di Vanity Fair del tutto speciale: a dirigere la rivista, in veste di guest editor, curando contenuti, titoli, immagini e argomenti del numero, è stato infatti Paolo Sorrentino. Come la copertina della rivista, che mostra la Scalinata di Trinità dei Monti a Roma affollata di fenicotteri, può far facilmente intuire.
Lo stesso Sorrentino è protagonista nelle pagine del numero da lui diretto di una lunga intervista, firmata da Malcom Pagani, che di Vanity Fair è (stabilmente, e non solo in questa occasione) vice-direttore. Gli argomenti toccati da Pagani e Sorrentino sono numerosi, e vi consiglio caldamente di leggere l'intervista a Paolo Sorrentino integrale sul sito di Vanity Fair.

Tra questi argomenti, ovviamente c'è il cinema, il cinema di Paolo Sorrentino, che nella conversazione assume un ruolo che è centrale e marginale al tempo stesso, sempre presente anche quando è apparentemente assente.
Di fronte a una domanda diretta di Pagani, Sorrentino non ha esitato a raccontare quali siano, tra quelli che ha diretto, i film per i quali ha una preferenza.
"Il divo e La grande bellezza hanno qualcosa in più perché sul set c’era un’atmosfera lieta," ha risposto il regista. "Grande fiducia in quel che facevamo. Forte energia sotterranea. Il film è veramente un lavoro collettivo. Basta un elettricista con cui lavori da sempre, che magari ha accettato in precedenza un altro lavoro e deve rinunciare al tuo, per rovinare il clima complessivo. Per questo adesso sarebbe pericoloso fare dei film con le mascherine, ci sarebbero fonti di preoccupazione e mancanza di armonia"

Con la medesima disincantata sincerità, Sorrentino non ha esitato a rispondere quando Pagani gli ha chiesto se ha mai rischiato di perdere la motivazione:
"Sia con Youth che con Loro il pericolo l’ho corso," ha detto. "Non ero motivato come con i miei primi film: non avevo il sacro fuoco, ma penso che sia normale, fa parte delle cose che mutano col tempo. Mi appassionavano gli argomenti e le cose che avevo scritto con Contarello, però in una accezione un po’ congelata. Domani mi piacerebbe provare a cambiare strada, magari a fare un film più piccolo. Però mi resta il dubbio: non so neanche se sono in grado di immaginarlo più un piccolo film o se l’abbia mai fatto veramente. Con L’uomo in più, il mio esordio, ci tarammo subito sull’ambizione massima. I night club, gli anni 80, i lunghi piani sequenza, le storie parallele, la malinconia, la decadenza e la morte, nonostante il fatto che non avessimo molti soldi a disposizione. Ed è anche vero che realizzare il gigantismo, metterlo in scena, ti dà una carica mostruosa, una scossa enorme"



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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