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La Signora dello Zoo di Varsavia: Una nobile storia vera che ha ispirato il film

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C'era una volta, in Polonia, una coppia che non sopportava che gli ebrei venissero portati nei campi di concentramento.

La Signora dello Zoo di Varsavia: Una nobile storia vera che ha ispirato il film

Jessica Chastain e Daniel Brühl sono i protagonisti de La Signora dello zoo di Varsavia, diretto da Niki Caro. Il film, uscito nel 2017, racconta un gesto generoso come quello compiuto dalla mamma del piccolo Jojo in quel Jojo Rabbit di Taika Waititi che è uscito dagli Oscar 2020 con la statuetta per la migliore sceneggiatura non originale, o quello compiuto da Oskar Schindler in Schindler's List. E proprio come il capolavoro di Spielberg, La Signora dello zoo di Varsavia racconta una storia vera, un fatto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale che ha a che vedere con la salvezza degli ebrei.

La vera storia dietro a La Signora dello zoo di Varsavia: chi era Jan Zabinski



All'epoca dei fatti raccontati da La Signora dello zoo di Varsavia, Jan Zabinski era il direttore dello zoo di Varsavia e il sovrintendente dei parchi della città. La Polonia era stata invasa dall'esercito tedesco e gli ebrei venivano mandati nei campi di concentramento. Jan Zabinski faceva parte della resistenza polacca e, oltre a portare rifornimenti alimentari nel ghetto, rubava armi, fabbricava bombe e avvelenava il cibo dei tedeschi. Ateo convinto, era fiero di non appartenere a nessun partito e giudicava la solidarietà umana un valore fondamentale. In più non si spiegava l'odio dei nazisti nei confronti degli ebrei e non sosteneva affatto la superiorità della razza ariana. Insieme alla moglie Antonina, l'uomo cominciò a nascondere, nelle gabbie vuote degli animali dello zoo, in casa o in tunnel sotterranei, diversi ebrei. Purtroppo nel 1944 fu preso dai nazisti durante la Rivolta di Varsavia e venne imprigionato.

Foto dei veri Antonina e Jan Zabinski

Antonina Zabinski resta sola ma non si scoraggia

Antonina Zabinski era una donna piuttosto emotiva e un po’ debole di nervi. Rimasta sola dopo la cattura del marito, continuò la sua missione insieme al figlio Ryszard. Antonina aveva perso i genitori durante la Rivoluzione Russa e conosceva i drammi della guerra e il valore della vita umana. Per comunicare con gli ebrei cominciò a utilizzare la musica, trasformando un determinato suono in un segnale di via libera e un altro in un invito a rimanere invece nascosti. La donna diede alle varie famiglie i nomi degli animali (i criceti, gli scoiattoli, eccetera), e non fu mai scoperta dai nazisti.

Tutto è bene quel che finisce bene

La storia di Jan e Antonina per fortuna ebbe una lieta conclusione. Jan sopravvisse al campo di prigionia e tornò a casa dalla moglie e dal figlio. Più tardi entrò a far parte dell'Unione Nazionale per la conservazione della natura e scrisse 60 libri di scienze. Delle 300 persone salvate dalla coppia, solamente due morirono durante la guerra. Gli altri sopravvissero, restando nascosti o trovando vie di fuga. Nel 1968 lo stato di Israele annoverò gli Zabinski fra i Giusti tra le nazioni, appellativo (e riconoscimento) dato a tutti coloro che, durante l'Olocausto, avevano lottato per salvare gli ebrei.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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