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Martin Scorsese al Festival di Berlino: "Il cinema non sta morendo, si sta trasformando"

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Ecco cosa ha raccontato il grande regista americano durante la conferenza stampa che ha preceduto la consegna dell'Orso d'Oro alla Carriera che quest'anno la Berlinale gli ha tributato, nel corso della quale ha parlato dei classici e della loro importanza fondamentale, dei festival, della critica e dell'ego.

Martin Scorsese al Festival di Berlino: "Il cinema non sta morendo, si sta trasformando"

Consoliamoci. Non siamo i soli, noi in Italia, a avere problemi - perlomeno nel cinema, ma temo non solo - con le conferenze stampa e con le domande che i giornalisti pongono a registi e attori.
Avrei voluto poter leggere i pensieri di Martin Scorsese mentre giornalisti di tutto il mondo gli chiedevano le cose più strane, in occasione del suo rendersi disponibile alla stampa prima della consegna dell’Orso d’Oro alla carriera che la Berlinale del 2024, e il suo direttore Carlo Chatrian, hanno deciso di conferirgli.
Scorsese però, si sa, è un uomo spiritoso e disponibile, e non ha mai mostrato insofferenza.
Nemmeno quando gli è stato chiesto di definirsi in una parola (“Un mistero”, ha risposto senza scomporsi), o quali siano stati i migliori 30 secondi della sua vita, o quando un giovane 21enne bulgaro ha voluto recitare davanti a lui una celebre battuta di Jack Nicholson tratta da The Departed.  

Siccome Scorsese è Scorsese, comunque, c’è stato comunque, ovviamente, modo di ascoltare parole interessanti, e di affrontare questioni centrali nel cinema odierno, quasi tutte legate alla possibile morte, o della reincarnazione, dell’arte di cui il regista newyorchese è stato uno dei massimi esponenti.
No, il cinema non sta morendo”, ha detto Scorsese, “si sta trasformando. Il cinema per sua natura è sempre stato qualcosa che si trasforma. Certo, noi avevamo avevamo la sala, i festival, la pellicola, ma la tecnologia cambia così rapidamente e inesorabilmente che non ha senso opporvisi. Tutto quello che si può fare è tenersi aggrappati alla voce individuale degli artisti: e non importa se questa si faccia sentire tramite TikTok, un film di quattro ore o una miniserie. Non dobbiamo farci spaventare dalla tecnologia, ma nemmeno diventarne schiavi: dobbiamo impatare a indirizzarla, e utilizzarla nella giusta direzione”.
Per Scorsese la voce individuale e singolare degli artisti è anche quella cosa che ancora oggi dona senso ai festival di cinema. “Sono i festival i luoghi dove poter ascoltare queste voci, dove vedrai un film che magari non vedrai più in tutto il resto della tua vita, ma che contribuirà a far sì che in qualche modo la tua vita cambi. In un festival, per esempio, ha la possibilità di vedere e ascoltare punti di vista provenienti da realtà lontane e diverse, che ti aiutano a capire meglio il mondo, a far diventare più vicine le culture più lontane. Il cinema può essere solo un gran bel intrattenimento, e a me va benissimo, ma il cinema che vedi ai festival ha un impatto sulla tua vita”.

E la critica? Cosa ne pensa dello stato della critica Martin Scorsese? “La critica esiste solo nell'ombra dell'arte e degli artisti che la realizzano, senza quello è nulla”, dice il regista con tutte le ragioni del mondo, “Ma è importante e necessario che noi artisti ci si prenda il rischio di essere giudicati. Quello che secondo me è importante, nella critica”, ha continuato “è la presenza di un punto di vista originale, di un pensiero stimolante. Ma forse oggi la critica deve essere anche intesa come curatela, del pensiero, e di certo cinema”.
Scorsese ha parlato di come, da bambino, la visione di film provenienti da realtà e culture diverse lo abbia segnato profondamente, e quindi oggi, in anni in cui la storia del cinema mondiale è a disposizione di tutti o quasi, la critica può per lui svolgere il ruolo di invito alla visione di qualcosa di diverso da quello che propone il mainstream.  “È come insegnare a un bambino a camminare. Puoi dare un primo impulso per spingere qualcuno a conoscere qualcosa. Forse un critico può fare questo. Quello che è di moda muore in fretta, ma i film che hanno superato la prova del tempo ha la capacità di avere un impatto forte nell’animo delle persone”.
Anche per questo Scorsese, attraverso la sua Film Foundation, è così attivo nella preservazione e nella diffusione della memoria, della storia del cinema. “Cerco di tenere in vita i film che ci hanno influenzato, a me e al gruppo di persone con cui ho iniziato all’inizio degli anni Settanta, gente come Spielberg, De Palma, Schrader. Cerco di preservare la magia dello scoprire qualcosa di nuovo nel cinema come arte. I film che ho visto da bambino, da Jean Renoir a Satyajit Ray, dal neorealismo italiano a Kurosawa, mi hanno insegnato molto, anche se li vedevo in tv, doppiati e con la pubblicità in mezzo. E penso che se quei film hanno influenzato me da piccolo, che non venivo da un ambiente intellettuale, avrebbero potuto influenzare e cambiare la vita anche a tante altre persone. Tramite l’arte, noi comunichiamo”.

Se gli si chiede quali siano i nuovi nomi del cinema che più lo interessano, Scorsese spiega - con coerenza e intelligenza - che a 81 anni il tempo è un problema, e che quindi “quello che impiego a guardare film mi impone delle scelte difficili". Cerco di rimanere aggiornato, ma non è facile”. Come a dire che è meglio, per lui, guardare un classico - uno di quei film che la prova del tempo l’hanno superata - che non rischiare con qualcosa di nuovo.  Dagli torto.
E a proposito del tempo che passa e che è passato Scorsese ha detto che quando era più giovane aveva “più ego e più ambizione. Forse in realtà l’ambizione non muore mai, ma almeno l’ego impari a metterlo da parte, perché ingombra, impiccia. Più volte nella mia carriera mi sono trovato in dei momenti in cui mi sono sentito libero di provare a fare le cose in modo nuovo, diverso da come le facevo e le pensavo prima. La prima volta è stato in Re per una notte, ma lo stesso è accaduto con The Irishman, o in altri film. Liberarsi dai propri limiti, dalle regole che ci si autoimpone riguardo a come le cose debbano essere fatte non è facile, perché obbliga a fare i conti con quello che si è”.
E il nuovo film su Gesù? Per Scorsese è presto per parlarne. Ma se ci sarà “voglio che sia qualcosa di unico, capace di essere stimolante e provocatorio intellettualmente, ma che regali anche dell’intrattenimento”.

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